L’Italia, il Paese dei furbetti
Corruzione dilagante, evasione fiscale: due ostacoli abnormi per la rincorsa dell’Italia
L’Italia, Paese di Santi, poeti, navigatori e corrotti (o corruttori). Non si tratta dell’ennesima entrata a gamba tesa di qualche organo di stampa straniero, bensì di una semplice constatazione conseguente ad alcuni dati portati a conoscenza dei cittadini.
Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, afferma che le dimensioni di illegalità, corruzione e malaffare in Italia sono “di gran lunga superiori a quelle che faticosamente vengono alla luce”. Che strano effetto fanno queste parole, vent’anni dopo Tangentopoli. Una vita fa, verrebbe da dire. Si tratterebbe di un grande abbaglio, però.
Sì, perché il numero delle sentenze di condanna per i funzionari pubblici è in costante crescita: nel 2011, per esempio, sono state oltre 560, ben cento in più rispetto a un paio di anni prima. Lo stesso dicasi per il danno erariale, aumentato del 60%, con i cittadini costretti pertanto a sborsare ben 350 milioni di euro l’anno in più.
Tuttavia, il dato complessivo denunciato dal Dipartimento della Funzione Pubblica sottolinea che la corruzione costa allo Stato ben 60 miliardi di euro l’anno. È forse arrivato il momento di applicare quanto suggerito sempre da Giampaolino, ossia “costruire un vero e proprio momento di lotta”, sulla stessa linea di quanto accade per la mafia.
Anche l’Unione Europea sottolinea l’insostenibilità della situazione, soprattutto in questo momento di difficoltà economica. Risale a qualche giorno fa, infatti, la pubblicazione dei risultati di un’indagine sulla corruzione, condotta mediante la raccolta di quasi 27 mila interviste ai cittadini degli Stati membri.
Dai dati emersi, si nota che il 74% di essi considera la corruzione come uno dei maggiori problemi del proprio Paese. Fa spavento il dato della Grecia, che fa registrare un picco del 98%, mentre i meno preoccupati sembrano essere i cittadini danesi, con un minimale 19%.
La corruzione, in Italia, è considerata un problema maggiore rispetto alla media europea: il dato raggiunge l’87%, è aumentato di ben quattro punti percentuali rispetto al 2009 e ha di certo risentito dei numerosi scandali che hanno riempito le pagine dei giornali e i notiziari televisivi negli ultimi anni. Quasi un italiano su dieci, inoltre, dichiara di aver ricevuto richieste di mazzette almeno una volta nella vita.
Che fare di fronte a tanto marciume? Il governo pare orientato ad attuare la Convenzione di Strasburgo sulla corruzione, nata tredici anni fa, ma ancora inapplicata. Tra i provvedimenti in essa contenuti, spiccano: la punibilità della corruzione pubblica e privata, misure sulla responsabilità delle imprese e sulla protezione di chi segnala fatti di corruzione, l’incriminazione per corruzione internazionale passiva.
Naturalmente, non si tratta di un procedimento di semplice attuazione, poiché al vaglio del Parlamento, probabilmente entro marzo, dovrà passare il ddl che il guardasigilli Paola Severino sta ancora mettendo a punto. Una serie di norme di adeguamento per il diritto interno, le quali dovranno ottenere l’approvazione di tutte le forze di maggioranza. E l’estrema sensibilità del Pdl su questo tema è nota a tutti.
Transparency International Italia, che da più di 15 anni opera nel settore della prevenzione della corruzione e della diffusione della trasparenza, propone alcune misure per contrastare il fenomeno, come per esempio l’adozione di codici di condotta per i membri del Parlamento e del governo, l’istituzione di un’autorità ad hoc stabile e indipendente e l’introduzione di patti di integrità nei bandi di gara pubblici.
Un altro dramma tutto italiano è l’evasione fiscale. Sempre secondo Giampaolino, per quanto riguarda l’Iva, il gap fiscale tocca il 36% ed è inferiore soltanto al dato spagnolo che raggiunge il 39%. E ancora c’è chi ha il coraggio di indignarsi di fronte ai raid della Finanza a Cortina, Portofino e via dicendo. Azioni concrete fatte passare per mosse mediatiche del governo.
Mario Monti non sembra fare troppo caso a tali illazioni: prosegue nel suo percorso a ostacoli e, per il momento, sembra avere ragione. Fortemente acclamato nell’Europa che conta, applaudito da Obama e dai guru della finanza americani e in qualche modo sospinto da quel tremendo fattore “affossa – governi” che sembra essere lo spread.
Già, proprio il differenziale tra il tasso di rendimento dei nostri Btp e i Bund tedeschi, quello che, secondo alcuni, ha dato il colpo di grazia al governo Berlusconi, oggi viaggia sotto i 370 punti base. Un divario decisamente inferiore rispetto alla media degli ultimi due mesi. Sarà solo un’illusione, oppure questo governo ha davvero le carte in regola per risollevare le sorti dell’Italia?
Di certo, di fronte a due fenomeni abnormi come corruzione ed evasione fiscale, i tempi non saranno straordinariamente rapidi. Se non è cambiato nulla negli ultimi vent’anni, figuriamoci se questo può accadere nel giro di pochi mesi. L’Italia, il Paese dei furbetti.
