Ma che c’aspettavamo?
Il Cdm ha approvato ieri il piano Monti per risanare il bilancio del nostro Paese ed è subito polemica
Onestamente, cosa potevamo mai aspettarci? I miracoli non esistono, soprattutto quando si parla di soldi. Monti ha fatto bene ad adottare la strategia del silenzio, circondando di nebbia, come sottolineava il Financial Times, il suo progetto per risanare i conti italiani.
E’ stata una domenica molto lunga, ricca di eventi ma, ancora una volta, l’evento di maggior rilievo è stato constatare la miopia che affligge noi italiani. Forse siamo abituati troppo alle storie di produzione hollywoodiana, dove c’è sempre il finale felice. Non per noi, non questa volta. Dopo più di 10 anni di non governo, di immobilità e noncuranza non ci spetta nessun “… e vissero felici e contenti”.
Quello che trapela da Palazzo Chigi è semplice: dobbiamo pagare, tutti. Questa crisi ha definitivamente demolito quelle povere apparenze che ci permettevano di crogiolarci nell’ignoranza e nel menefreghismo verso qualsiasi cosa che non riguardasse il nostro misero orticello. Coloro che ancora non vogliono buttare giù l’amara pillola, vuol dire che ancora non sono entrati nell’ottica degli eventi. E ce ne sono, a tutti i livelli.
Una cosa che pochi sanno è che mercoledì scorso c’è stato un summit mondiale delle banche centrali, dove si è presa la decisione di concedere all’eurozona un maxi-finanziamento da parte della Fed. Una cosa che ancora in meno sanno è che erano settimane che le banche americane non concedevano prestiti alle banche europee. Il motivo? “A Wall Street l’eurozona veniva ormai descritta come un lazzaretto di appestati” riporta Federico Rampini nel suo blog.
Non solo l’Italia, quindi, ma anche “Deutsche Bank, Bnp Paribas visti come dei potenziali moribondi, possibili candidati a un crac“, sempre per citare il giornalista di Repubblica. L’intero sistema economico europeo in crisi profonda, tutto a causa dei debiti pubblici inflazionati e privi di valore, di cui le banche hanno piene le casseforti. Fanno un bel parlare Francia e Germania, ma a guardare solamente le proprie tasche si fa presto.
Così noi ci troviamo a pagare anche gli interessi di un’Europa debole, frammentata e paralizzata da nazionalismi sterili. Ce ne accorgiamo sempre troppo tardi, sempre quando ormai ci sono solo mali da curare. Ma a cosa serve questo prestito da parte degli americani? A darci tempo. “Il tempo è denaro”, mai detto più giusto in un momento come questo. Abbiamo a disposizione un’altra settimana, al massimo, per fare qualcosa di concreto o il nostro sistema collasserà su se stesso.
In America definiscono così lo stato delle nostre reti finanziarie “Lehman state“. Per chi non lo ricordasse, la Lehman Brothers Holdings Inc. è stata la prima banca statunitense a chiudere i battenti dopo la crisi finanziaria del 2006 ed è stata colei che ha fatto partire l’effetto domino, al quale solo il governo ha potuto porre riparo con il celebre piano “salva banche”, ovvero iniezioni di capitale senza precedenti. Così stanno trattando ora le nostre banche, ma solo perché noi non siamo in grado di fare altrettanto e solo perché il crollo del nostro sistema economico significherebbe il crollo del capitalismo moderno.
Siamo quindi appesi ad un filo, un filo che non durerà a lungo, affatto. In questa ottica, la stretta clamorosa alla quale ci sta sottoponendo Monti ci sembra ancora così ingiustificabile? Lasciamo stare ministri che piangono, sindacati che strepitano, politici che si dichiarano “dubbiosi” o altri che rivendicano il merito di non aver fatto toccare l’Irpef, che si deve fare per farci capire che è arrivato il conto?
Sembra di assistere alla storia della cicala e della formica. E’ arrivato l’inverno, ma noi eravamo troppo distratti dal bunga-bunga per accorgercene. Tra una puntata e l’altra di un reality, tra notizie sugli orsetti di alcuni TG e i modellini di scene del crimine, pensavamo davvero di scamparcela? Ecco la risposta.
Ma noi siamo italiani, quindi non ci diamo mai per vinti. Non a caso la Lega ha detto che questa crisi ha dimostrato indiscutibilmente (?) che “l’Italia è fallita“. La soluzione? Semplice: la secessione. Ma Calderoli, neo eletto presidente del parlamento padano, rassicura: sarà una separazione pacifica, come quella tra Repubblica Ceca e Slovacchia. Ora sì che siamo tutti più tranquilli. Così, al posto di comprendere la portata globale della crisi, c’è chi si preoccupa che il proprio orto non si rovini.
E il nostro Paese è pieno di questi esempi. In Trentino il partito separatista del Sud Tirolo protesta contro le celebrazioni per la Befana della città di Bressanone. “Un’icona fascista, che non appartiene alle nostre tradizioni“, così il presidente del partito, Eva Klotz. Va bene che bisogna tagliare gli sprechi, ma incolpare la povera Befana di fascismo, appare anche fin troppo eccessivo.
Ma la rassegna delle stranezze del nostro Paese non finisce qui. La notizia che la Cassazione ha validato le firme per il referendum sulla legge elettorale passa decisamente in secondo piano, soprattutto se si legge che, la stessa Cassazione, ha respinto il referendum per permettere alla Provincia di Salerno di staccarsi dalla Campania e formare così la Regione “Principato di Salerno”. Un vero peccato.
A proposito mi viene in mente la battuta di Simone Schettino, in un’immaginaria intervista ai napoletani: “Come vede Napoli in Europa? Io spero sempre bene, ma senza Maradona la vedo difficile…”. Ci si può scherzare quanto vogliamo, ma pare che il livello di alcuni italiani sia proprio questo. Non sappiamo se le misure di Monti siano effettivamente le migliori, questo sarà il tempo a dircelo, per ora dobbiamo solo cogliere il messaggio che tutti, senza eccezioni, dobbiamo pagare questa crisi. Ora.
(fonte immagine: Andrea Goroni, http://www.illustratori.it/oneArt/3036/)
