Libertà di rete in pericolo
Allarme per l’approvazione del Decreto Romani , blogger sul piede di guerra.
“I servizi prestati nell’esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse, nonché ogni forma di corrispondenza privata, come i messaggi di posta elettronica inviati a un numero limitato di destinatari. Non rientrano altresì nella definizione di “servizio di media audiovisivo” i servizi la cui finalità principale non è la fornitura di programmi, vale a dire i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale, quali, a titolo esemplificativo, i siti Internet che contengono elementi audiovisivi puramente accessori”.
In sintesi sono questi i passi più importanti del decreto che porta il nome dell’ suo ideatore ossia Romani, recentemente licenziato dalla Commissione Lavori Pubblici del senato. Il decreto legge rappresenta una vera e propria “guerra” alla libera informazione della rete, che il decreto vuole far diventare un’ unica grande piattaforma televisiva sotto il controllo di un unico proprietario che può benissimo a suo discapito reprimere come in Tv le libere forme di dissenso. Il decreto legge è stato fatto inizialmente per dare attuazione in Italia alla Direttiva Ue 2007/CE sulle discipline radiotelevisive basata sul principio che “Un attività televisiva resta tale e deve essere soggetta alla medesima disciplina e prescindere dalla piattaforma e tecnologia utilizzate”.
La normativa generale però nasconde con un grosso tranello: all’articolo 4, sopra elencato, si equipara alla medesima disciplina suddetta della normativa europea i “servizi anche veicolati mediante siti internet che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore e non nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale”. L’ equiparazione dei servizi in rete alla disciplina televisiva comporterà la perdita di libertà dell’informazione via internet che dovrà uniformarsi a una precisa linea editoriale dettata da un proprietario preciso.
Chi non ha almeno una volta, per trovare informazioni libere, letto e riletto uno dei tanti blog informativi disseminati nella rete. Grazie alla lettura di questi blog ognuno è libero di farsi una precisa idea delle notizie e tramite i vari forum esprimere consenso o dissenso. Alcuni blog sono diventati addirittura degli strumenti più autorevoli di molti siti ufficiali come ad esempio il Blog di Beppe Grillo e quello di Gigi D’Agostino. Chi non ha almeno una volta visto un video su Youtoube o magari ha espresso il suo personale parere negli appositi spazi che compaiono sotto il video. Ora questa libertà sembra in serio pericolo poiché con questo nuovo decreto tutti i video andranno prima visionati e poi messi in rete a discapito di terzi.
Insomma la restrizione della libertà di rete rappresenta un serio pericolo per la vita democratica del paese e ci equipara anche se in modo molto diverso alla Cina, dove recentemente è stato oscurato il motore di ricerca Google provocando la reazione degli Stati Uniti, e della Birmania e della Corea del Nord anch’ egli governate da sistemi dittatoriali. Da più parti autorevoli uomini politici si stanno mobilitando contro queste leggi che imbavagliano l’informazione. Negli Stati Uniti la senatrice democratica Hilary Clinton si è espressa per una rete libera che deve essere, oltre che fonte primaria di democrazia, fonte di crescita e di cultura e sulla quale vanno rafforzati e migliorati gli investimenti.
Anche in Italia qualcuno si stà muovendo ed importante è il lavoro che stà facendo la candidata alla regione Lazio per l’IDV Luisa Capelli, direttrice della Meltemi editori che è stata una delle organizzatrici della manifestazione tenutasi sabato 20 febbraio davanti all’ambasciata americana a Roma per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana e non sul pericolo che corre la democrazia in Italia. Iniziative del genere si stanno moltiplicando e la situazione è in continuo aggiornamento.
