Lasciate che i fanciulli
Dalla Chiesa lettere nelle quali si chiede perdono per i casi di pedofilia all’interno dell’istituzione ; ma basteranno le scuse questa volta?
La bomba è esplosa. Di nuovo. Una bomba ad orologeria chiamata pedofilia nella Chiesa Cattolica. L’ennesima detonazione, assordante, travolgente. In Germania, dove sfiora anche Georg Ratzinger, fratello dell’attuale pontefice, accusato, però, ‘solamente’, di aver preso a schiaffi quei ‘passerotti’ del coro di Ratisbona da lui diretto anni fa, ogni volta che i gorgheggi di questi passerotti suonavano stonati – ma di suoi ‘colleghi’ pedofili? Non si era mai accorto di niente, a quanto pare.
In Irlanda – di nuovo, suolo ‘eletto’ degli abusi sessuali sui minori ad opera di sacerdoti cattolici, un orrore che più volte si è provato a sviscerare, a portare fuori, alla luce di un sole lattiginoso, sottraendolo alla penombra non più consolatoria ma inquietante e densa di paura delle chiese, degli oratori, di quei luoghi, insomma, da sempre deputati ideali per l’educazione, la protezione, la crescita dei fanciulli.
E poi in Olanda, Belgio. In mezza Europa, dopo i casi emersi sul suolo americano (dalla civilissima America del Nord, alle dimenticate zone del Sud).
Ed invece, gli orchi si nascondono anche lì, all’interno di un’istituzione – punto di riferimento cardine per milioni di persone in tutto il mondo; orchi che impongono alle loro giovani vittime il “voto del silenzio”, che cercano di ‘porre rimedio’ a quello che può essere definito come il crimine più orrendo, versando ingenti somme di denaro, come in una sorta di simonia post-modernista, al passo con i tempi.
E’ comunque vero, sacrosanto e lecito ricordare che quel mostro orrendo chiamato pedofilia si annida anche in altri ambiti della società (come ha sottolineato la stessa cancelliera tedesca Angela Merkel), ma altrettanto non si può negare che, quando la bestia mostra i denti tra le navate di una chiesa, nelle sacrestie, nei campi scuola con una frequenza che assomiglia ad una pandemia, risulti decisamente destabilizzante.
Destabilizzante per quei motivi elencati sopra, per il ruolo che da sempre la Chiesa ha ricoperto. Ed i fedeli si allontanano sempre di più, sconcertati, preoccupati, traditi nella fiducia. E’ lo stesso Pontefice a scrivere una lettera di ‘scuse’ al mondo che ha assistito all’ennesima, catastrofica riapertura di questo vaso di Pandora.
Ma questa volta non si tratta certo di una questione di fede in Dio, o di una questione squisitamente teologica; si tratta di esseri umani, di giovanissimi esseri umani, di creature che si affacciano alla vita e che subiscono violenze indelebili da parte di coloro che dovrebbero contribuire alla loro formazione umana, allo sviluppo di quell’essenza, quell’unità dell’essere tanto cara ai fondatori (in larga maggioranza appartenenti al clero) della pedagogia di casa nostra.
Ci si chiede, in tutta onestà, se basterà una lettera (anche se scritta dalla massima carica ecclesiastica) nella quale si chiede perdono per questi atti ignobili non solo ai fedeli, ma anche a coloro i quali sono totalmente al di fuori della fede e delle dinamiche della Chiesa. Forse. Ma quello che è certo è che le parole, per quanto oneste e sentite possano essere, non bastano più, perché i fatti accaduti sono troppo gravi per poter arrivare ad una specie di ‘conciliazione’.
Forse è tempo, per una Chiesa che appare smarrita al suo interno, di cambiare seriamente e di non voler più nascondere né nascondersi, ed è tempo per la Chiesa tutta di affrontare la mostruosità della pedofilia senza ipocrisie, con quell’onestà ed umiltà che viene da sempre richiesta ai fedeli, altrimenti sarà solo l’ennesima dispersione di parole.
