L’Italia peggiore, cinema e libri
‘La ballata dei precari’, e ‘Precarietà a tempo indeterminato’: racconti del giorno d’oggi.
Nel caldo torrido di questo luglio romano alle volte capita di imbattersi in eventi culturali degni di nota. È il caso della presentazione de ‘La ballata dei precari’ e di ‘Precarietà a tempo indeterminato’, rispettivamente film di Silvia Lombardo e libro di Ferdinando Morabito. L’evento si è tenuto mercoledì sera 6 luglio, al ‘360° Sud’, locale equo&solidale del Gianicolense.
Silvia Lombardo ha trentatré anni e una brillante carriera da precaria alle spalle. Oggi fa la regista, e il suo primo lavoro è un divertente film autoprodotto, ‘La ballata dei precari’ appunto, che racconta il dramma di quella che recentemente è stata definita dal Ministro Brunetta “l’Italia peggiore”.
Ferdinando Morabito ha trent’anni e, anche lui, ha una brillante carriera da precario alle spalle. Carriera che ha deciso di svoltare con la scrittura: la sua opera prima si chiama ‘Precarietà a tempo indeterminato’, edito da Sensoinverso Edizioni, e racconta, anche in questo caso, la precarietà di una quindicina di ragazzi che vivono a Roma.
Il film di Lombardo, che uscirà ad ottobre 2011, è un film indipendente in sei episodi (‘StRagisti’, ‘Masterizzati’, ‘Opera-i’, ‘Ninna nanna ninna NO’, ‘l’ammortizzatore’ e ‘2050′), presentati, come dice la stessa regista, “in chiave grottesca, seguendo l’esempio di Monicelli e altri grandi della commedia italiana che raccontavano drammi dell’Italia a loro contemporanea in chiave comica”. All’inzio il film, nelle intenzioni di Lombardo&co, doveva essere “un cortometraggio, ma poi se ne sono fatti altri cinque e ne è uscito un film”.
Gli attori sono ai più sconosciuti, in perfetta linea con l’intenzione di raccontare le storie di tutti, gente anonima agli occhi delle istituzioni. Unica eccezione è Geppi Cucciari, la comica di Zelig, che ha chiesto di poter partecipare al film: ha indossato le vesti della ginecologa ideatrice dell’apparecchio per ‘rinviare la gravidanza’ in base ai propri impegni lavorativi, e lo ha fatto completamente gratis. Un gesto che sarebbe bello fosse imitato anche da altri artisti.
Il libro di Morabito racconta la storia di un gruppo di ragazzi che vivono a Roma. La loro precarietà emerge più che altro nelle relazioni sentimentali, nelle scelte di vita (università, lavoro, sport). Per quanto i protagonisti siano ben variegati tra di loro, la loro precarietà in ambito lavorativo è poco percepibile. È come se fosse solo uno sfondo, vagamente tratteggiato, di una precarietà ben più profonda: quella sentimentale, di relazioni umane, di rapporti traditi e fiducia, verso tutto e tutti, completamente svanita. Nel corso del libro tutti i personaggi tentano una trasformazione, positiva o negativa che sia: solo uno, Peter, alla fine torna ad essere quello che era all’inizio, e cioè un ragazzo con problemi di alcol.
C’è un senso di sconfitta che pervade il romanzo: nessuno dei personaggi ne esce vincitore, nemmeno Greta che, tra tutti, è quella che si trasforma maggiormente (da pudica ragazza acqua e sapone diventa una spregiudicata femme fatale da calendario, portando alla pazzia lo spasimante numero uno: il suo superiore del call center, che lei seduce e abbandona senza spiegazioni), riesce a dare un’immagine finale di sé che possa soddisfare il lettore.
E allora la precarietà cos’è? È la condizione a cui siamo costretti in ogni aspetto della nostra vita e da cui, per non essere infettati in modo irreversibile, si deve reagire, magari scrivendo un libro o girando un film. Opere come quelle di Lombardo e Morabito sono importanti perché sono simbolo di quella speranza di cui le generazioni di oggi sembrano esser state private dopo i ‘favolosi anni ‘80′. Dalle loro esperienze comuni di precari sono riusciti a tirare fuori storie tanto comuni quanto esemplificative di una condizione che non è davvero più sostenibile.
Per saperne di più:
http://www.edizionisensoinverso.it/catalogo_acquafragile_precariet%E0.htm
http://www.laballatadeiprecari.com/


