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La sindrome da acquisti

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Lo shopping compulsivo è una patologia mentale che può derivare da solitudine e depressione.

Compro dunque sono:  sono stimato e apprezzato, insomma faccio parte del mondo gratificandomi in questo modo. Peccato che tutto questo, condotto in modo sfrenato, sia annoverabile come forma patologica e moltissime persone ne sono colpite. Nel 1915 uno psichiatra tedesco la chiamò “oniomania”: si tratta dello shopping compulsivo. Una mania che è una malattia vera e propria da non sottovalutare, come allarmano recenti studi in particolare dell’American Psychiatric Association, che l’hanno inserita tra i disordini ossessivi compulsivi.

Nei paesi anglosassoni lo shopping compulsivo ossessivo colpisce un adulto su 10, in Italia i sintomi del disturbo sono riscontrabili nel 50per cento delle ragazze tra i 14 e i 18 anni, e tutto questo dovrebbe far molto riflettere, soprattutto su una comunicazione pubblicitaria bombardante e vincolante animi sensibili e facilmente influenzabili.

Il primo passo per affrontare questo disturbo e disagio comportamentale, secondo psichiatri e psicologi, è quello di riconoscerlo e affrontarlo. Si tratterebbe di un motivo di crescita per chi ne è affetto, perché esso si manifesta in maniera subdola e poche volte viene riconosciuto e soprattutto accettato. Stiamo parlando di qualcosa che non è meno serio del tabagismo o dell’alcolismo.

Le persone maggiormente predisposte, ossia gli shopping maniaci o “shop aholic”, come dire alcolisti dello shopping, sono donne di ceto sociale e livello culturale medio-alto, sotto i 40 anni. Dunque, non è solo un vizio di donne ricche e annoiate. Questo disturbo non agisce in modo differente che per gli alcolisti o i tossicodipendenti: si arriva a perdere il lavoro, le amicizie, l’affetto della famiglia perché tutto è annebbiato da questa effimera autogratificazione.

In questi casi la comunicazione è fondamentale, il malato di shopping compulsivo non va lasciato solo,  ma seguito e compreso,  perché le cause del suo comportamento sono molteplici. Si va dalla scarsa autostima alla sofferenza per solitudine, depressione o un dolore che rode l’esistenza e che si cerca di alleviare spendendo soldi senza il risultato di una concreta felicità.

Ci sono, a seguito delle mutate condizioni sociali, molti uomini colpiti da shopping compulsivo. Si tratta di persone con carenze affettive che hanno poca stima di sé e spesso purtroppo aggiungono al disturbo da shopping anche altri “vizi”, come il gioco d’azzardo e quant’altro.

Le donne si danno alle compere di gioielli, cosmetici, borse, scarpe, abiti, che magari poi non metteranno, gli uomini invece scelgono cellulari, computer e altri simboli di effimero potere, ma l’unico potere che essi hanno alla fine è quello della insoddisfazione nel loro cuore.

L’acquisto procura un certo sollievo seguito da sensi di colpa e stress, e per tornare di nuovo al principio, al bisogno, occorre tornare a uscire. Esiste però anche lo shopping compulsivo da web, per andare a comprare e comprare, sempre così in circolo vizioso e patologico.

Non è che nei negozi poi si venga dissuasi dal comprare: il soggetto malato trova anzi accondiscendenza incondizionata, ed è questa accondiscendenza che acuisce il disagio. Nessuno si sognerebbe di dire a un forte compratore che ha già acquistato abbastanza, anzi, la società del “comprare uguale valere” consuma ancora di più chi ha una sindrome da shopping compulsivo, lo rende ancora più irriconoscibile e quindi ancora più difficile la possibilità di dargli aiuto.

Sembra che con qualche pillola questo disturbo possa essere affrontato, perché fisiologicamente dipende da mancanza di serotonina, ed è quindi curato in via sperimentale con farmaci antidepressivi. Occorre andare alle cause profonde del problema, perché la pillola che cura tutto proprio non convince, ma ancora una volta va posto l’uomo al centro, e vanno attivati tutti i canali della solidarietà, dell’affetto e dell’amore.

Questo è l’unico farmaco polivalente, questa è l’unica comunicazione che serve, questa è la vera festa in questo periodo di feste natalizie in cui molti purtroppo compreranno per un dolore indefesso, per riparare le proprie vite sole. Questo consumare chiassoso e mistificante si vince con l’umiltà e con un abbraccio, che poi dovrebbe essere il vero senso del Natale.

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