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La religione del Kopimismo

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E’ stata appena riconosciuta in Svezia: è il nuovo culto del copia e incolla

Se i tentativi precedenti sono andati falliti, in questi primi giorni del 2012 la Kammarkollegiet, l’organo statale per la registrazione delle comunità religiose svedese ha riconosciuto ufficialmente la Church of Kopimism, la Chiesa del Kopimismo, fondata da Isak Gerson, studente di Filosofia.

Church-of-KopimismGli adepti del nuovo culto, i cosiddetti kopimi (da copy me, letteralmente copiami), ormai più di 3.000, fin dal 2010 avevano richiesto di rendere ufficiale il loro credo: quello di copiare e condividere qualsiasi informazione. Come ogni religione proselita che si rispetti, ance quella del Kopimismo si sta diffondendo rapidamente in tutto il mondo: America, Canada, Francia, Russia.

Prevedibile il simbolo del culto: ne sono protagonisti Ctrl+C (copia) e Ctrl+V (incolla). Ma, per non esser da meno delle altre religioni, ecco anche un testo di riferimento: “POwr, broccoli and Kopimi” (diffuso ovviamente attraverso The Pirate Bay).

Da quando la Chiesa di Svezia non è più religione di Stato (2000), per ottenere il riconoscimento dei nuovi culti occorre solamente la registrazione di un’organizzazione che svolga attività religiosa. Ma da cosa nasce questa nuova forma di religione?

In realtà le leggi  sul file sharing in Svezia sono molto rigide e le pene severe per chiunque scarichi materiale coperto da diritti d’autore. Ma con le forti leggi sulla privacy e il riconoscimento ufficiale del culto, tutto ciò che sarà per gli adepti considerato sacro non potrà essere contestato. Il fondatore del culto, Isak Gerson, ha infatti dichiarato al giornale svedese The Local: “C’è ancora tanta gente preoccupata di finire in prigione per la copia di un file o per un remix. Mi auguro che grazie al Kopimismo tutto questo possa cambiare”.

Inevitabili le polemiche che ne conseguiranno. Inevitabili, fondamentalmente, non solo per il tasto dolente che si va a toccare (il diritto informatico, l’eterna lotta tra copyright e copyleft), ma soprattutto per il numero spropositato di religioni che stanno fiorendo, a partire dagli ultimi decenni del vecchio secolo. Escludendo in neopaganesimo germanico, nato fin dagli anni Trenta, o la Comunità Odinista, nata ad Asti nel 1994 ad opera di Paolo Gauna, ispirata totalmente alla vita dei Sassoni, sono ormai superate anche quella del Soul Surfing (religione del Surf, con i suoi profeti Kahanamoku e Blake), o quelle transumaniste, come quella dei Raeliani (culto degli UFO), o la Church of Virus (che promette l’immortalità attraverso la tecnologia).

Nel 2000, si è giunti all’era delle mock religion (parodia del religioso): in queste rientra il Dio spaghettiforme dei Pastafariani, culto nato contro lo studio della teoria creazionista nelle scuole, l’IPU, religione che crede nel miracolo della Dea-unicorno invisibile e rosa allo stesso tempo, o quella del Discordianesimo, nata alla fine degli anni 50’ in un Bowling americano e che crede nella forza del Caos.

La riflessione nasce spontanea, quindi: cosa significa oggi il termine “religione”? E soprattutto, perché un credente cristiano, ad esempio, dovrebbe credere che sia più vero il Buddismo, rispetto all’IPU, se è certo che la sua sia l’unica fede “vera”?  In cosa consiste il criterio di attendibilità? Una valida risposta, seppur in forma di domanda, potrebbero fornircela le ultime righe del libro di A. Cerri, N. Mapelli e D. Visca, “Oltre il New Age”: “Non sarà il caso di limitare l’attribuzione del termine al sistema di credenza che per motivi storici ha causato la sua espressione, promozione e – mal gliene incolse – divulgazione?”.

Forse quello storico sarà solo un punto di vista. E forse la Church of Kopimism non è solo un modo per aggirare la legge. Forse molti adepti crederanno davvero, avranno fede e onoreranno i sacramenti scaricando e diffondendo. E la laicità dello Stato rimarrà integra.

Link utili: http://kopimistsamfundet.se/vart-missionerade-budskap

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