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L’Italia e i veleni del junk food

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Quando addentiamo un hamburger è come se mangiassimo un pezzo di globalizzazione. Una globalizzazione che sta arrivando anche in Italia con i suoi pregi, ma, purtroppo, anche con i suoi difetti.

Dieta, dal greco, significa “stile di vita”, ed è proprio su quello che vanno a incidere le nostre scelte alimentari.

L’Italia è sempre stato un paese dove il cibo è un culto, una tradizione che è fiorita negli anni, e ancora oggi molte tipologie classiche di alimenti celebri in tutto il mondo – la pasta, la pizza e altri prodotti tipici della famosissima dieta mediterranea – hanno il marchio di garanzia del nostro Paese. Oggi questa cultura del buon cibo  e della sana alimentazione rischia di essere soppiantata dal rapido avanzare dei fast food, apparsi per la prima volta in Italia a partire dagli anni Novanta.

La storia dei fast food cominciò in California, nel 1940, quando i fratelli Dick e Mac Mc Donald, già proprietari di un chiosco di hot dog, aprirono una tavola calda. Tredici anni dopo, visto il successo del primo ristorante, i due fratelli concessero in franchising il loro marchio e aprirono un secondo ristorante, sempre chiamato Mc Donald’s, a  Phoenix, in Arizona. La diffusione di massa di cheeseburger  e patatine, abbinate alla bibita planetaria per eccellenza, la Coca Cola, arriverà solo dopo l’ingresso in ditta di Ray Krock, a quei tempi un semplice fornitore di frullatori, che determinerà il vero e proprio successo del “cibo veloce” fondando McDonald’s Corporation. Nel 1967 fu aperto il primo ristorante fuori dai confini degli Stati Uniti, in Canada, a Richmond.  Il primo fast food in Europa è datato 1971 ed è stato aperto in Olanda, a Zaandam, città vicina alla capitale Amsterdam.

Comincerà così la marcia degli hamburger nei centri e nelle periferie delle grandi città, nelle stazioni, negli aeroporti, negli autogrill  delle autostrade, nei cinema e sui traghetti di ultima generazione: un’espansione continua che non troverà più arresto.

Qual è il segreto di tanto successo? La certezza che sotto quel marchio i prodotti avranno tutti lo stesso sapore.

Se il costo elevato la escludeva dal fast food dell’antichità, oggi la carne è il cardine del mangiare veloce ed economico di tutto il mondo.

La globalizzazione rischia di uniformarci. Le abitudini alimentari, per fortuna, sembrano essere uno dei maggiori baluardi delle diversità, ma fino a un certo punto.

La dieta mediterranea, tradizione nata in casa nostra,  prevede un maggior consumo di prodotti vegetali, basandosi su tre piante: l’ulivo, la vite e il frumento, da cui derivano l’olio, il vino, il pane e la pasta.

Ancel Keys, medico statunitense, è considerato il “padre” della dieta mediterranea ed  è anche autore del libro “Cucina Mediterranea”, dove elogia e consiglia molto questo tipo di alimentazione.

Una famiglia italiana, in media, spende circa duecento euro a settimana. La sua alimentazione comprende: pasta, carne, pane, un po’ di pesce e molta frutta e verdura. Tutti gli alimenti tipici della dieta mediterranea,  certamente equilibrati e capaci di trasformare la tavola in un tripudio di colori.

Il problema insorge quando questi alimenti vengono consumati in quantità eccessive. O quando si aggiungono, fuori pasto, prodotti preconfezionati come merendine e bibite gassate che portano a superare il reale fabbisogno calorico. Il rischio è quello di sviluppare l’obesità e le patologie correlate ad essa.

La vita sedentaria e gli ambienti troppo riscaldati favoriscono l’accumulo di grassi. Se nelle nostre case facesse più freddo, il nostro processo di termoregolazione brucerebbe almeno il dieci per cento di calorie in più.

Il problema dell’occidente è quello di vivere in un costante paradosso: ci nutriamo di cibi energetici, quando conduciamo una vita con limitati dispendi di energia. E per beneficiare di più tempo e comodità, mangiamo prodotti già confezionati, inscatolati, arricchiti di conservanti  e coloranti, impoveriti  dai vari processi di conservazione. Un pasto completo consumato in un fast food fornisce all’ organismo una quantità di calorie che superano già di molto il fabbisogno giornaliero, ma poche ore dopo dopo aver mangiato la fame potrebbe tornare. Perché? La risposta è nella bassa qualità della carne e degli altri prodotti, non a caso gli hamburger, le patatine e gli altri cibi veloci sono oggi chiamati da tutti “junk food”, il cibo spazzatura, una definizione che è tutta un programma.

I cibi più sani, ormai, si trovano proprio sulle tavole dei paesi meno ricchi ed è questa la contraddizione più evidente e triste della nostra epoca.

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