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IDV, cresce la fronda anti Di Pietro

Cresce nel partito il gruppo pro De Magistris. A febbraio il congresso.

È scontro aperto tra le due ex toghe, Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris. Per questo il destino dell’Italia dei Valori, nato e creato a immagine e somiglianza del suo leader maximus, che della propria persona ha anche fatto il simbolo del partito, potrebbe cambiare a breve.

Un partito personale in cui i confini tra beni privati e quelli pubblici sembrano più che nebulosi. Forse inesistenti. Un programma politico altrettanto fatiscente dove l’unica certezza è la lotta al male: prima tra tutti quella a Berlusconi. Il resto sembra un enorme punto interrogativo che ora aleggia minaccioso su Di Pietro e potrebbe segnare la fine di un’era. La fine del partito personale.

Sul web dilaga il consenso e il sostegno al suo “opposto”, all’unico che potrebbe essere designato vero capo di un partito che al giorno d’oggi ha bisogno di una guida vera e soprattutto di un programma reale per contrastare gli altri schieramenti politici. Una guida il cui compito sarà fornire certezze evitando così il disperdersi dei propri seguaci sulla scia di quanto già accaduto tra le fila del Partito Democratico il giorno dopo le primarie per la designazione del nuovo segretario nazionale.

E il candidato più adatto a tutto ciò viene rappresentato dall’ex pm Luigi De Magistris forse solo in apparenza o forse no, simile in tutto e per tutto a Di Pietro.  A puntare su di lui è l’opposizione interna al partito. L’ex toga ha una storia simile a quella di Di Pietro ad iniziare dall’uso disinvolto e spesso spregiudicato che da magistrato inquirente fece del codice penale. È all’opposizione che appare pronto ad iniziare e portare avanti una guerra anti-corruzione. Ed è sempre a quell’opposizione interna che De Magistris appare l’uomo ideale per la guida di un partito che sotto il suo “dominio” non cambierebbe molto, ma anzi continuerebbe a vivere invocando processi e manette e vigilando sulla legalità.

Dal canto suo Di Pietro ha sentito il campanello d’allarme e seppur non dubitando della lealtà del “figlio”, per contrastare un’eventuale crisi che segnerebbe la sua fine da re ha convocato un congresso nazionale a febbraio che dovrebbe portare alla luce i problemi e le differenze d’opinione e magari stilare un verdetto finale che non lo pensioni.

In attesa di ciò Di Pietro cerca di limitare i danni ripetendo a gran voce: “Io e Luigi siamo fratelli siamesi che lavorano per costruire il partito insieme” e per accelerare gli effetti di un eventuale “colpo di stato” per il 23 novembre ha convocato l’esecutivo nazionale dell’Italia dei Valori. In quell’occasione si farà il bilancio del tesseramento lanciato dopo le Europee di giugno.

E proprio come due gemelli siamesi che sentono ogni emozione e parola dell’altro anche a grandi distanze Luigi De Magistris si sente in dovere di rifiutare le assemblee di autoconvocati di questi giorni che contestano il suo “benefattore”: “La rivolta della base non mi riguarda. Io porto avanti dei valori” e poi Io e Di Pietro siamo in perfetta sintonia. O facciamo bene o sbagliamo tutti e due. Questa è la linea del partito: una forte crescita, forte apertura alla società civile, forte rinnovamento della classe dirigente, attenzione alla massa enorme di voto di opinione che ci ha aiutato alle Europee e continua a sostenerci”. Per quanto riguarda la leadership del partito dichiara: Mi fa piacere il sondaggio su di m,e ma non che ci siano guerre interne”.

Nonostante le prese di posizione perfettamente coerenti tra loro dei due “contendenti” la diatriba interna al partito non sembra placarsi e prime avvisaglie di un qualcosa che non funziona come dovrebbe provengono dal deputato Pino Pisicchio che dovrebbe uscire insieme ad un gruppetto di parlamentari: i deputati Antonio Razzi, Aurelio Misiti e il senatore Giuseppe Astore: “Non so niente degli altri – dichiara Pisicchio – ma per quanto  mi riguarda posso dire che nessuna delle questioni che ho posto a Di Pietro (riferendosi alla linea politica, ad una visione strategica e ad una forma di partito) ha ricevuto risposta. Mi sembra difficile continuare a dare il mio contributo ad un partito che non lo vuole”, e spiega così la sua scelta di schierarsi con Francesco Rutelli: “Da lui può arrivare un contributo molto importante, specialmente se lavorerà in squadra”.

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