La voce scomoda dell’Iran
È stato liberato finalmente Jafar Pahani.All’inizio di marzo i servizi di sicurezza iraniani arrestavano il noto regista Jafar Panahi, la sua famiglia e gli ospiti presenti nella sua casa di Teheran. Il motivo dell’arresto? Alcune riprese non autorizzate per le strade di Teheran. Queste immagini sarebbero state inserite dal regista nel suo film-documentario sulle proteste antigovernative verificatesi dopo le contestate elezioni presidenziali.
Il regista, con i suoi film denuncia sull’Iran, si è sempre presentato come voce scomoda e critica al governo di Ahmadinejad. Con “Il Cerchio”, film sulle vicende di otto donne iraniane, vinse il Leone d’Oro al Festival di Venezia nel 2000; con il film “Offside“, in cui raccontava i travestimenti da uomini di alcune ragazze iraniane per riuscire a vedere una partita della nazionale, ricevette nel 2006 l’Orso d’argento al Festival di Berlino.
Per questo suo approccio critico già Il 30 luglio del 2009 Panahi, sua moglie Mahnaz Mohammadi e sua figlia erano stati arrestati. In quell’occasione la colpa consisteva nell’aver partecipato alla commemorazione di Neda Aga Soltan, la giovane che perse la vita durante la manifestazione di protesta dell’Onda Verde e che divenne baluardo del dissenso della popolazione alla violenza del regime. Furono liberati dopo poche ore ma fu vietato al regista di allontanarsi dal paese e, di conseguenza, di poter partecipare in ottobre 2009 al Festival del Cinema di Mumbai e al Berlin film Festival nel febbraio 2010.
Nel maggio di quest’ anno avrebbe dovuto presenziare al Festival di Cannes in qualità di giurato ma era in prigione. Proprio in concomitanza con lo svolgersi del più prestigioso e importante festival del cinema, Pahani aveva iniziato uno sciopero della fame per difendere la propria libertà: questo gesto ha ricevuto la solidarietà di tutti i colleghi e cineasti, in particolare quella del connazionale Abbas Kiarostami (che presentava a Cannes il suo ultimo lavoro) e dell’attrice Juliette Binoche.
Il 24 maggio il regista è stato liberato su cauzione; il procuratore generale di Teheran Jafari Dolatabadi ha dichiarato in merito alla vicenda: “Dopo l’incontro di giovedì scorso nel carcere di Evine la sua domanda di scarcerazione prima del processo è stata esaminata e accettata. Le pratiche giudiziarie e amministrative sono in corso”.
Nel 2004 Pahami raccontava ai giornalisti: “C‘è un prezzo da pagare in Iran per lavorare in modo indipendente dal governo e questo prezzo è non vedere i propri film nelle sale del proprio paese”.
In Iran è stato incarcerato un regista per avere ripreso scene senza autorizzazione del governo; in Italia un Ministro non presenzia al Festival del Cinema di Cannes perché, a suo parere, un film italiano non in gara lede l’immagine del Paese e il lavoro del Governo. Fortunatamente il Cinema resta libero e indipendente, politici permettendo.
Per saperne di più:
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