Lotta per le amministrative
Meno di due settimane per le amministrative regionali del 28 marzo.Secondo le lamentele dell’attuale maggioranza sarebbero in definitiva ancora sub sudice. Tutto ha origine da un pasticcio nel mancato rispetto della scadenza per la presentazione delle liste e della documentazione allegata. Esattamente come chi perde il treno magari confidando nella proverbiale mancanza di puntualità dei locomotori in Italia. Casi simili si sono verificati sovente anche nella storia recente delle elezioni nella penisola. Regione Molise, Comune di Messina ad esempio, con la giustizia amministrativa che post ante accoglieva magari il ricorso di qualche lista esclusa, di fatto invalidando l’esito delle elezioni e rendendo necessaria la riconvocazione delle stesse.
Anche per la Provincia di Trento pende un ricorso, tanto per dire, che se accolto chiamerebbe di nuovo a raccolta l’elettorato. Questo per rimanere nell’ambito degli accidenti fisiologici. Ma stavolta il clamore è dovuto all’esclusione nella competizione regionale, per la provincia di Roma, della lista che sulla carta raccoglie la maggioranza relativa dei consensi. Non quindi una lista secondaria per la quale la raccolta delle firme necessarie alla presentazione presenta spesso difficoltà insormontabili. Da qui il pasticcio, di primo acchito imputabile semplicemente ad una insipienza davvero spinta. Con la conseguente ricca fioritura di slogan e battute in rete sulla insidiosità degli spuntini, il cui consumo configge con la rigorosità temporale dei termini da rispettare.
Nemmeno il più brillante Alberto Sordi, così pungente nel tratteggiare quel fondo di cialtroneria che ha fatto la fortuna della commedia all’italiana, avrebbe saputo fare di meglio. Questi sarebbero i normali contorni di una vicenda che andrebbe ad arricchire la casistica dei disguidi e degli autogol. Su questo però si è innestata una furibonda campagna di denigrazione della magistratura (quella amministrativa in questo caso, ma le idiosincrasie del presidente del Consiglio non stanno a sottilizzare….) ed un attacco a testa bassa contro ipotetici complottardi, in questo caso un manipolo di radicali che avrebbe fisicamente impedito l’accesso a chi doveva consegnare la documentazione! Una versione che francamente davvero in pochi possono trovare verosimile senza scivolare nella faziosità più spinta. Radicali in versione militaresca…..
Ma ormai il dado era tratto, e per non ammettere un briciolo di propria responsabilità ed insipienza occorreva proprio paventare trame e complotti a proprio danno. Fino al punto di arrivare ad emanare un “decreto interpretativo” che doveva rattoppare in extremis il pasticcio. Decreto che tra l’altro si è rivelato del tutto ininfluente, poiché la riammissione del listino di Formigoni (l’altro caso che si era clamorosamente accoppiato a quello romano) è stata sancita dal Tar senza alcun ricorso alle nuove interpretazioni, mentre il Tar del Lazio lo ha respinto con la banale motivazione che le leggi elettorali sono di competenza delle singole Regioni, secondo il dettato costituzionale vigente, e non possono di conseguenza essere sovranormate.
Se a questo quadro aggiungiamo la attuale sospensione dei programmi di approfondimento giornalistico in Rai, che lascia perplessi quasi tutti, otteniamo il paradosso che il merito specifico della attuale competizione elettorale (il governo delle Regioni) è davvero eclissato da schermaglie di tutt’altro genere. Chissà se i numeri che usciranno dalle urne riporteranno il dibattito politico nell’alveo che più dovrebbe essergli congeniale.
