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La cassa integrazione dà i numeri

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A Roma e nel Lazio dati sconvolgenti, fino al 92,7%

Partiamo dai numeri minori (ma non per questo meno gravi). In Italia la cassa integrazione arriva a circa 55 milioni di ore accumulate nel settore industria, ma in diminuzione. Allo stesso tempo però, secondo i dati Unindustria il Lazio raggiunge picchi percentuali da brividi, specie nella Provincia di Roma, dove il dato è più che allarmante, con un incremento delle ore del 92,7%.

cassa-integrazioneLa mera statistica può dare solo l’impressione di quella che è una situazione complicata da risolvere ma chiaramente critica. In una intervista rilasciata ad Affaritaliani.it, il segretario generale della Uil, Luigi Scardaone, punta dritto il dito contro Renata Polverini, rea di non essere dalla parte dei lavoratori. Lei, che prima di essere Presidente della Regione Lazio era il segretario di un altro sindacato, la Ugl, e che oggi si ritrova tra le mani dati molto negativi.

La difficile situazione del Lazio la ritroviamo anche nelle province di Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo, dove, vedi la Ciociaria, le ore di cassa integrazione sono aumentate di più che in tutta la regione (+74,3%).

Come spiegare questi numeri? Nel Lazio ogni giorno chiudono circa sette imprese, con un 28,2% in più di istanze fallimentari presentate nel 2010, mentre il dato nazionale non ci regala comunque buone notizie: i dati forniti dall’Osservatorio Crisi d’Impresa - Cerved Group ci raccontano di 33mila imprese fallite tra il 2009 e il 2011 con la perdita del posto per più di 300mila lavoratori.

Nello specifico, il rapporto divide le statistiche anche in base al singolo settore: i prodotti intermedi e i settori meccanica, sistema casa e moda sono quelli che hanno sofferto di più, per complessivi 3.200 fallimenti d’impresa.

In ogni caso la cassa integrazione nel Lazio va nettamente in controtendenza con i dati generali dell’Italia: a gennaio 2012 l’ammontare di ore è calato del 26,7% rispetto a dicembre 2011 mentre rispetto a gennaio 2011 la diminuzione è stata complessivamente dell’8,5% (i 55 milioni di ore di cui sopra): è il dato più basso dall’estate del 2009.

Numeri a parte sono le promesse non mantenute a destare maggiore preoccupazione: ogni giorno decine di lavoratori tornano a casa sapendo che il mattino successivo non potranno tornare nella propria fabbrica o nel proprio ufficio.

In questa sede non è però utile fare un’ulteriore disamina statistica, basta andare su un qualsiasi motore di ricerca e scrivere le parole chiave “cassa” e “integrazione” per avere notizie dettagliate, anzi, disperazioni dettagliate.

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