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I “grandi sogni” di Jasmine

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Jasmine Trinca, scoperta nel 2001 da Nanni Moretti che, dopo 2500 provini, l’ha voluta per “La stanza del figlio”, ha all’attivo sette film e un corto diretto da Valerio Mastandrea. Ha ricevuto il premio Guglielmo Biraghi come migliore talento emergente dell’anno per l’interpretazione ne “La stanza del figlio”, il nastro argento 2004 per “La meglio gioventù” ed è stata applaudita anche all’ultimo festival di Venezia con “Il grande sogno”, dove le è stato consegnato il premio Marcello Mastroianni dedicato alla migliore interprete emergente.

Jasmine, cosa ci dici di quest’ultimo premio?
“Sono stata molto contenta, anche se in molti hanno sottolineato il fatto che non sono proprio un’attrice emergente. Però la giuria a Venezia è internazionale, sono persone esperte e competenti, e magari non mi hanno mai vista prima e quindi mi hanno assegnato il premio da emergente. Comunque  fa piacere lo stesso e poi il fatto che mi vedano come una ragazzina per me è un complimento!”

Sei al secondo film diretto da Michele Placido,  ti trovi bene a recitare nei suoi film?
“In “Romanzo Criminale”i ruoli principali erano tutti maschili e le ragazze erano in secondo piano. Ne “Il Grande Sogno”, invece, ho avuto la possibilità di confrontarmi con un personaggio più importante, ho dovuto immedesimarmi nel ruolo di una ragazza di un altro periodo storico.

Sei al terzo ruolo che possiamo definire “storico”, ti piacciono i film ambientati nel passato?
“Mi piace il fatto che il cinema possa raccontare la Storia con la S maiuscola ripercorrendo la vita di persone comuni. I due film di Placido e la “La Meglio Gioventù” hanno narrato in qualche modo la Storia del Paese. E’un tipo di cinema che riesce ad essere intrattenimento e testimonianza al tempo stesso”.

Ti piacerebbe recitare in un film “in costume”?
“Sì, molto. Purtroppo costano e in Italia, come sappiamo, c’è crisi.  Questo genere di film non vengono prodotti. La verità è che con il cinema hai in mano un grande giocattolo, di alto livello, e puoi fare di tutto, film in costume o storici, commedie o altro. Ho una passione per l’antica Roma e mi piacerebbe fare un film ambientato a inizio Novecento”.

Ne “Il grande sogno” hai lavorato con i due giovani attori più gettonati del momento, come ti sei trovata?
“Con Riccardo Scamarcio mi  ero già incrociata in “Romanzo Criminale”, ma non avevamo avuto modo di lavorare insieme. Al di là della sua bellezza, che c’è ed è magnetica, è veramente bravo, ci si lavora benissimo e forse è quello con cui ho lavorato meglio in assoluto. Luca Argentero è diverso, è più aperto, meno tenebroso, gentilissimo, un vero bravo ragazzo. Il fatto che siano così diversi è stato funzionale alla storia in cui interpretano appunto due ruoli opposti”.

Hai lavorato anche con Silvio Muccino in “Manuale d’Amore”.
“Sì, è stato molto divertente. Veronesi è uno di quei toscani che stanno molto sulla commedia e lavorare con lui è stata un’esperienza utilissima. Se consideri che ho sempre avuto parti serie e drammatiche poter recitare un ruolo senza turbe né sofferenze è stato molto piacevole”.

Nanni Moretti ti ha scoperta e lanciata con “La stanza del figlio”. Parlaci di lui
“Come per tutti gli attori credo che il primo a dirigerti diventi sempre il tuo maestro. Da lui ho imparato la tecnica e alcune lezioni di vita. Lui è intelligente e geniale, e come tale è anche difficile e problematico, ma preferisco uno così, che ti pone davanti a varie scelte, a scogli da superare, che ti obbliga a cercare una strada alternativa e ti fa lavorare a fondo. E’ una fortuna incontrare dei registi così”.

Perché pensi ti abbia scelto? Sappiamo che sei stata selezionata tra migliaia di ragazze.
“Allora, come tutti sanno, il mio sogno da ragazza non era fare l’attrice, anzi, non ci avevo proprio mai pensato. Io volevo fare l’archeologa. Spesso al Liceo venivano registi in cerca di comparse o attori da inserire nel proprio film e quando passò la circolare che comunicava l’arrivo di Moretti pensai di andare a vedere di cosa si trattasse. Non ero una sua fan accanita, ma mi piaceva e lo volevo conoscere. Al provino poi la cosa andò per le lunghissime e stavo per andarmene quando mi sono detta: “se vai via non lo saprai mai”. Ed ora eccomi qua”.

Quindi non hai mai fatto una scuola. Come fai a superare l’imbarazzo?
“Alle scuole di recitazione ci si va per altri motivi, l’imbarazzo lo si supera sul campo. Inoltre non è la cinepresa a creare imbarazzo, ma le persone, il regista, gli attori. Per esempio l’idea del teatro, che non ho mai fatto, mi intimidisce molto. Per fare teatro a mio parere servono altre qualità che vanno studiate, non si può improvvisare. Però mi piacerebbe perché credo sia giusto affrontare anche ostacoli diversi.

Come scegli e prepari i tuoi personaggi? Hai un metodo?
“Prima ancora del personaggio è importante il copione. La storia stessa deve essere non dico verosimile, perché può essere anche pazzesca e assurda, ma deve almeno stare in piedi. Una volta che si accetta la sceneggiatura allora si passa al personaggio, che però creo piano piano durante le riprese. Ad esempio trovo inutile farmi tante domande su come sarebbe lo stesso personaggio quindici anni dopo, lo faccio vivere nell’arco temporale previsto dal film, e lo adatto a quel tempo. Per alcuni personaggi c’è anche uno studio dietro. Ne “Il Grande Sogno” ho dovuto interpretare una cattolica degli anni prima e dopo il ’68 e per entrare nel personaggio, io che non sono cattolica e che vivo in un altro secolo, ho dovuto documentarmi. E’ stato molto interessante, come anche studiare l’ebraico e il francese per poter girare un film francese in Israele (Ultimatum) in cui si narra la reazione della gente alla minaccia di Saddam di attaccare Israele con le armi chimiche. Il tutto durante la guerra del Golfo. Per questo film ho dovuto capire cosa prova la gente che vive in uno stato di guerra. Una lunga e difficile preparazione”.

Ora hai una bimba di 8 mesi. Ti riposerai un po’ o hai altri progetti immediati?
“In realtà non ho nulla in programma, né proposte, a parte due film in Francia con data da destinarsi. Però ho molta voglia di lavorare. Su mia figlia, Elsa, ho concentrato tutte le attenzioni e le energie. Credo invece che faccia bene trovare un equilibrio e fare anche dell’altro, oltre alla mamma intendo. Fa bene dedicare del tempo a sé stessi. Ma oltre al lavoro in futuro sinceramente vorrei andare via dall’Italia, sia per me che per mia figlia. Qui c’è troppa amarezza”.

E questo nome è stato scelto in omaggio alla Morante?
“Beh, in parte. Elsa Morante è una grande figura femminile ed è quindi per me un augurio a mia figlia. Ma oltre a ciò mi piace perché è un nome d’altri tempi”.

E parlando di nomi, con chi sogni di lavorare un giorno?
“Parlando di sogni vorrei essere diretta di Bertolucci, Michael Mann e Ridley Scott. E come attori vorrei incontrare Daniel Day Lewis, che mi fa impazzire, mentre Kate Winslet e Rachel Weisz sono attrici da cui vorrei imparare qualcosa”.

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