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La droga nei mass media

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Bisogna parlare di più di stupefacenti sui mezzi d’informazione, senza pregiudizi e ipocrisie.

“C’era una volta la droga”, si potrebbe esordire. Sì perché sembra a guardare i mezzi di comunicazione che il problema droga non esista, se non per suscitare l’interesse morboso dei gossippari incalliti o per gli allarmismi del sociologo di turno o per il teatrino della politica “drogata” di ben altri problemi. Ormai lo sappiamo: i nostri parlamentari sono quasi “puliti”, sono i migliori che dovrebbero tenere le redini dello Stato, allora perché insinuare dubbi? Ormai lo sappiamo che persino le fogne delle nostre grandi città sono “drogate”. La droga è un problema molto più serio delle scenette “test antidroga in diretta” su Porta a Porta, non raccontiamoci storielle, non illudiamoci, non nutriamoci di menzogne e spettacolini o polemichette a tema.

L’abuso di sostanze stupefacenti è sempre un dramma gravissimo per l’intera società e ancora di più per i giovani. Ma questa informazione sembra non avere più occhi e il pubblico non più orecchie per occuparsene seriamente, per suscitare un dibattito produttivo che non riempia solo morbosamente le pagine dei giornali. Se guardiamo alla realtà il quadro è piuttosto sconfortante.

Prima si parlava molto di droga, anche se intorno persisteva il senso di vergogna, e droga e drogato erano il sinonimo assoluto di emarginato, da tutto e da tutti. Oggi si ha la sensazione che si sia perso il controllo, come se si stesse andando verso una deriva chiamata normalità, dove lo stupefacente è un aiutino alla vita sempre più caotica e che ci chiede una prestazione cui necessariamente si deve far fronte sempre al massimo. Non raccontiamoci che la cocaina è la roba della gente ricca e potente che non dà fastidio e non fa male, non lasciamo che le pasticche siano il divertimento del sabato sera, questa confusione e questa cattiva informazione non fanno altro che il gioco degli avvelenatori, degli assassini.

Quando si parla di droga occorre mettere da parte illusioni e menzogne, e ancor più il disinteresse del “tanto non tocca a me”. Basta con lo spirito delle emergenze che durano lo spazio di un giorno o di una settimana. Quello che ci vuole è l’impegno di tutti, quello che serve è un dibattito, perché le autorità internazionali ci dicono che i dati sono gravissimi in tutto il mondo.

I dati parlano di sequestri record, quindi di una richiesta giunta a livelli altissimi, di eroina, cocaina, cannabis, ecstacy e tutto il resto. Il problema, per quanto non ce lo raccontino, è serissimo, e quello che più allarma è il “sommerso”, quello che sfugge ai dati, ossia le persone che usano droga e che avrebbero bisogno di aiuto ma si tengono lontani dai servizi, quelli che la usano sporadicamente “tanto per una volta non fa male” e che invece finiscono per dipenderci avendone danni silenziosi e permanenti o morte immediata in caso di cocktail

C’è da sapere poi che migliaia e migliaia di persone che usano droghe sono in carcere non solo perché assuntori ma per altri reati, e vengono trattati come detenuti comuni quando invece avrebbero bisogno di cure particolari (non di botte fino a morirne).

Parliamo di droga, parliamo di uomini e di donne con un problema in più, parliamo di quelli che ci sono dietro, non di quelli che stanno di fronte alle telecamere, dietro per dare un cuore d’aiuto, non parliamo solo di sostanze, di sequestri mirabolanti e di violenze dovute alla droga. Parliamo di droga per dare una mano alla prevenzione, agli educatori sempre più demotivati, ai genitori che non sanno cosa fare. Occorrono risorse economiche e umane per combattere la solitudine e l’emarginazione, ci vuole più spazio per la  creatività giovanile, ci vuole un’alternativa allo sballo mortale.

Rafforziamo allora le iniziative di educazione tra pari, ad esempio, dove ragazzi parlano di droga ad altri ragazzi infondendo maggiore interesse di quanto un adulto possa fare. Proponiamo personaggi pubblici normali, politici normali, personalità normali e di grande spessore umano e rilevanza sociale per farne dei modelli per una vita senza droga. Usiamo la tv per una volta con profitto giusto, quello del bene per tutta la società. Squalifichiamo a vita i dopati dello sport, i medici che forniscono loro sostanze, rafforziamo le famiglie ormai sole e sconsolate.

L’informazione sopravvissuta sul tema droga ha interesse solo alla cronaca nera o a illustrare vite perdute per raschiare un poco il ghiaccio delle coscienze ammorbate dall’orrore informativo quotidiano, tutto questo proposto in orari notturni o in spazi marginali di bassissimo interesse e ascolto. È forse questo parlare di droga?

Il vero problema è l’annacquamento di una vera coscienza critica da parte dei cittadini, più che la tanto decantata libertà di informazione (sì, liberi di farci vedere e sentire solo quello che vogliono). Nessuno si adegui al branco pecoreccio, allo squallore morale, alla violenza e alla dignità umana usa e getta. C’è un momento per la mobilitazione, per il bene comune, c’è un momento per spegnere l’interruttore dell’informazione mozza, per spegnere la droga.  Facciamo si che i giovani vincano queste sfide per la vera libertà facendoli partecipare alla vita con le sue crudezze, con le sue bellezze, col suo amore forte che può vincere ogni droga. Nessuna droga vale questa vita e affidarsi alla falsa realtà di un miraggio di stupefacente è il peccato più grande che si possa fare.

Prima o poi dovremo pagare il conto di questo “silenzio assenso” sulle droghe, prima o poi l’effetto della irrealtà finirà e ne uscirà una società assuefatta. La cosa più deleteria sarebbe una cultura della droga come normalità quando invece occorre venir fuori, testimoniare le proprie difficoltà, le proprie debolezze ed esperienze che sono le ricchezze dell’uomo e ragioni della sua bellezza, della sua dignità intoccabili. La droga produce agli occhi falsi dei. La prestazione non è un dovere, si può anche essere giunchi umili piuttosto che alti arbusti che il vento però spezza più facilmente per via della loro presuntuosa altezza.

Commenti

Commenti (1)

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  1. roberta bolandrini scrive:

    Caro Cesidio come stai??
    Sfogliano i vari blog ho trovato quest’articolo complimenti mi è piaciuto.Ma credo che la colpa della diffusione nn si possa imputare solo alla cattiva informazione dei mass-media.La droga e sempre esistita dagli Antichi Maia al 2010.Cambiano i costumi le culture gli stili di vita e nella società.Finchè si cerca il massimo dello sballo in Raduni e via dicendo…..Hai ragione nessuna droga vale 1 vita e allora dall’educazione dei figli dal comunicare cerchiamo di cambiare e di connfrontarci.
    Buon Natale e Felice Anno Nuovo roberta

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