La forza poetica di Alberto Masala
“Alfabeto di strade (e altre vite)“ (Il maestrale, 2009) è la sua ultima raccolta poetica.
Alberto Masal è da sempre capace di esprimere il senso profondo del nostro tempo attraverso un linguaggio che possa far coincidere la scrittura con i nostri corpi o con la nostra coscienza
Poco importa se la poesia va considerata come uno spazio silenzioso o come un “luogo” incessantemente, o “forzatamente”, rumoroso: in questi versi ogni elemento è inserito in un contesto unico, ampio, polifonico. Qui tutto è polifonia, armonia di significati e significanti: la tradizione orale, da sempre frequentata dal poeta, in questa trascrizione scritta non perde, ma acquisisce valore, rafforza la propria efficacia, elabora nuove immagini, nuovi ritmi, persino una nuova grammatica.
Se esiste un filo che divide tradizione orale e scritta questo filo è tagliato, reso invisibile: qui la lingua è materia pura, scevra di contaminazioni, se non quelle di altre poesie e di altri poeti, numi tutelari che affiorano qua e la come simboli di una religione propria. Ecco Pasolini, il senso di aggregazione e disgregazione di Lucrezio, la rabbia di Majakowskij, il senso di libertà della generazione “sbattuta e beata” di Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti: non è però imitazione ma capacità di permeazione, assorbimento totale e panico con il mondo circostante, che sia quello “proprio” e “personale” o quello “reale”.
Masala ha dialogato tutta la vita e continua a dialogare, discute, ragiona, si stizzisce. Ride, ironizzando o facendo autoironia, si acquieta e si arrabbia, fino a mostrare le proprie ferite pagando dazio, immergendo il proprio dolore nel dolore del mondo.
In un testo, Baby sitter, scrive: ” non sembra un problema / chiarito / trovar chi controlla / il bimbo impazzito / ch’è in me”. Questo bambino impazzito però è capace di scrivere, di creare poesia, fabbro di un qualcosa di magico e speciale, un qualcosa che ha al tempo stesso un sapore ancestrale come la terra, la Sardegna, da cui Masala prende i natali e un sapore moderno, internazionale, sobrio nella sua multietnicità e nei molteplici livelli che ama creare e distruggere.
Alberto Masala è un poeta apprezzato a livello internazionale (performer al fianco di Hirschman e Corso) ma con pochi libri all’attivo. Autore dell’oralità, fino a poco tempo fa scansava le vie editoriali: il suo cammino era, e resta, quello della “street poetry”. Ma è un cammino che fa i conti con la migliore modernità poetica, in bilico fra scritto e orale, e scandisce quindi un Alfabeto di strade. Questo titolo può così raccogliere una scelta della produzione di Masala, rendendola finalmente nota al lettore. Le altre vite sono quelle di autori scomparsi con cui Masala ha dialogato e continua a dialogare, solidale. Nella sezione Il condominio il poeta immagina che questi autori siano gli occupanti di un palazzo altissimo: una comunità che supera tempi e geografie: Lucrezio, Majakovskij, Ginsberg, Césaire, Baudelaire, Kavafis, Paz, Hikmet, la Vicinelli, Pasolini, Atzeni. Presenze e vite in forza di una parola che si fa poesia.

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grazie.
mi sorprende sempre il fatto che una persona legga attentamente ciò che ho scritto. Ancora di più mi sorprende che ne scriva, soprattutto se dimostra di aver davvero capito e, quindi, di parlare a proposito. Spero che un giorno possiamo conoscerci di persona.
Intanto, grazie ancora, Matteo…
Alberto