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L’Eliseo traballa

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Il risultato al primo turno delle elezioni regionali francesi scuote il partito conservatore.La canzone di Simone Cristicchi del festival di Sanremo recitava un verso quanto mai adatto a spiegare la situazione dell’attuale presidente Francese. Il primo “round” delle elezioni regionali Francesi ,avvenuto il 14 marzo scorso, è stato un vero colpo destabilizzante per il Presidente, che, in questi anni di carica, ha visto la sua popolarità decrescere tanto da far traballare la sua poltrona. Infatti con straordinaria sorpresa il Partito Socialista (PS) rimasto in coda negli ultimi due anni, ha conosciuto una rimonta tale da portarlo in testa con il 29,5% rispetto all’UMP, il partito conservatore di Sarcozy, che ha ottenuto il 27% dei voti.

Complice un astensionismo da record, (circa il 53,65% degli elettori francesi non si è recato alla cabina di voto), possono vantare un buon risultato anche il Fronte Nazionale di Jean-Marie e la lista verde di Europe Ecologie. Le roccaforti dell’UMP, tuttavia, restano l’Alsazia e la Corsica, ma ciò non basta per tener testa alla rimonta delle sinistre che godono dell’appoggio dei “Les Verds” .
Il partito comunista francese ha ottenuto il 6% mentre deludente è stato il risultato dei MoDem di Bayrou che porta a casa solo il 4% dei voti. Resta però il fatto che in nessuna delle 26 regioni (22 appartenenti alla Francia metropolitana e 4 d’oltremare) si è ottenuta la maggioranza assoluta.

Secondo il sistema elettorale francese, maggioritario plurinominale, in tutte le regioni che passano al secondo turno il risultato del primo viene annullato e funge esclusivamente da sbarramento per le liste inqualificatesi, che potrebbero però essere incluse in quelle che si sono già qualificate.
Al secondo turno per vincere serve la maggioranza relativa ed ai vincitori vengono assegnati in blocco un quarto dei seggi (solo in Corsica un sesto), e i restanti tre quarti vengono suddivisi proporzionalmente fra tutte le liste che abbiano ottenuto almeno il 5% dei voti.

Il PS sta tentando un nuovo assestamento cercando di raccogliere più consensi possibili avvicinandosi al PCF (partito comunista) in quattro regioni ma tenendosi ancora lontano dalla sinistra estrema del PG, mentre i rapporti con il Partito Radicale di Sinistra sembrano essere più stretti in tutte le regioni.
Chissà se ai partiti d’opposizione riusciranno nell’impresa ardua come già fecero nel 2004 conquistando 20 regioni di cui 12 di stampo conservatore per antonomasia.

C’è da ricordare però che le regioni francesi godono di una scarsissima autonomia, sono prive di statuto, di potere legislativo e di potere di imposizione fiscale. Il governo centrale stanzia per le regioni delle quote che provengono dall’ammontare dei pagamenti delle tasse statali.

Dagli esiti delle ultime elezioni europee si è potuto evincere come nel Vecchio Continente la destra raccolga consensi in molti paesi, ed ora la Francia cerca l’inversione di tendenza.
Noi italiani, d’altro canto, saremo a breve chiamati alle urne e in questo momento che, senza dubbio si può definire denso di tensioni politiche,  il nostro voto è ancor più significativo e l’astensione è quanto mai da evitare.

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