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L’amore va veloce

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La rapidità dei mezzi di comunicazione sta snaturando il senso vero del sentimento.

Quando parliamo d’amore dobbiamo pensare di mettere subito al centro l’uomo con le sue debolezze e le sue passioni, che sono proprio il nido dove posa questo sentimento così bello e profondo che strugge il cuore ed ogni interno sentire. L’amore ci sostiene nelle prove più difficili, l’amore c’incammina verso i sogni e, in fondo, li avvera nel giardino della speranza, l’amore è una nuvola che si perde lontana nel grembo dell’orizzonte unica irripetibile, sospiro dell’azzurro.

Comunicare l’amore significa farsi “servo” dell’altro, significa ringraziare la natura per quanto essa ci dà e rispettarla. Comunicare significa proprio questo rispetto dell’altro in un mondo dove questo senso dell’amore è così annebbiato. I molti sensi dell’amore ce ne rivelano la sua complessità, quasi come decifrare il codice genetico sostituendo ai geni i cuori e mescolando i destini.

L’amore di oggi è multietnico e multiculturale, comunicare l’amore allora significa aprire le porte a chi ha bisogno di sostegno e comprensione, la civiltà dell’amore si costruisce con questi piccoli gesti, con le carezze, con la dolcezza di uno sguardo, e questa civiltà dovrebbe fondarsi sull’ascolto e l’armonia delle parti che fanno quella grazie che è una delle radici dell’amore.

Se calpestiamo il mondo con le sue bellezze, se calpestiamo e neghiamo l’infanzia, se non apprezziamo il mondo femminile, abbiamo un amore che non è amore, ma è “consumo” dell’altro e abbiamo fallito quel compito di condividere la ricchezza del sentire che ci è stata affidata.

Cambiano gli uomini e loro generazioni ma lo spirito mai, animato dall’amore che governa le primavere e che ad ognuno cambia la propria vita. Un sentimento amoroso profondamente cambiato, cambiato nel senso anche delle esperienze comunicative che lo alimentano. Nell’era del Web i cuori si incontrano nel cyberspazio, nascono amori di Html in spazi appositi dove è possibile trovare l’anima gemella con un colpo di mouse e troppo spesso con la carta di credito.

Ripenso alle pergole in fiore di qualche quadro ottocentesco, un tavolo riccamente intarsiato e una fanciulla nel fiore degli anni che scrive una lettera all’amato lontano o alla guerra, i sentimenti erano meno veloci che in una email o in una chat istantanea, tutto era sospeso nell’ansia, tutto era così vero, così unico, così imprescindibile da quel momento. Era il tempo dell’amore lento.

L’ansia dell’attesa, il senso dell’incertezza, l’immagine dell’amato che apre lentamente la lettera e ne centellina le parole come i petali di un fiore, come una goccia ritmica che scende piano. Fa paura oggi quest’uomo che ha perso quell’attesa, quell’ansia, quelle immagini così degne di un quadro dipinto passo passo nella mente. Fa paura quest’uomo pieno di certezze, di scienze esatte, di calcolo, di egoismo senza sconti e fa paura questo amore meccanico veloce e indifferenziato.

Una email vale l’altra: non ha personalità, a ben pensarci, non ha il profumo delle mani dell’amata, non ha le lacrime sul foglio bianco, non ha la mano tremante, non ha niente. Da quanto si sa oggi non si scrivono più lettere, eppure siamo invasi dalle parole di cui solo una minima percentuale comunicano qualcosa. Il nostro bisogno di amore, di comunicare amore, non è cambiato: dovremmo forse solo rallentare.

Dovremmo ricominciare a comunicare in famiglia, luogo dell’amore per eccellenza, dovremmo far tacere tante parole, tanti sms, tante email luccicanti e concentrarci sul cuore, sugli sguardi, che sono gli unici strumenti della comunicazione amorosa che non sono cambiati e mai cambieranno.

Gli strumenti della velocità danno tutto e subito. Il male della nostra generazione è questo. Dovremmo dare tutto nella pace e nella tranquillità, comprendendoci e avvicinandoci all’altro pronti a sacrificare la nostra vita e il nostro destino.

Agli uomini proverei quanto sbagliano a pensare che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi”, scriveva Gabriel Garcia Marquez”.

Questo turbine di comunicare fine a se stesso fa invecchiare presto i nostri sentimenti, rende le nostre vite più incerte e confuse, smettere di innamorarsi giorno dopo giorno significa mettere un confine ai sogni, alle speranze di felicità. È sperare la cosa difficile, a voce bassa e quasi con vergogna. La cosa facile è disperare ed è la grande tentazione. Questo è l’amore, la speranza. E la speranza è una cosa lenta, molto lenta, ma il risultato è grandioso.

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