Lodo Alfano bis: si o no?
La sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato.
Era il 23 luglio 2008: lLegge n. 124. Una legge che prese il nome di Lodo Alfano. Una legge che prevedeva il “congelamento” dei processi penali a carico del Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, della Camera dei Deputati e del Senato. Una legge emanata partendo dalla considerazione che sarebbe stato disdicevole che una “banale” accusa avrebbe potuto mettere in cattiva luce un’importante personalità politica.
Un’immunità che non si estende in caso di cambio di carica anche nel corso della stessa legislatura.
Lodo giudicato incostituzionale dalla Corte Costituzionale per violazione dell’articolo 138 della Costituzione (l’obbligo di far ricorso ad una legge costituzionale e non ordinaria) e dell’articolo 3 (il principio d’uguaglianza). Decisione presa a maggioranza dei giudici della Corte e con effetto immediato. La conseguenza di tutto questo è stata la riapertura dei due processi a carico del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che aveva accolto con dispiacere il verdetto.
Due anni dopo la storia si ripete. Questa volta però, oltre ad un Lodo Alfano bis, pensato in accordo alla Costituzione, si sta pensando ad uno scudo per tutti i parlamentari. È stato lo stesso Guardasigilli Angelino Alfano a rendere pubblica la notizia. Subito le schiere dei favorevoli e contrari.
“Preferisco evitare gli scontri e quindi opterei per un’immunità rigorosa con alcuni paletti – ha dichiarato Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia alla Camera (Pdl) – un’immunità che marci parellela ad una nuova legge elettorale che non preveda coperture per i reati contestati prima dell’assunzione del mandato parlamentare, che renda giudicabile il soggetto al termine dei suoi incarichi”.
Non sembra essere d’accordo il Pd: “Dopo che il servizievole ministro Alfano ha illustrato un menù sovrabbondante di piatti cucinati su misura per un solo commensale – ha detto Franco Monaco, del ordinamento nazionale del Pd – le riforme e il dialogo su di esse sono sempre più lontani. Non mi risulta che il Pd – conclude – sia disponibile a reintrodurre l’immunità, né se ne è discusso all’interno del partito”. Idea condivisa anche da Dario Franceschini: “Il principio di uguaglianza dei cittadini verso la legge è inviolabile”. E aggiunge che anche Bersani si è dichiarato contrario ad una legge di tale portata.
Dello stesso avviso l’Italia dei Valori, con Antonio Di Pietro col dito puntato contro una legge che trasformerebbe “l’immunità in impunità“.
Sembra invece concordare con quanto asserito dal Pdl, il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura , Nicola Mancino: lodo Alfano bis sì, dunque, ma con paletti!
A dare il colpo di grazia alla sinistra contraria ci ha pensato il procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Torino, Marcello Maddalena, che rilancia l’immunità parlamentare: “Tra i nodi essenziali dell’esercizio della giustizia italiana vi sono la non ragionevole durata del processo e l’anomala permanente conflittualità tra magistratura e politica”. Proprio in virtù del secondo aspetto “appare plausibile l’ipotesi di un ripristino dell’immunità parlamentare prevista dall’originario articolo 68 della Costituzione anche a tutela di magistrati ingiustamente accusati di faziosità politica”.