Intervista a Claudio Fava
Quando uccisero suo padre, lui, a 26 anni, assunse la direzione de “I Siciliani“.
“Sono stati 5 anni di grande sofferenza. Ci sentivamo in pericolo e abbandonati dalle istituzioni”.
Come ha preso la notizia del sequestro delle vostre case, tra cui quella dove è nato lei, la casa di suo padre?
“Mi sembra un caso di ostinazione imbarazzante su un debito di tanti anni fa che è stato completamente stravolto. Dopo l’uccisione di mio padre abbiamo passato anni tremendi, ma abbiamo resistito. E questo è il riconoscimento che stiamo ricevendo dalle istituzioni 25 anni dopo. Ora comunque dobbiamo salvare le nostre case, già pignorate, altrimenti sarà un’altra malinconica vittoria della mafia su chi i mafiosi e i loro amici ha continuato a combatterli per un quarto di secolo”.
La Fondazione Giuseppe Fava ha lanciato un appello e ha aperto un conto corrente e una sottoscrizione per “I Siciliani”, come sta andando?
“Abbiamo ricevuto centinaia di contributi, gente comune che ha donato dai 50 ai mille euro per aiutarci. Ogni aiuto che arriva da semplici cittadini è per noi una vittoria, è un riconoscimento che la gente da al nostro impegno, alla nostra sofferenza e al sacrificio di mio padre. E’ la testimonianza che il Paese, la Sicilia e Catania in particolare sono capaci, se stimolati e informati, di organizzare una resistenza civile.”
Passiamo alla politica. Mentre il Pd si prepara al congresso d’autunno, l’Udc si è riunita a Chianciano e ha messo le basi per una futura idea di Grande Centro. Nel Pdl, intanto, si sta manifestando lo scontro tra Fini e Berlusconi. Qual è la strategia di Sinistra e Libertà, anche in vista delle regionali 2010?
“Siamo un cantiere aperto. Ieri, nell’assemblea nazionale di Sinistra e Libertà di Napoli è stato approvato un documento che prevede la costituzione del Coordinamento nazionale di Sinistra e libertà composto da membri in rappresentanza dei partiti fondatori e delle tante elettrici e dei tanti elettori non iscritti a nessun partito o movimento”. A dicembre ci sarà la Conferenza programmatica di Sinistra e liberta e dopo le prossime elezioni regionali celebreremo il Congresso del partito. Saranno mesi molto intensi”.
La manifestazione per la libertà d’informazione di piazza del Popolo a Roma è stata rimandata al 3 ottobre dopo la strage di Kabul. Voi ci sarete?
“Assolutamente sì, come ho appena detto all’assemblea . Sinistra e Libertà sarà in piazza per la manifestazione promossa dalla Fnsi. E’ molto importante, un paese senza un’informazione indipendente è un paese senza voce, senza diritti e senza memoria”.
Ogni volta che qualche soldato muore in guerra tutti si ricordano che l’Italia con il suo esercito sta partecipando a una guerra, anche se con l’obiettivo di riportare la pace. Ma quella contro i Taliban è una guerra. Non le sembra da ipocriti parlare di exit strategy solo dopo che qualche soldato ci ha rimesso la vita?
“Ci uniamo al dolore delle famiglie dei soldati caduti e alla sofferenza dei loro compagni feriti, ma sottolineo che era una strage prevista. I militari italiani erano preparati e attrezzati per una missione di pace e si sono trovati in un campo di battaglia. E adesso pagano l’ambiguità e le menzogne della politica. La parola ritiro non è segno di ipocrisia e non può e non deve essere più un tabù. Bisogna organizzare una nostra immediata exit strategy e lavorare affinché le Nazioni Unite lancino rapidamente una conferenza di pace”.
Lei è stato sceneggiatore del film “I cento passi”, sulla storia di Peppino Impastato. Cosa pensa della vicenda della targa in suo onore rimossa dalla biblioteca di Ponteranica?
“Andremo a rimettere quella targa al suo posto. Non basta manifestare. E’ l’unica risposta che si può dare a un sindaco spudorato e senza memoria.”
Claudio Fava ha lavorato per il Corriere della Sera, l’Espresso, l’Europeo e la Rai, in Italia e dall’estero. Ha incrociato la sua attività professionale con l’impegno politico. Alle ultime elezioni europee è stato candidato nelle file della Sinistra e Libertà.
