La politica è un servizio civile?
Intervista a Marco Lombardo, fondatore ed ex coordinatore di Insieme per il PD a Bologna
(di Alessia Furia)
Classe 1981, ricercatore assegnista presso l’Università Alma Mater Bologna, Marco Lombardo in questa intervista racconta la sua esperienza di come sia riuscito con il suo movimento a ottenere consenso nel territorio bolognese, partendo dal presupposto che la politica è un servizio civile, non una carriera lavorativa. E non nasconde le difficoltà.
“Tutto molto più facile – sottolinea – se si cerca consenso politico come movimento o associazione. Molto più complesso se lo si fa in nome di un partito, cercando di rappresentare la voce dei ‘nativi del PD’ ”. Quando poi gli si ricorda la questione della corruzione nei partiti in uno dei Paesi, l’Italia, con i più alti tassi al mondo, risponde: “Se l’assioma è che in uno dei Paesi più corrotti si possa fare carriera politica solo ricorrendo a compromessi e corruzioni, vi è un fraintendimento che è alla base di una vasta corrente antipolitica”.
Si può combattere la corruzione nella vita politica in Italia?
La classe dirigente, nel bene e nel male, rappresenta il nostro Paese. La corruzione che c’è nella politica rispecchia abbastanza fedelmente l’abbassamento degli anticorpi democratici presenti nella società civile. Non illudiamoci troppo di essere moralmente diversi da chi ci rappresenta. Questo ovviamente non significa che non esista una grande parte della società civile che non ci sta e che non si limita ad indignarsi, ma si impegna per reagire e lotta per il cambiamento.
Un semplice cittadino come può rendersi utile al partito?
Innanzitutto la politica non deve essere più pensata come carriera lavorativa, ma come un servizio civile reso alla comunità. Un cittadino ‘attivo’ ha molte possibilità di fare politica. Io ho scelto ad esempio di agire nella realtà del movimento partendo dal basso, coinvolgendo le persone e la società civile, perché credo che ci sia bisogno di ricostruire la fiducia nella politica e sia necessario mediare tra una classe dirigente che rischia di isolarsi nella sua autoreferenzialità, e le persone comuni con i loro problemi e le loro aspirazioni. La carriera non deve essere l’aspirazione principale: le parole si consumano rapidamente come punte di iceberg che si sciolgono se manca la sostanza ovvero valori, ideali e, perché no, anche utopie.
In un video che riprende un evento a Bologna sul “merito”, Sarubbi, deputato Pd racconta come il merito non conta per fare carriera. Che ne pensa?
Ricordo bene. Era una delle prime iniziative politiche che avevamo organizzato con gli amici di Insieme per il PD a Bologna e avevamo deciso di portare al centro della discussione il tema della meritocrazia, partendo dal presupposto che competenza e merito sono fattori positivi di cambiamento nella direzione di una maggiore uguaglianza. Posi all’on. Sarubbi la domanda su come si valuta il merito in politica. Sarubbi provocatoriamente rispose che lui stesso non era stato certo scelto sulla base del suo curriculum, ma sulla notorietà che aveva acquisito grazie ad una trasmissione televisiva particolarmente gradita all’elettorato cattolico.
Lei, fondatore di Insieme a Bologna, ha organizzato sul territorio eventi che hanno riportato i giovani verso il PD. Ci può raccontare la sua esperienza?
Abbiamo riattivato meccanismi di partecipazione che erano ormai logori, miscelando passione e competenza e sfruttando le potenzialità della rete per attivare forme di partecipazione dal basso, facile con un movimento o un’associazione, molto più complesso se lo si fa in nome di un partito, cercando di rappresentare la voce dei ‘nativi del PD’. Ci abbiamo creduto e continuiamo a crederci e sono fermamente convinto che le persone abbiano in realtà un gran desiderio di partecipare e di essere ascoltate. C’è fame di buona politica che ha solo bisogno di essere incanalata nei circuiti democratici di partecipazione in cui oltre ai partiti vi sono anche le associazioni, i movimenti e le ONG. Al contrario questa energia e questo potenziale di cambiamento e innovazione possono trasformarsi in indifferenza, reazionario qualunquismo, frustrazione o rabbia.
Come siete riusciti a ottenere consenso politico nel territorio bolognese?
A noi non interessava costruire eventi di comunicazione politica fini a sè stessi, né ci interessava pascolare nei recinti dei musei della partecipazione poco propensi al confronto. Piuttosto volevamo esplorare terreni abbandonati dalla politica e parlare soprattutto ai giovani. Nell’ideazione di un evento politico c’è uno sforzo di creatività e di vision fatto pensando alla collettività, ai problemi concreti delle persone e alle loro possibili soluzioni. Infine, credo che la carta vincente sia la forte identità del nostro gruppo. I nostri eventi possono essere replicati e migliorati in altre realtà territoriali. E così che da Bologna siamo riusciti a ad essere presenti in altre regioni. Ovviamente, tutto autofinanziato.
E’ vero che le era stato promesso di entrare in Segreteria PD a Bologna come responsabile per le politiche europee, ci può raccontare come è andata?
Nessuna richiesta, nessuna promessa. Sono solo rumors. Ho piena fiducia nell’indirizzo di rinnovamento intrapreso dal PD provinciale bolognese. E ad ogni modo, se anche non dovesse esserci nessuna nomina, per me non cambierà nulla. Continuerò ad essere utile e dare il mio contributo a prescindere dalle caselle del partito.
Da che cosa dovrebbe ripartire la politica affinché le carriere poggino sul merito?
Innanzitutto dalla passione, perché è necessario avere un fuoco sacro, un ‘mare dentro’ per fare a gara di generosità verso la comunità degli elettori. Dalla competenza, perché ci vogliono persone che abbiano profondità di pensiero, capacità di analisi dei problemi e di ascolto delle persone, lungimiranza nell’elaborazione delle soluzioni. E infine dalla trasparenza, dato che serve la tracciabilità dell’impegno politico: l’elettore deve riappropriarsi della delega di rappresentanza e controllare continuamente quello che il proprio eletto svolge, in aula e nelle commissioni. Solo così il voto diviene un esercizio di democrazia.
Quali sono i candidati alle prossime primarie del PD che la ispirano di più e perché.
Eccoli, in rigoroso ordine alfabetico. Bonino, Chiamparino, Civati, Concia, Gozi, Letta, Marino, Puppato, Realacci, Serracchiani, Touadi, Zagrebelsky, Zingaretti. Come vede non è una lista di nomi per le primarie del PD: piuttosto un elenco di persone che vedrei bene per un futuro governo liberale di sinistra.
(fonte immagine: http://insiemeperilpd.ning.com/profile/MarcoLombardo)
