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La crisi economica è finita? Intervista ad Eugenio Benetazzo

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Il 15 Settembre è stato l’anniversario del crollo della Lehman Brothers, quello che molti considerano l’inizio ufficiale della crisi economica che ha fatto tremare il mondo. Ora pare che il peggio sia alle spalle, ma il presidente di Deutsche Bank, Joseph Ackermann, ha lanciato l’allarme carte di credito revolving. Eugenio Benetazzo, primo ed unico predicatore finanziaro in Italia, ce ne parla.

“Ripercorriamo velocemente le tappe della crisi. Il sistema era solido, non dovevamo preoccuparci, Ben Bernanke e Alan Greenspan ( l’attuale e l’ex capo della Fed) dichiaravano la totale fiducia nelle capacità del mercato di autoregolarsi. Non c’era nessuna bolla in arrivo. Pochi mesi dopo, di fronte ai primi segnali forti di crisi, le autorità economiche europee annunciavano in coro che le difficoltà sarebbero rimaste confinate negli Usa e che i mercati d’oltreoceano non avrebbero avuto niente da temere. Qualche mese ancora e alcune tra le principali banche europee sono andate in crisi, altre sono crollate. Si è capito che il virus dei subprime era sparso in tutto il mondo e che ci sarebbero state pesanti conseguenze per l’economia reale: credit crunch – la stretta del credito – aziende in crisi, disoccupazione e crolli dei consumi”.

Dottor Benetazzo, perché l’economia reale subisce gli errori della finanza? Che connessione c’è tra finanza ed economia?
“C’è stato un eccesso dell’indebitamento delle famiglie. Negli ultimi anni è stato comprato di tutto, dalle abitazioni ai beni di largo consumo, grazie al ricorso al credito facile. Tutto ciò non è sano: non può durare nel lungo termine un mercato che vende tutto attraverso il ricorso al debito. Si mina la capacità di risparmio del consumatore, che può andare in difficoltà quando cerca di saldare i debiti, per tutti quei motivi che vanno ad incidere sulla sua capacità di spesa, come la perdita del posto di lavoro che spesso può dipendere da interventi governativi mancanti o sbagliati. Così si creano i presupposti per fare crollare su se stesso il sistema. Inoltre, gli istituti di credito e gli operatori finanziari, consapevoli dei guai che potevano provocare, hanno “cartolarizzato” (impacchettato) i rischi e li hanno trasferiti sul mercato. All’inizio queste operazioni erano molto redditizie, poi quando la bolla è scoppiata nessuno si è fidato più di nessuno, il credito ha subito forti contrazioni e alla fine hanno pagato le conseguenze le industrie medie e piccole, i lavoratori e le famiglie.”

Il presidente di Deutsche Bank ha annunciato il pericolo di un’altra bolla legata che potrebbe esplodere a causa delle carte di credito revolving. Cos’è una carta di credito revolving?
“Il mondo delle carte di credito è in continua espansione. Le più diffuse sono quelle tradizionali (dette ‘charge’). L’Italia ne conta 27 milioni, di cui quelle attive però sono poco più di 14 milioni. La carta è uno strumento comodo e sicuro che evita di dover portare con sé troppi soldi in contanti. Bisogna però osservare alcune semplici regole di comportamento. Con la carta di credito tradizionale bisogna pagare  il 15 del mese successivo, tutto l’importo, senza interessi o spese. La revolving è diversa. Non si paga subito, al 15 del mese successivo, ma in un periodo più lungo, in base agli accordi stipulati quando ti è stata rilasciata. Ma attenzione, in cambio di questa facilitazione, il consumatore deve pagare un tasso di interesse, che può arrivare a toccare anche il 17-20% annuo. In sostanza, quindi, la revolving contiene in sé anche un finanziamento personale. E’ un prestito a tutti gli effetti.”

E’ difficile ottenere una carta di credito revolving?
“Sono state concesse a chiunque abbia compilato il modulo di richiesta. Il classico passo più lungo della gamba: un errore, e gli errori prima o poi si pagano.”

Info: http://www.eugeniobenetazzo.com/

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