La decrescita felice
Ogni giorno tutti contribuiamo con piccoli gesti al macromovimento dell’economia. E’ un processo al quale ognuno di noi sottende in maniera impercettibile. Soprattutto nei periodi di crisi economica, come quello che stiamo attraversando, riceviamo continue informazioni riguardo lo stato di salute del prodotto interno lordo (PIL) del nostro Paese. Non essendo tutti degli economisti, talvolta, non riusciamo a capire come mai un incremento del PIL non corrisponda effettivamente a un miglioramento della nostra vita quotidiana: i costi delle merci non si abbassano, anzi aumentano, e i cittadini si sentono sempre più distanti dallo stato di benessere. Questa asimmetria è giustificabile se si tiene conto che il PIL non è altro che un indicatore di calcolo del valore monetario delle merci. Maurizio Pallante , Presidente dell’Associazione Movimento per la decrescita felice, ci spiega in maniera chiara e illuminante, più di quanto facciano notiziari ed esperti, cosa c’è sotto la definizione di crescita economica e di benessere. Questo movimento, seppur nato solo nel 2007, raccoglie sempre più adesioni e consensi da parte di persone che intendono dare un contributo a una crescita reale, non fittizia, della ricchezza del nostro stato.
Un esempio eccellente è la coltivazione di frutta e ortaggi nel piccolo orto o balcone del nostro appartamento. In questo modo produciamo un bene, non una merce, ma allo stesso tempo soddisfiamo un nostro bisogno primario. Ci mettiamo al sicuro da quei numerosissimi passaggi che un pomodoro attraversa prima di arrivare bello grosso e di un rosso forse fin troppo sgargiante sui banchi dei comuni supermarket. Anche comprare direttamente dal produttore significa avere la certezza sulla provenienza del prodotto e un gusto più genuino e sano per il nostro palato. Si tratta di azioni che contribuiscono a una “decrescita felice” dell’economia, ove decrescita sta come sinonimo di diminuzione della produzione di merci ma non di beni. Impegnarsi a fare ciò significa dare un respiro di sollievo all’ecosistema, oramai saturo a causa dei continui abusi da parte dell’uomo. Spostarsi con i mezzi pubblici o con una bicicletta anziché con la propria auto fa rallentare il consumo di carburante e quindi smorza la crescita della produzione del bene petrolio.
L’associazione è regolata da un preciso statuto costituito da alcuni obiettivi fondamentali: la riduzione dello sfruttamento delle risorse naturali, della mercificazione dei beni, delle idee e dei saperi; la promozione dell’utilizzo di energie rinnovabili; la responsabilizzazione dei soggetti economici rispetto alla produzione di esternalità negative; il ruolo sussidiario della produzione e dello scambio mercantili, quale strumento di soddisfacimento dei bisogni dell’uomo, rispetto ad altre forme di organizzazione della vita delle comunità. Gli scopi sono tanti e il solo fatto che continuamente altre persone scelgano di unirsi al movimento da ogni parte d’Italia ci conferma che non si tratta di pura utopia.
E’ facile pensare di essere una goccia nell’oceano, senza o con la quale, nulla cambia. Ma non è affatto così, anzi , viceversa se restiamo immobili a guardare la natura impoverirsi saremo complici del più grande delitto compiuto dall’umanità. Dobbiamo solo svegliarci dal sonno causato dai ritmi frenetici a cui siamo costretti a sottostare ogni giorno e che hanno trasformato noi stessi, esseri umani, in merci. Decrescere non è un bisogno di ritornare a sistemi economici medievali, è piuttosto la necessità di poter dare un futuro migliore al nostro pianeta e a tutti gli uomini che verranno. Insieme si può davvero.
Per saperne di più visitate:
www.decrescitafelice.it
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Oppure acquistate:
Pallante, M., “L’uso razionale dell’energia. Teoria e pratica del negawattora”
Pallante, M., “La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal pil”
Pallante, M., “Un futuro senza luce? Come evitare i black out senza costruire nuove centrali”
Pallante, M., “Le tecnologie di armonia”
