0

Informazione: è cyber-censura

Share on Facebook
Share on LinkedIn
Share on StumbleUpon
Bookmark this on Delicious

Metodi diversi ma problema costante: la censura non risparmia internet

Accesso ad un’informazione trasparente, garantito da molteplici canali. Questo è senz’altro un indicatore valido del livello di democrazia reale, e non solo supposta, del ventunesimo secolo. Fare informazione, poter accedervi, riuscire ad interpellare la famosa “altra campana” sembra essere sempre più un lusso che una condizione di normalità.

reporterssansfrontieres_0312E’ quanto denunciato da Reporter Senza Frontiere, l’organizzazione non governativa che da 25 anni studia e rileva il livello di libertà e accessibilità dei mezzi di informazione e dei loro autori nel mondo. In occasione della 6a giornata della lotta alla censura, il 12 marzo scorso, è stato reso pubblico un documento che conferma e sottolinea l’impossibilità di una libera informazione.

Impossibilità che diventa, in molti casi, una vera e propria repressione. Non solo censura all’interno dei mezzi di comunicazione tradizionali, ma cyber-caccia a blogger, giornalisti e attivisti della rete. Rispetto all’indagine presentata l’anno passato, RSF evidenzia come “il 2011 resterà un anno di violenza senza precedenti nei confronti dei cyber cittadini. In 5 sono stati uccisi mentre gli arresti sono stati ben 200, includendo i blogger, con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Un bilancio record – spiega che rischia di divenire ancor più pesante tenuto conto anche della cieca violenza adoperata dalle autorità siriane”.

Il contesto politico-culturale è determinante: l’assenza o la soppressione delle libertà civili porta necessariamente alla soppressione della libertà d’informazione. Maglia nera a Eritrea (posto 175), subito seguita da Turkmenistan e Corea del Nord: dittature assolute che non consentono libertà civili. Poco più in alto troviamo Siria, Iran e Cina che hanno peggiorato le condizioni rispetto all’anno precedente. Proseguendo verso l’alto, troviamo il Bahrain e il Vietnam, regimi oppressivi per eccellenza. Anche altri Paesi come l’Uganda e la Bielorussia sono diventati molto più repressivi. La testa della classifica conferma l’equazione democrazia/libertà di informazione: Finlandia, Norvegia e Paesi Bassi guidano la lista. Merita attenzione il miglioramento di Capo Verde e della Namibia che, in un contesto di difficoltà socio-politiche e informative generali che caratterizzano il continente, non hanno ostacolato il lavoro dei media.

All’interno dell’UE, è marcata la distinzione tra Paesi del nord Europa, che hanno sempre ottenuto una valutazione molto positiva, e Paesi come la Bulgaria (80°), la Grecia (70°).  E’ interessante notare, tuttavia, come una condizione politica definita come democratica non sia garante di un’effettiva democrazia: gli Stati Uniti, esempio principe, hanno lasciato molto a desiderare nella gestione di “Occupy Wall Street”, scivolando al quarantesettesimo posto.

E l’Italia? Secondo RSF, con il suo 61°posto, un classico esempio di democrazia fittizia, fatta di media politicamente indirizzati e boicottaggi più o meno evidenti.

Per saperne di più:

http://en.rsf.org/press-freedom-barometer-journalists-killed.html?annee=2012

http://en.rsf.org/press-freedom-barometer-journalists-imprisoned.html?annee=2012

http://en.rsf.org/press-freedom-barometer-media-assistants-imprisoned.html?annee=2012

http://en.rsf.org/press-freedom-barometer-netizens-imprisoned.html?annee=2012

Commenti

Commenti (0)

Trackback URL | Comments RSS Feed

Comments are closed.