Le voci dall’inferno
Morti e torture in Siria: ecco come Assad opprime il proprio popolo
5.000 civili uccisi e tra questi, 400 bambini. Questi i numeri della repressione da parte del governo siriano, dal 15 marzo 2011 allo scorso dicembre, secondo un rapporto Onu. Cifre agghiaccianti che, però, non sono bastate alla diplomazia internazionale per trovare un accordo e condannare il regime del presidente Assad.
In tutto il Paese continuano i bombardamenti, ma la più colpita dagli attacchi delle forze di sicurezza di Assad resta la città di Homs. Secondo gli attivisti, è lì che si sarebbe scatenato l’assalto dall’esercito siriano per ristabilire la “sicurezza” nel Paese, sparando sulla folla e attaccando a colpi di mortaio interi quartieri.
Come prova di queste violenze l’ambasciatore Usa in Siria Robert Ford, pochi giorni dopo aver chiuso l’ambasciata a Damasco, ha postato su Facebook delle immagini satellitari che testimoniano gli attacchi del governo sui quartieri residenziali di Homs. Nelle immagini, che risalgono al 6 febbraio scorso, vengono inquadrate ed etichettate alcune zone della città per mettere in evidenza edifici in fiamme, fumo, crateri da impatto, veicoli militari e veicoli corazzati.
“E’ strano che qualcuno possa equiparare le azioni dell’esercito siriano e dei gruppi armati d’opposizione, perché il governo orienta costantemente i suoi attacchi su aree civili e sta usando le sue armi più pesanti” ha scritto Ford in una nota, commentando le immagini in aperta polemica con la diplomazia russa, che solo qualche giorno prima aveva definito la risoluzione dell’Onu “sproporzionata nell’accusare il governo siriano“.
Denunce e testimonianze dirette delle violenze sui civili arrivano anche da Medici Senza Frontiere, che ha raccolto le dichiarazioni dei pazienti e dei medici provenienti da tutta la Siria riusciti a fuggire dalle città colpite. Secondo quanto riportato attraverso un comunicato stampa sul sito di Msf, la maggior parte dei feriti non si presenta negli ospedali pubblici per paura di essere arrestata o torturata. Si preferiscono allora strutture mediche clandestine, molto spesso improvvisate in appartamenti e fattorie, dove le cure vengono fornite rapidamente perché, sia i medici che i pazienti, devono spostarsi in fretta per evitare di essere trovati.
“Attualmente in Siria i feriti e i medici sono perseguitati e rischiano di essere arrestati e torturati dalle forze di sicurezza” ha dichiarato il presidente di MSF, Marie-Pierre Allié, che ha poi aggiunto: “Gli ospedali devono essere luoghi protetti, dove i pazienti vengono curati senza discriminazioni, al riparo da abusi e torture e dove i medici non rischino la vita per aver scelto di seguire l’etica deontologica della loro professione”.
Per il momento Medici Senza Frontiere opera in Giordania, nell’ospedale chirurgico di Amman, perché non ha ancora ottenuto dal governo siriano le autorizzazioni ufficiali per entrare in Siria. Per questo, quindi, la possibilità di fornire soccorso diretto ai civili è limitata. Tuttavia, Msf cerca di supportare le reti di medici all’interno del Paese, fornendo loro medicine, materiale sanitario, kit chirurgici e per trasfusioni.
Intanto, la Lega Araba domenica si è appellata nuovamente all’Onu, chiedendo di emettere una risoluzione che evidenzi l’unione tra le Nazioni Unite e le forze di pace arabe e che offra all’opposizione siriana forme di “sostegno politico e materiale”. Un appello che, però, non chiarisce se l’unione tra le due forze di pace comporti anche un intervento delle truppe armate.

