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La prima guerra digitale

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L’FBI chiude Megaupload, Anonymous al contrattacco. Negli USA addio al SOPA?

Le parole forse suonano pesanti, ma su Twitter tutti quei fatti che hanno  sconvolto la rete negli ultimi giorni li possiamo trovare contenuti in #primaguerradigitale.

anonymous_logoE’ successo tutto in poche ore: giovedì sera inizia a circolare sul web la notizia che l’FBI ha arrestato Kim Dotcom Schmitz, il fondatore del popolare portale di condivisione Megaupload. Chi naviga in rete sa bene cosa significa, e il timore che la questione riguardi il problema dei diritti di copyright sembra essere fondato, tanto che il sito appare irrimediabilmente oscurato.

La rabbia comincia a diffondersi sui social network: da una parte gli utenti “disperati” che vedono sfumare la possibilità di godersi gratuitamente i film e le serie tv preferite in streaming, dall’altra quelli preoccupati che l’offensiva alla pirateria del governo americano ad un sito “contenitore” minacci seriamente la libertà di rete.

Fatto sta che tra i commenti e i tweet si comincia a invocare l’aiuto di Anonymous, un’organizzazione spontanea di hacker attivisti del web che in passato si era già resa protagonista di diverse azioni a difesa dei diritti del popolo della rete. La reazione arriva quasi subito ed è veramente brutale: in pochi minuti una serie vastissima di attacchi DDoS (in pratica si sovraccarica un server indirizzandovi milioni di richieste contemporaneamente) manda in down il sito del Dipartimento di Giustizia USA e quello delle organizzazioni che difendono i diritti di autore per la cinematografia (Mpaa) e la musica (RIIA).

La sfida è lanciata, dai suoi profili Twitter Anonymous rivendica le proprie gesta invitando tutti gli utenti a ribellarsi con loro. Rapidamente vengono attaccati anche il sito web della Universal Music, della Warner Music Group e altri siti anti-pirateria. “You should’ve expected us”, dovevate aspettarvelo da noi, questo il monito al governo degli Stati Uniti d’America, in procinto di votare per il SOPA, lo Stop Online Piracy Act.

Questa legge anti pirateria proposta dal deputato repubblicano Laren Smith prevedeva una serie di norme per la difesa del copyright che avrebbero serie conseguenze per la libertà di rete. E’ prevista infatti la possibilità di intervenire anche solo per quei siti che in qualche modo agevolino la diffusione di contenuti protetti, bloccandoli preventivamente anche prima che inizi un processo.  Non importa inoltre che siano fuori dalla giurisdizione americana, diventerebbe sufficiente che questi operino anche in territorio USA.

Gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda di Megaupload dicono che i responsabili del sito abbiano finanziato illegalmente la diffusione di contenuti protetti, e dovranno anche rispondere alle accuse di riciclaggio.

In attesa di ulteriori sviluppi , la riflessione ricade nuovamente sul concetto di responsabilità del provider: può su un sito che ospita contenuti caricati da utenti terzi  ricadere la responsabilità dell’illecito non direttamente commesso?  Se si assume che è sufficiente facilitare il reato per chiudere il mezzo ci si troverebbe di fronte a gravi conseguenze per la libertà di rete.

Un’altra questione importantissima rimane aperta. Che fine fanno tutti quei dati legalmente caricati da milioni di utenti strettamente personali? Come potranno accettare di non averli più a disposizione pur non avendo commesso nessuna infrazione? Il governo USA ha di fatto sequestrato un quantitativo enorme di dati personali, mail, carte di credito e documenti importanti, compiendo un vero e proprio atto di prepotenza digitale, con la conseguenza di scatenare nel web una sensazione di preoccupazione e disorientamento, soprattutto verso l’affidabilità dell’uso di servizi in cloud cui tanto sembravano orientate le nuove tecnologie.  La prima guerra informatica è ancora lontana dalla conclusione ma nel frattempo la prima battaglia sembra essere stata decisa, in quanto  la votazione del SOPA in programma per domani è stato rinviato a data da destinarsi. Non resta che rimanere collegati.

Per saperne di più:

Lo Stop Online Piracy Act (SOPA)

Anonymous

La questione della responsabilità del provider

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