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L’aquila un anno dopo

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Era il 6 aprile di un anno fa, una notte come tante altre all’Aquila e nella valle dell’Aterno. La gente era andata a dormire pensando agli impegni del giorno dopo, gli studenti pensando agli esami ormai imminenti e i contadini alla loro giornata di lavoro nei campi. Le continue piccole scosse sismiche che ormai accompagnavano le giornate non preoccupavano più di tanto anche se molti, quasi come un presagio, già per sicurezza dormivano fuori o nelle auto.

Alle 3.32 un devastante boato accompagnato da una scossa sismica di magnitudo 5.8 Richter squarcia la città e i paesi limitrofi. Il sisma cambierà per sempre la città, molte persone rimangono sepolte sotto le macerie dei palazzi crollati come castelli di carte perché costruiti senza criteri antisismici, crolla una parte della casa dello studente e rimangono intrappolati otto poveri ragazzi, molte chiese e opere d’arte crollano o vengono danneggiate quasi irreparabilmente.

Alla fine si conteranno 308 morti, un bilancio drammatico che forse poteva essere ancora più grave se i soccorsi non si fossero mostrati subito tempestvi. Un anno è passato da quei giorni che nessuno dimenticherà ma le ferita nel capoluogo abruzzese e nei paesi vicini è ancora fresca e nonostante gli sforzi fatti dal governo e dalla generosità degli italiani non smette di sanguinare. Quanto il ricordo fosse ancora vivo nelle menti di ogni aquilano è facilmente percepibile dalla grande partecipazione alla fiaccolata promossa per ricordare le vittime.

Erano circa 25.000 partiti da quattro distinti punti della città che hanno raggiunto con le loro fiaccole e molti con le gigantografie di parenti e amici scomparsi la centrale piazza Duomo dove sono stati letti i nomi delle 308 vittime e dove alle 3.32 la campana della Chiesa delle Anime sante con la sua cupola puntellata, simbolo di questa tragedia ha rintoccato la sua campana per 308 volte.  E’ stato questo forse il momento più toccante di tutte le cerimonie, ufficiali e non svoltesi a cavallo tra il 5 e il 6 aprile.

Oltre al ricordo ancora vivo, però ad un anno di distanza dall’ “inferno”, nonostante gli infiniti problemi di ogni genere, la popolazione aquilana ha una grande voglia di ricominciare e di risolvere le preoccupazioni più impellenti. Le tendopoli sono state fortunatamente chiuse prima dell’inverno e molti degli sfollati hanno trovato posto nei nuovi moduli abitativi costruiti a tempo di record oppure nelle casette di legno donate con una grande gara di solidarietà dalle più svariate parti d’Italia. L’ Università, duramente colpita dal sisma per perdita di vite umane e distruzione delle varie sedi stà cercando faticosamente di ripartire con le lezioni e con gli esami.

Nonostante tutto però restano ancora situazioni complicate da risolvere come i molti abitanti ancora dislocati sugli alberghi della costa e soprattutto la situazione del centro storico. Quest’ ultima è la situazione che più preoccupa gli aquilani: la zona monumentale ad un anno dal sisma ancora è chiusa al pubblico e le macerie ancora non sono state rimosse. La popolazione chiede interventi urgenti ed immediati per mettere in sicurezza le strutture affinché il centro, che rappresenta la memoria storica e culturale della città torni a vivere. Per confrontarsi con i cittadini l’amministrazione cittadina ha indetto per il 5 aprile un consiglio comunale aperto a tutti nella piazza Duomo dove il sindaco Massimo Cialente ha esortato gli aquilani a tenere duro e a non abbattersi perché gli interventi sono molto lunghi e difficili ma fra alcuni anni la città sarà ricostruita.

Qualche fischio alla lettura del messaggio del presidente del Consiglio Berlusconi, reo secondo molti di aver fatto campagna elettorale sulla disgrazia e di raccontare una realtà delle cose non vera. Il centro storico stà rischiando di morire e la paura grossa è il trasferimento definitivo di tutte le attività commerciali e culturali nelle “new town” di dubbio valore architettonico che sono sorte nella periferia della città. C’è ancora tanto da fare, le attività industriali e agricole stentano a ripartire e i luoghi per la socialità, mancando il centro storico, scarseggiano e molti giovani studenti pur funzionando l’ università  hanno preferito iscriversi ad altri atenei.

E’ proprio dai giovani che la città e la provincia devono ripartire, la loro iniziativa e la loro voglia di fare  può dare inizio ad una ripresa difficile e lenta ma visto il carattere degli aquilani possibile. Il miglior modo per onorare e ricordare il sacrificio di tanti poveri innocenti anch’ essi con tanti sogni ed entusiasmo ma inghiottiti da una natura maligna ed imprevedibile.

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