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Le squadre azzurre non brillano più

Lo sport di squadra è decisamente in crisi. Gli ultimi avvenimenti sportivi dove hanno gareggiato le nostre nazionali, infatti, non sono stati certo positivi, per prestazioni e risultati: il basket italiano per  la prima volta è fuori dalla fase finale degli Europei, la pallavolo maschile si è dovuta accontentare di un decimo posto nella rassegna continentale in Turchia.
La pallanuoto femminile e maschile sono state entrambe molto deludenti nel mondiale giocato in casa, il baseball azzurro, nazione ospitante del mondiale, è andato  fuori al primo turno e infine i ragazzi del tennis per l’ennesima volta sono stati sconfitti negli spareggi per tornare nel gruppo A di coppa Davis.

Risultati che non giovano affatto all’immagine di una nazione sportiva che, invece, negli sport di squadra aveva sempre avuto un ruolino di marcia molto buono. Basta pensare al recente passato per ricordare tanti successi. Alle ultime Olimpiadi, tanto per dirne una, la pallanuoto femminile ha vinto l’oro, il basket e la pallavolo maschile l’argento. Qual è quindi il motivo di questa crisi? Che sia finito un ciclo? Anche Gianni Petrucci, numero uno del CONI, ha di recente parlato di questa tendenza negativa: “Non c’è crisi ma è vero che i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il problema è quello della eccessiva ricerca di talenti stranieri, e la sottovalutazione dei nostri giovani, anche se le leghe continuano a dire che non è così. Se i risultati non vengono, comunque, qualche problema ci sarà”.

La questione della ricerca continua di stranieri è un processo che ha radici lontane: lo sport visto come business ha fatto sì che quello di squadra abbia perso la sua funzione principale: quella ludica. E’ diventata un’industria orientata al solo profitto e così facendo ha deciso di puntare sempre più nell’inserimento di giocatori stranieri già arrivati a maturazione e per questo già famosi, nomi in grado di dare prestigio immediato ad una società. Gioco forza non si investe più sui nostri ragazzi, sui nostri giovani, sui vivai. Si sta perdendo la cultura sportiva di un tempo e non si favorisce la crescita delle nostre squadre.

Lo sport italiano non investe più nelle scuole, non produce talenti, e quelli che ci sono – tecnici compresi – scappano all’estero. Solo per fare qualche esempio: Fabio Capello ha ridato lustro alla nazionale calcistica inglese, negli ultimi anni in grande crisi; i nostri migliori giocatori di pallacanestro -  Andrea Bargnani, Marco Belinelli e Danilo Gallinari, tutti giovanissimi – giocano negli Stati Uniti; Flavia Pennetta per diventare una giocatrice di tennis è andata a farsi allenare in Spagna; Ettore Messina raccoglie all’estero  milioni e successi con la Cska Mosca del basket.

Non ci sono i soldi e quei pochi disponibili sono bloccati ai vertici del sistema. Non esistono investimenti nel settore e non si spende per la costruzione di nuovi impianti e strutture. E’, inoltre, debole l’anello di mezzo: reclutatori, istruttori, allenatori, maestri di sport. Dove sono finiti? Purtroppo, nello sport come in altri settori della società, siamo un paese che dà poco spazio ai giovani, che non crede nelle nuove generazioni.

Foto: http://www.sport.it

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Commenti (3)

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