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La maratona tecnica

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Il governo Monti continua la sua corsa tra mille ostacoli, rinfrancato dalla boccata d’ossigeno del beneplacito internazionale


La maratona continua, il governo Monti prosegue la sua corsa su un percorso ricco di ostacoli da saltare (ineluttabilmente) a piè pari.

vignetta-mario-montiCon questa consapevolezza, la scorsa settimana  l’esecutivo ha ottenuto l’approvazione della Camera al decreto “Svuota carceri”. Si tratta di un provvedimento che dovrebbe porre parziale rimedio all’arcinoto sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani, mediante la commutazione della pena carceraria in domiciliare per circa 3500 detenuti.

Una votazione parlamentare che ha fatto registrare il defilarsi dal sostegno all’esecutivo di una cinquantina di deputati. Insomma, un ulteriore piccolo inciampo per il Professore, ad una sola settimana di distanza dal capitombolo causato dalla buccia di banana del voto segreto riguardante la responsabilità civile dei giudici.

Nonostante le ginocchia sbucciate, il governo si rialza e riprende la sua marcia. A tal proposito, ulteriori novità anche sul fronte tagli ai costi della politica: riduzione delle spese di rappresentanza superflue per Palazzo Chigi ed il Ministero dell’Economia, con annesso divieto per i dirigenti ministeriali di accettare regali con valore superiore ai 150 euro. Accorgimento da considerarsi come una piccola iniezione di eticità ed un germinale atto di coerenza, conformantesi all’austerity mood in cui è immersa la nuova tecnocratica Italia.

Altro ostacolo affrontato dall’esecutivo Monti durante la settimana trascorsa è stato il declassamento del rating di 34 banche italiane da parte dell’agenzia Standard & Poor’s, valutazione però prontamente demistificata dallo stesso presidente del Consiglio che l’ha definita “effetto atteso di precedenti decisioni”.

Come dar torto al Professore quando, effettivamente, lo spread (salvo scosse sismiche d’ellenica origine) continua a scendere e le aste dei titoli di Stato seguitano ad ottenere soddisfacenti risultati. Certo, è comunque innegabile che gli interessi dei BTP a dieci anni desistano dall’attestarsi sotto determinate soglie, le quali risultano tuttora ben superiori rispetto a quelle dei titoli a scadenze brevi.

Tutto questo è però ancora una volta giustificabile dal marasma interno al sistema partitico italiano: gli investitori, infatti,  fanno assegnamento sulla stabilità garantita dal governo tecnico, ma  molto meno nelle capacità della nuova legislatura politica che potrebbe insediarsi all’indomani della tornata elettorale del 2013.

Ma visto che (cantautorialmente parlando) “ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita”, il Professore può prender fiato ed alleviare la fatica causatagli dall’impervio percorso grazie ai riconoscimenti giunti dagli ambienti internazionali. La boccata d’ossigeno, oltre che dal soddisfacente incontro con Obama, è stata concessa a Monti anche dalla stampa statunitense: il settimanale Time ha, infatti, dedicato la sua prima pagina al primo ministro italiano, avanzando l’ipotesi che possa essere proprio lui l’uomo in grado di salvare le sorti del Vecchio Continente.

Una tesi effettivamente realistica se si considera che Mario Monti, posto a confronto con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy,  risulta possedere maggiore cognizione delle dinamiche comunitarie. Tutto questo grazie, anche e soprattutto, al suo passato incarico di commissario della Concorrenza nell’UE.

Ulteriore nodo da sciogliere per il team dei tecnici, rimane da settimane quello della ricerca di un’intesa con le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro. Indiscrezioni delle ultime ore hanno riferito di un incontro tra Monti e Susanna Camusso, al fine di delineare i tratti di un ufficioso patto mirato alla ridefinizione dell’articolo 18. Voci però perentoriamente smentite sia dal presidente del Consiglio che dal segretario della Cgil. Una situazione quindi ancora avvolta nel dubbio per i cui sviluppi bisognerà attendere l’esito degli attesi incontri ufficiali.

Il Professore non può dirsi totalmente al riparo dalle intemperie anche a causa del fatto che, dal cielo della Commissione Industria del Senato, sono piovuti ben 2.400 emendamenti al decreto Cresci-Italia. Infatti, il pacchetto liberalizzazioni inizierà a breve il percorso di conversione in legge, ma sul suo cammino è possibile intravedere semafori rossi per i provvedimenti su professioni, taxi e farmacie.

A placare i recalcitranti animi dei partiti giunge ancora una volta Giorgio Napolitano, esortando questi ultimi a perseguire la strada delle riforme istituzionali. Piccole perle di saggezza presidenziale.

(Fonte immagine: http://marisamoles.wordpress.com)

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