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L’imbarazzante “eurocasta italiana”

Un documento disarmante sui malcostumi e le gaffes dei nostri europarlamentari. Il libro-inchiesta “L’eurocasta italiana” (Piemme, 2009), di Alessandro Caprettini, inviato del quotidiano Il Giornale, racconta uno spaccato imbarazzante e deprimente di quelli che sono i modi e i costumi di gran parte dei nostri parlamentari europei, con le loro cialtronerie, i loro infimi sotterfugi e le loro patetiche gaffes.

Una fotografia disarmante che ritrae politici bolliti, soubrettes nullafacenti e personaggi di indiscutibile ambiguità alle prese con un sistema, quello dell’Unione europea, che ci taglia fuori, ormai da anni, dalle principali cariche decisionali: “Da trent’anni non si ottiene più la presidenza, ma nemmeno si parla di un italiano come possibile candidato, se si esclude l’ipotesi che riguardava l’ex sindaco di Bologna Renzo Imbeni”.

Rappresentanti indegni di un’Italia che in passato ha avuto, eccome, un ruolo importante per la storia dell’Europa unita, a partire dal 1951, con il trattato di Parigi, con il quale fu istituita ufficialmente la CECA; o ancora con la fondamentale Conferenza di Messina, nel giugno del 1955; per non parlare dei decisivi trattati di Roma, firmati nel marzo del 1957, che sancirono, una volta per tutte, la nascita della Comunità economica europea.

Caprettini, che ha lavorato a lungo in Europa come inviato, presenta una sorta di resoconto di ciò che ha potuto vedere, ma anche intuire e scoprire, durante il periodo che va dal 2002 al 2008, quando ogni lunedì, per tre settimane al mese, si imbarcava alla volta di Bruxelles e Strasburgo per andare letteralmente a “ficcare il naso” nei palazzi dell’Unione, camminando chilometri nei meandri di Parlamento, Consiglio e commissione. Quel che ne vien fuori è una denuncia attenta, corredata da numeri e statistiche, nomi e cognomi, peccati e peccatori, che, almeno in parte, sembra non risparmiare proprio nessuno. Cercando di ridurre al silenzio una faziosità che solo in minima parte fuoriesce durante la lettura, il giornalista ci racconta di “creste” su biglietti aerei, alla faccia dei contribuenti, di stipendi fra i più onerosi d’Europa, ma anche dell’ormai celebre “sindrome Malfatti” che coglie molti dei europarlamentari italiani e che consiste in “un combinato disposto tra il desiderio inarrestabile di chi è spedito anche ai vertici dell’Ue di far ritorno a casa, di defilarsi dalle scelte europee, di tornare al calduccio della nostra politica e la crescita della diffidenza nei confronti degli italiani, che vengono relegati inesorabilmente su poltrone di second’ordine”.

L’eurocasta italiana” è un libro per conoscere, per non continuare ad ignorare e non essere complici inconsapevoli di atteggiamenti e malcostumi dei nostri rappresentanti in Europa. Atteggiamenti e malcostumi che ci riguardano più di quanto ognuno di noi possa pensare, perché, come dice giustamente Caprettini, “se l’Europa non ci capisce, l’Europa condanna, l’Europa non ci ascolta, se l’Italia fatica a incidere là dove si decide il suo futuro, non c’è che una spiegazione: è colpa nostra”.

Alessandro Caprettini ha lavorato a «Il Mondo», «Panorama», «La Nazione», «Il Giorno». Oggi è inviato de «Il Giornale» a Bruxelles per le questioni europee.

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