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La terra e il clima impazzito

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Non ci sono più le mezze stagioni e, per alcuni, non ci sono più nemmeno le mezze misure. La domanda è: sarà terra bruciata o dovremo raggelare di fronte al prossimo futuro che verrà?

È un bel dilemma e, come spesso accade, la scienza è divisa tra le due ipotesi.

Dopo il caldo di quest’estate, verrebbe da dire “desertificazione”, ma il freddo imminente fa subito slittare l’ipotesi caldo, per tornare all’”agghiacciante” risposta B, la glaciazione. Per non parlare poi dei muatamenti climatici improvvisi, di un’Italia che si sta trasformando in un paese tropicale, sferzata da pioggie fortissime e di breve durata, grandinate, trombe d’aria, di una Sicilia che fino a dieci anni fa viveva periodi lunghissimi di siccità che potevano durare anche anni, e che ora ha visto due delle sue principali città, Messina e Palermo, allagate da una pioggia forte e incessante. Messina, a differenza di Palermo, poggia su una montagna saccheggiata dall’abusivisno edilizio, e per questo c’è scappata la tragedia. A ogni incontro internazionale, inoltre, il tema dell’effetto serra e della necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera è all’ordine del giorno. Le conseguenze per il pianeta in caso di una mancata inversione di tendenza per quanto riguarda l’inquinamento e lo sfruttamento selvaggio delle risorse ce le hanno raccontate scienziati, scrittori e registi. Ormai sappiamo che la Corrente atlantica del Golfo trasporta calore dai paesi equatoriali a quelli freddi, creando il clima temperato, tanto caro a noi europei.

Ci hanno spiegato che lo scioglimento dei ghiaccai delle calotte polari, miliardi di metri cubi d’acqua dolce che si riversano ogni anno nel mare salato,  potrebbe rompere il fragile equilibrio fisico-chimico su cui si basa l’esistenza della corrente stessa, che potrebbe fermarsi. A quel punto tanti saluti al clima temperato. Quello che potrebbe accadere dopo è l’avvio di una nuova era glaciale, ma c’è anche chi parla di desertificazione.

Andiamo dunque con ordine.

Una glaciazione è un lungo periodo (generalmente migliaia o milioni di anni) di generale abbassamento della temperatura del clima terrestre, che comporta una espansione delle calotte glaciali in direzione dell’Equatore. In glaciologia, la scienza che studia i ghiacciai, con glaciazione si intende un periodo di tempo in cui i poli della Terra sono ricoperti da calotte glaciali; secondo questa definizione ci troviamo ancora oggi in un periodo di glaciazioni, in quanto la Groenlandia e l’Antartico sono ancora ricoperte dai ghiacci (in questo senso il termine è sinonimo di Era glaciale). Più comunemente, quando si parla degli ultimi milioni di anni della Terra, con glaciazioni ci si riferisce a periodi particolarmente freddi (periodi glaciali particolarmente freddi) durante i quali le calotte polari si sono estese fino a ricoprire gran parte dell’Europa e del Nord America. In questo senso l’ultima glaciazione è finita circa 10.000 anni fa.

Durante gli ultimi milioni di anni ci sono stati molti periodi glaciali. I più antichi hanno avuto una durata di 40.000 anni, i più recenti di 100.000 anni. Questi ultimi sono i più studiati. Tirando le somme nella storia della Terra ci sono state cinque grandi glaciazioni.

La comunità internazionale ha da tempo riconosciuto la desertificazione come uno dei maggiori problemi economici, sociali e ambientali di alcuni paesi del mondo. Questo inarrestabile fenomeno climatico, infatti, riduce drammaticamente la fertilità dei suoli e, di conseguenza, la capacità di un ecosistema, seppure in origine desertico o semi-desertico, di produrre risorse.  In alcuni paesi, per cercare di limitare il problema si pratica il rimboschimento delle aree desertificate.

Nel 1977 la Conferenza delle Nazioni Unite sulla Desertificazione (UNCOD, dall’inglese United Nations Conference on Desertification) definì  il «Piano d’Azione per Combattere la Desertificazione» (PACD, dall’inglese Plan of Action to Combat Desertification). Ma nonostante gli sforzi compiuti per la realizzazione di questo progetto, uno studio dell’UNEP del 1991 ha concluso che, malgrado si possano registrare alcuni esempi localizzati di successo, il processo di degrado della terra in zone aride, semi-aride e subumide si era generalmente intensificato.

Tra le attività specifiche previste dal piano antidesertificazione ci fu anche il tentativo di piantare nel terreno filari di alberi, spesso eucaliptus o altre specie aliene alla flora dei paesi africani, per limitare l’avanzata del deserto, per frenare la sabbia trasportata dal vento. Ma per fermare la natura, purtroppo, serve ben altro. Il fenomeno naturale della desertificazione negli ultimi anni è diventato un problema globale, anche se si manifesta a livello locale nei singoli paesi, soprattutto quelli confinanti con un deserto, e le associazioni internazionale per la tutela dell’ambiente e per lo studio dei processi climatici  se ne sono accorte.

Ci sono poche esperienze dell’esistenza che ci condizionano e a cui ci abituiamo come il clima. Il cielo è spesso la prima cosa che guardiamo al mattino e non di rado siamo ancora in pigiama quando buttiamo un occhio alla colonnina di mercurio appesa fuori della finestra.

Nel frattempo i media ci martellano con possibili predizioni sulla fine del mondo, gli scienziati lanciano cupe previsioni per il futuro, e i governi, invischiati negli appiccicosi meccanismi di politica, burocrazia ed economia, si trincerano dietro provvedimenti fantasma. Insomma, in mezzo a tutto questo disordine, quello che possiamo fare noi, sempre più sudati, è almeno di capire un po’ meglio come stanno le cose.

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