0

L’immagine muta del nostro tempo

Share on Facebook
Share on LinkedIn
Share on StumbleUpon
Bookmark this on Delicious

“EuropaRoma Festival”: in scena fino al 27 novembre “Displace”.

Displace. Spostare, smontare, soppiantare, deporre, destituire, rimuovere. La sola pronuncia dà come un senso di squilibrio. Lo stesso spossamento emotivo cui conduce la sottile linea di fondo dello spettacolo “Displace” dei Muta Imago, il gruppo fondato nel 2004 dal drammaturgo Riccardo Fazi e dalla regista Claudia Sorace.

Un lavoro che procede per immagini, e che per immagini cerca di smontare (displace, appunto) tutte le costruzioni della nostra mente, intenta ad individuare sempre un futuro prossimo, laddove il prossimo non è in realtà che ad un palmo di distanza dal nostro naso.

Se “La rabbia rossa” – questo il titolo della prima parte dello spettacolo – indicava la frustrazione dell’irrefrenabile corsa dei nostri tempi, la fretta, l’angoscia, i tremori degli spazi che declinano, in “Rovine” – la seconda parte – questi spazi sono ormai crollati, le menti abituate alla paura e al delitto dell’individualità, sacrilegio e assassinio della libertà umana e civile.

Il muro che crolla ed una voce di donna sono i primi segnali dell’inizio dell’opera. La costruzione sul palco, che lo spettatore credeva rimanesse per l’intera visione, viene infranta e il simbolismo non tarda ad arrivare. Uno, due, tre crolli. Di mura vere, reali, calcinacci e polvere. Ovunque. Un segno forte –i mattoni distrutti dalle stesse mani che lo hanno costruito – che rinvia ad infiniti mondi. La ricerca dello spazio, della possibilità del movimento e della paura di compiere anche solo un passo nelle tenebre, lontano dalla luce. Luce che sa essere rassicurante guida o assordante rumore, musiche che cullano ed accecano.

Ma “Displace” non è solo indice di distruzione. Displace è anche sradicamento, ricollocazione. Probabile fonte dello spettacolo, “Le Troiane” di Euripide. Una città di Troia decaduta, ricoperta di rovine spirituali, la nostra bella civiltà. Sradicati, timorosi di un futuro che è già fine, le nostre donne e i nostri uomini. Uno spettacolo indubbiamente nato per riflettere, e far riflette.

Mancano solo poche date alla conclusione del biennio progettato per la messa in scena dello spettacolo. Dopo quella del 19 novembre in via Plaiola 29, a Roma, rimangono solamente le tre serate del 25, 26 e 27 novembre, presso il Teatro Vascello per il “Romaeuropa Festival 2011”. Una replica, ma solo per la prima parte “La rabbia rossa”, è programmata per il 18/01/12 presso il Teatro E. Cecchetti a Civitanova Marche (MC).

(fonte immagine:www.teatrovascello.it )

Commenti

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.

*