La frana che non c’è
Montaguto è un paese di 580 abitanti arroccato su una piccola montagna.In provincia di Avellino nell’alta valle del Cervaro ai confini con la Puglia, un paese medioevale, silenzioso, uno di quelli che noti, per caso, mentre passi in macchina percorrendo la Strada Statale 90 delle Puglie, una statale italiana che assicura il collegamento tra Campania e Puglia o che perlomeno lo ha assicurato in passato.
Dal 19 Aprile 2006 la SS 90 è interrotta a causa di un vasto movimento franoso che ha indotto il personale tecnico ANAS a disporne la chiusura al transito veicolare nel tratto compreso tra i Km 42+800 e 43+200 costringendo gli automobilisti a percorrere un itinerario alternativo, tortuoso e pericoloso, (SS 90 – centro abitato di Savignano Irpino – strada comunale Ciccotonno – Scalo Panni Montaguto – SS 90) che nulla ha da invidiare, per lo stato in cui versa la strada, alla giostra del “tagadà” a causa dei numerosi sobbalzi cui si è costretti nell’abitacolo.
Gli abitanti della zona, così come i tanti pendolari che per motivi di lavoro percorrevano quotidianamente quella strada, pensavano ad un interruzione momentanea e ad una rapida risoluzione del problema.
In realtà era solo l’inizio dell’odissea.
Dal 3 al 13 Maggio 2006 il comune di Montaguto, a causa del movimento franoso, subisce un’interruzione di erogazione idrica a causa della rottura di una condotta dell’acquedotto molisano. Il 30 Agosto del 2006 viene aperta al transito veicolare una bretella che consente di oltrepassare il movimento franoso senza costringere gli automobilisti a percorrere l’itinerario alternativo.
Ma fu solo una felice ma brevissima parentesi.
Dal 22 dicembre 2006 ad oggi la bretella ha alternato periodi di apertura a periodi molto lunghi di chiusura comportando ingenti danni economici alle popolazioni dei comuni di Greci e Savignano Irpino senza tener conto dei disagi provocati agli automobilisti. Da quattro anni la frana è lì che scende lenta.
In quelle zone il terreno è scivoloso perché d’argilla, quando si imbeve si gonfia e si trasforma in uno scivolo per l’acqua che arriva da falde consistenti le quali alimentano un laghetto situato sulla sommità della montagna. In caso di pioggia la situazione ovviamente peggiora. Si stima che per ogni litro al secondo che scende a valle la frana riceve una spinta in basso pari a 86 tonnellate. Diversi i subcommissari nominati dalla presidenza del consiglio dei ministri. Se ne sono avvicendati ben 4 dal 2006 ad oggi.
Il primo fu Michele Calmieri, poi arrivò Bruno Orrico che rimase in carica circa un anno il tempo di impiegare 4,5 milioni di euro per un progetto di tamponamento dell’emergenza che consisteva nel realizzare prima alcune condotte per incanalare l’acqua sulla sommità del monte e portarla sino al fiume;poi un sistema di pompe idrovore che avrebbe provveduto a svuotare periodicamente i laghetti che tracimano.
Opera di “tamponamento”insufficiente. La frana continua a scendere.
Terzo sub commissario Luigi Rauci, la sua è stata un’apparizione durata giusto il tempo che il fango arrivasse fino a valle ad interrompere la statale. Infine Mario De Biase nominato “disaster manager” della Campania chiamato da Bertolaso e delegato per il completamento delle opere di messa in sicurezza nei territori di Ischia, Nocera Inferiore e Montaguto. Per questi interventi la Regione mette a disposizione 38,2 milioni di euro. L’interrogativo in queste zone è sempre lo stesso, che fine hanno fatto tutti quei soldi?
Il 14 febbraio 2010 il movimento franoso oltrepassa la bretella e si ferma a pochi metri dalla linea ferroviaria.
La situazione ormai è al collasso. Bisognerebbe intervenire duramente e seriamente,cosa che non si è fatto nei quattro anni precedenti, ma oramai è troppo tardi. Il 10 marzo 2010 la tratta ferroviaria Roma – Bari – Lecce viene bloccata.
L’Italia è divisa in due con il venir meno del collegamento tra Campania, Puglia e Lazio. L’interruzione dei collegamenti ferroviari attira l’attenzione nazionale su un problema che assilla il territorio da anni. A farne le spese, di questo ennesimo disagio, i pendolari, gli studenti universitari pugliesi e campani e non in ultimo Trenitalia.
Per garantire la mobilità le Ferrovie dello Stato hanno attivato dei servizi sostitutivi con autobus tra Benevento e Foggia, con un aumento dei tempi di viaggio compresi tra i 60 e i 90 minuti. Sulla pagina di Trenitalia, però, non c’è alcuna indicazione riguardo alla presenza di un servizio sostitutivo, si gioca l’effetto “sorpresa”. Gli ignari passeggeri rimangono tali finché non salgono sul treno.
Il prezzo del biglietto ovviamente è pieno!
Meno 620mila euro a settimana per Trenitalia. A tanto ammonta il danno economico a causa dei diminuiti introiti procurati dall’interruzione e dei maggiori costi prodotti dalla straordinaria gestione del personale e dei mezzi. Ma al peggio non c’è mai fine, a rischio ci sono anche i cavi della linea telefonica Wind collegati alla ferrovia. I disagi, dunque, continuano ed i tempi, a quanto pare, sono ancora molto lunghi per pensare ad un breve ritorno alla normalità.
