Informazione: è cyber-censura
Metodi diversi ma problema costante: la censura non risparmia internet
Accesso ad un’informazione trasparente, garantito da molteplici canali. Questo è senz’altro un indicatore valido del livello di democrazia reale, e non solo supposta, del ventunesimo secolo. Fare informazione, poter accedervi, riuscire ad interpellare la famosa “altra campana” sembra essere sempre più un lusso che una condizione di normalità.
E’ quanto denunciato da Reporter Senza Frontiere, l’organizzazione non governativa che da 25 anni studia e rileva il livello di libertà e accessibilità dei mezzi di informazione e dei loro autori nel mondo. In occasione della 6a giornata della lotta alla censura, il 12 marzo scorso, è stato reso pubblico un documento che conferma e sottolinea l’impossibilità di una libera informazione.
Impossibilità che diventa, in molti casi, una vera e propria repressione. Non solo censura all’interno dei mezzi di comunicazione tradizionali, ma cyber-caccia a blogger, giornalisti e attivisti della rete. Rispetto all’indagine presentata l’anno passato, RSF evidenzia come “il 2011 resterà un anno di violenza senza precedenti nei confronti dei cyber cittadini. In 5 sono stati uccisi mentre gli arresti sono stati ben 200, includendo i blogger, con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Un bilancio record – spiega – che rischia di divenire ancor più pesante tenuto conto anche della cieca violenza adoperata dalle autorità siriane”.
Il contesto politico-culturale è determinante: l’assenza o la soppressione delle libertà civili porta necessariamente alla soppressione della libertà d’informazione. Maglia nera a Eritrea (posto 175), subito seguita da Turkmenistan e Corea del Nord: dittature assolute che non consentono libertà civili. Poco più in alto troviamo Siria, Iran e Cina che hanno peggiorato le condizioni rispetto all’anno precedente. Proseguendo verso l’alto, troviamo il Bahrain e il Vietnam, regimi oppressivi per eccellenza. Anche altri Paesi come l’Uganda e la Bielorussia sono diventati molto più repressivi. La testa della classifica conferma l’equazione democrazia/libertà di informazione: Finlandia, Norvegia e Paesi Bassi guidano la lista. Merita attenzione il miglioramento di Capo Verde e della Namibia che, in un contesto di difficoltà socio-politiche e informative generali che caratterizzano il continente, non hanno ostacolato il lavoro dei media.
All’interno dell’UE, è marcata la distinzione tra Paesi del nord Europa, che hanno sempre ottenuto una valutazione molto positiva, e Paesi come la Bulgaria (80°), la Grecia (70°). E’ interessante notare, tuttavia, come una condizione politica definita come democratica non sia garante di un’effettiva democrazia: gli Stati Uniti, esempio principe, hanno lasciato molto a desiderare nella gestione di “Occupy Wall Street”, scivolando al quarantesettesimo posto.
E l’Italia? Secondo RSF, con il suo 61°posto, un classico esempio di democrazia fittizia, fatta di media politicamente indirizzati e boicottaggi più o meno evidenti.
Per saperne di più:
http://en.rsf.org/press-freedom-barometer-journalists-killed.html?annee=2012
http://en.rsf.org/press-freedom-barometer-journalists-imprisoned.html?annee=2012
http://en.rsf.org/press-freedom-barometer-media-assistants-imprisoned.html?annee=2012
http://en.rsf.org/press-freedom-barometer-netizens-imprisoned.html?annee=2012
