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In Senegal sono “stufi”

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Proteste in Senegal in vista delle elezioni

Un colpo di stato costituzionale. E’ così che l’opposizione definisce la candidatura di Abdoulaye Wade alle presidenziali senegalesi. L’85enne presidente in carica, già per due volte al capo del governo, non avrebbe potuto partecipare alla corsa elettorale del prossimo 26 febbraio, in quanto la Costituzione prevede un limite massimo di due mandati. Ma, davanti al Consiglio Costituzionale, Wade ha sostenuto una tesi apparentemente convincente: nel conteggio dei suoi mandati non può essere considerato quello del 2000, poiché il limite massimo di due è stato inserito solamente nel 2001, a mandato già iniziato.

Proteste in Senegal

Proteste in Senegal

Un tesi questa che ha convinto senza remore i membri del Consiglio Costituzionale: hanno validato la sua candidatura ed annullato invece quella del popolare cantante Youssou Ndour. Si tratta di 5 giudici nominati da Wade stesso e accusati di aver ricevuto, ciascuno, una limousine e 100.000$ dal presidente.

Delle violente proteste sono quindi scoppiate nel paese nelle scorse settimane, per chiedere le dimissioni dell’attuale capo dell’esecutivo senegalese. Bilancio degli scontri: 4 morti nel giro di 5 giorni. Il movimento ribattezzato “Y’en a marre!”(“siamo stufi!” o “ne abbiamo abbastanza!”) si lega al M23, sigla nata il 23 giugno scorso per opporsi alla progetto di riforma costituzionale del presidente, che mirava ad abbassare al 25% la percentuale di voti sufficienti alla elezione al primo turno, rendendo più facile la vittoria del figlio Karim.

Diversi i motivi che guidano la frustrazione della popolazione: innanzitutto, c’è il fattore età. Con i suoi 85 anni dichiarati, Wade sembra in realtà averne 90 e potrebbe terminare quindi il suo terzo mandato a 97 anni. Molti temono che il suo progetto sia di non portarlo a termine ma di nominare il figlio come successore. In secondo luogo, c’è il malcontento nei confronti della sua politica, considerata come concessionaria di favoritismi per una ristretta élite che la circonda. Per concludere, le generali condizioni di vita della popolazione, peggiorate negli ultimi anni.

L’opposizione è tanto compatta nelle piazze quanto frammentata a livello partitico. Sono ben 14 le candidature convalidate dal Consiglio Costituzionali, tra le quali si fanno notare quelle di alcuni ex alleati di Wade: gli ex primi ministri Moustapha Niasse, Idrissa Seck e Macky Sall.

L’ottuagenario leader sembra infatti essere sempre più isolato, dal momento che anche la comunità internazionale si è espressa a favore di un cambiamento in Senegal. Gli Stati Uniti si sono detti “preoccupati” per la sua ostinazione a voler restare al potere; Parigi invece, attraverso il Ministro degli Esteri Alain Juppé, auspica un cambio generazionale ai vertici dello Stato. Ad ogni modo, una vittoria di Wade al primo turno sembra essere alquanto improbabile. Tutto si giocherà al secondo turno.

Intanto, lo scorso  7 febbraio durante una manifestazione di piazza a Dakar, Cheikh Tidiane Gadio ex Ministro degli Affari Esteri ora passato all’opposizione, ha parlato della possibilità di creare un Consiglio Nazionale. “Se Abdoulaye Wade persisterà, noi non lo riconosceremo, né riconosceremo il suo governo e organizzeremo una campagna per il riconoscimento di un Consiglio Nazionale di transizione che noi, noi altri, creeremo.” ha dichiarato Gadio davanti migliaia di persone.

Il contestato presidente è al potere da 12 anni. E’ stato eletto nel 2000, segnando la fine del dominio del partito socialista e rispecchiando l’aspirazione al cambiamento della popolazione senegalese. Un cambiamento che fu al centro della sua campagna elettorale. Sopi (cambiamento in lingua wolof) era infatti uno dei suoi slogan. Ma ora che la popolazione chiede un altro “sopi”, Wade sembra non essere d’accordo.

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