In Spagna per diventare avvocati
In internet e non solo, da alcuni mesi si moltiplicano le offerte per ottenere l’abilitazione da avvocato attraverso “la via spagnola”, eludendo l’esame di Stato e la pratica forense, obbligatorie in Italia per esercitare la professione.
Ma in cosa consiste questa “via spagnola”?
Fino al 2011 in Spagna per esercitare la professione forense non è necessario superare alcun esame di abilitazione. Numerosissime società offrono un servizio all inclusive per diventare avvocato e svolgere tutte le pratiche burocratiche per attuare tale espediente fuori dal nostro Paese, vediamo come: per prima cosa bisogna richiedere l’omologazione del titolo (laurea italiana) fino alla resoluciòn del Ministero della Scienza e dell’Educazione spagnolo. La decisone del Ministero fornirà inoltre le indicazioni circa le prove integrative da superare per ottenere l’omologazione del titolo. Occorrerà, quindi, scegliere l’Universidad presso cui sostenere tale “prueba”. Superato tale esame in lingua spagnola, è necessario iscriversi al Collegio degli avvocati spagnoli. Con il certificato dell’iscrizione all’albo spagnolo, si potrà ottenere, in Italia, l’iscrizione nella particolare sezione per gli avvocati “stabiliti”dell’Albo italiano. A questo punto il novello “abogado” potrà esercitare la professione in Italia, con l’obbligo però di appoggiarsi a un avvocato regolarmente iscritto all’Albo.
Dopo tre anni di tale pratica il fine sarà raggiunto, ovvero si potrà inserire il fatidico avv. davanti al nome. A prima vista la “via spagnola” sembra un facile espediente, ma dopo un esame più approfondito si rivela un metodo costoso e non propriamente semplicissimo:occorre infatti conoscere molto bene la lingua spagnola per sostenere con successo la decina di esami di cui di solito è costituita la prueba.
Tutto l’iter è comunque legale in quanto disciplinato dal decreto legislativo n. 96/2001.
L’opzione spagnola e le tante pubblicità che la promuovono si inseriscono in un contesto abbastanza confuso per la professione forense. Di recente ci sono state manifestazioni dell’UGAI, l’Unione Giovani Avvocati Italiani, contro la riforma forense del Ministro Alfano. I motivi per cui il 28 novembre scorso i giovani avvocati sono scesi in piazza sono numerosi ed è soprattutto il testo della riforma, molto corporativo secondo praticanti e studenti di giurusprudenza, il bersaglio della protesta.
Nuove norme per il tirocinio e soprattutto per l’accesso alla professione forense saranno sottoposte all’esame della 2° Commissione permanente di Giustizia del Senato il 16 dicembre prossimo. Se qualche anno fa Bersani pensava ad una liberalizzazione dell’Ordine ora si registra una controtendenza visto che si parla di tariffe minime «inderogabili e vincolanti» e criteri più rigidi per regolare l’accesso alla professione: vietati i codici commentati durante gli esami, limite di età a 50 anni per l’iscrizioneall’albo, verifiche biennali, anche reddituali, per cancellare dall’albo chi esercita la professione in modo marginale. Persino magistrati e docenti universitari, per essere ammessi, dovranno superare delle prove di idoneità e dei quiz. Nessuna novità, invece, per quanto riguarda i compensi dei praticanti.
