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La Siria verso una guerra civile

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Mentre Damasco brucia, la diplomazia cerca una soluzione alla questione siriana

Quella appena trascorsa può sicuramente essere definita la settimana più sanguinosa dall’inizio delle proteste in Siria. I bilanci degli ultimi attacchi parlano di centinaia di morti e feriti tra i civili e l’escalation di violenza non accenna a fermarsi.

Le macerie dopo l'attentato a Damasco

Le macerie dopo l'attentato ad Aleppo

Dopo il veto di Russia e Cina alla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, la diplomazia internazionale sembra bloccata e la rivolta assume sempre di più il volto di una guerra civile. Nei giorni scorsi le forze anti-regime hanno ucciso, in un agguato nei pressi della città di Daraa, 7 militari delle forze di sicurezza del governo. Per tutta risposta, l’esercito ha preso d’assalto la città di Homs, roccaforte delle proteste anti-Assad.

Secondo gli attivisti, infatti, solo lo scorso sabato i bombardamenti delle forze governative sulla città hanno provocato 26 vittime. A queste, bisogna aggiungerne altre 61, tra cui 18 neonati, causate dall’esplosione di un’auto bomba nella notte tra martedì e mercoledì. Un attentato che il regime ha attribuito a bande armate di terroristi, ma che secondo le organizzazioni siriane per i diritti umani è solo opera delle forze di sicurezza di Assad.

Intanto venerdì l’epicentro delle violenze si era spostato ad Aleppo, la città più popolosa della Siria. Due attacchi suicidi in due punti diversi della città hanno provocato, secondo il ministero della Sanità di Damasco, 28 morti e 235 feriti. Anche questa volta il governo ha attribuito ogni responsabilità a gruppi terroristici, che, secondo quanto si legge in un messaggio del ministro degli Esteri siriano, sarebbero sostenuti da alcuni Paesi arabi e occidentali che “vogliono mettere a repentaglio la sicurezza della Siria”.

Accuse che Washington rispedisce al mittente. Infatti, secondo fonti dell’intelligence Usa, dietro le azioni kamikaze ci sarebbe la diramazione irachena di al Qaeda,  responsabile anche degli attacchi dinamitardi del 23 dicembre e del 6 gennaio scorso. Attacchi che, difatti, non sono mai stati rivendicati e il cui mandante sarebbe, secondo alcune ricostruzioni, l’attuale capo dell’organizzazione terroristica Ayman al-Zawahiri.

Intanto l’Arabia Saudita ha fatto circolare nell’assemblea generale delle Nazioni Unite una bozza di piano di pace sulla Siria, molto simile alla risoluzione bocciata dal Consiglio di Sicurezza, ma che potrebbe essere approvata più facilmente, visto che in assemblea non è previsto il diritto di veto e che pur non avendo diritto legale, aiuterebbe comunque a mettere pressione su Bashar al Assad e il suo governo. L’obiettivo del piano è sempre quello di sostenere la Lega Araba e di arrivare pacificamente ad una transizione di governo, evitando interventi militari esterni. Un’opzione, quest’ultima, che per la prima volta in questa settimana è stata presa in considerazione dal presidente Barack Obama.

Uno scenario simile, tuttavia, rischia di mettere in contrapposizione Stati Uniti ed Unione Europea. Infatti, secondo quanto riferito da un alto funzionario dell’Ue, tutti i ministri degli esteri concordano sull’esclusione di un’azione militare, puntando al maggiore coinvolgimento delle forze diplomatiche e politiche. Tre team di emergenza, con esperti in missioni civili e umanitarie, stanno per essere mandati dall’Ue a Beirut, Amman e, possibilmente, anche a Damasco per coordinare l’azione dell’Ue sul territorio.

(Fonte immagine: alarabya.net)

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