0

La nuova favola di Erri De Luca

Lo scrittore napoletano torna a emozionare con un nuovo gioco delle parti.

Il peso della farfalla (Feltrinelli, 2009) è il nuovo romanzo, in forma di racconto, di Erri De Luca. A pochi mesi da quella favola squisitamente umana che è Il giorno della prima felicità, lo scrittore napoletano torna ancora a usare un linguaggio sintetico e lirico, capace di emozionare con la forza esplosiva della parola e attraverso una carica fonetica che affonda, più che in un humus prosastico, in radici poetiche di indubbia bellezza.

De Luca ci ripropone un nuovo gioco delle parti i cui personaggi escono fuori da un magma cerebrale e storico, scomponendosi fino a diventare irreali o fiabeschi. Tentare l’estremizzazione sentimentale degli attori messi in campo è una operazione che all’autore riesce benissimo: ogni uomo, donna o animale che sale sul palcoscenico della narrazione ha bisogno di pochi accenni per essere immaginato o compreso, la forza titanica della loro psicologia diventa comprensibile, ovvia, quasi palpabile.

Il peso della farfalla è la goccia che fa traboccare il vaso, la rottura di uno schema prefissato e immobile nel passare del tempo. La lotta dell’uomo contro la natura, la consapevolezza di essere il puntino di un meccanismo più ampio, la solitudine di “un ladro di bestiame”. Il ritmo delle stagioni che incalza: crea, distrugge, rigenera. Se la linea d’orizzonte del mare ci proietta nel mondo “altro”, la montagna ci dà la consapevolezza dell’infinito. Dell’indefinito. Di un Dio che esiste dentro di noi, nel nostro corpo e nelle nostre viscere.

L’uomo e la natura. Cacciatore e preda. Ma è una lotta primordiale, prima della storia. La solitudine umana contro l’orgoglio di chi sa di essere sempre in costante pericolo. Il camoscio – al tempo stesso rivale e alter ego del cacciatore – non è una vittima sacrificale di un gioco di cui si conosce il finale. Una figura reale e sontuosa che ottiene il rispetto dei suoi simili attraverso una prova di forza, di sangue. Conosce sin da subito la vita e la morte e aspetta quest’ultima come si attende la stagione invernale. Sa che dovrà lasciare il posto di “re”, ne è consapevole dalla nascita, dal battesimo di sangue. “Le bestie sanno il tempo in tempo”, gli uomini no. Il cacciatore spara, il camoscio decide che è l’ora. Prima dell’inverno. Prima di un nuovo ciclo. L’uomo sa il tempo soltanto dopo, ed è troppo tardi. Forse perché tutto è già prefissato.

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. Diciottenne, vive in prima persona la stagione del ‘68 ed entra nel gruppo extraparlamentare Lotta Continua. Poi sceglie di esercitare diversi mestieri manuali in Africa, Francia, Italia: camionista, operaio, muratore. Studia da autodidatta l’ebraico e traduce alcuni libri della Bibbia. È opinionista del Manifesto.

Articoli correlati

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.

Spam Protection by WP-SpamFree