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In Nord Europa stampa più libera

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L’Italia retrocede al 49esimo posto, gli Usa di Obama salgono di venti.

Perché la stampa è cosi com’è? Perché i mass media, che dovrebbero assolvere in ugual modo lo stesso fine, quello di informare, differiscono così tanto nei vari Paesi? Perché i Paesi del Nord Europa sono i leader della libertà di stampa mentre l’Italia scivola precipitosamente?

Il mese appena concluso sarà ricordato come il mese della stampa, tra manifestazioni in piazza in difesa della libertà, accuse di strumentalizzazione, quotidiani innalzati a palcoscenico di lotte politiche. E c’è anche chi in questo caos generale dà i voti.

Il 20 ottobre 2009, infatti, puntuale come ogni anno, è stata resa pubblica la classifica mondiale sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere (ottava edizione). I risultati più clamorosi riguardano gli Stati Uniti, che in un anno hanno recuperato 20 posizioni (il che la dice lunga su quanto poi la classifica sia più “politica” che oggettiva) passando dalla 40esima alla 20esima posizione, e i Paesi Europei, tra cui anche l’Italia 49esima, che negli anni continuano a perdere sempre più terreno. In pole position ci sono invece Danimarca, Finlandia, Irlanda, Norvegia e Svezia che da anni ormai, posto più posto meno, sono sempre ai vertici. Come mai?

Un tentativo di risposta si può trovare nel’indagine comparativa svolta da due professori Universitari, Paolo Mancini dell’Università di Perugia e Daniel C. Hallin dell’Università della California, San Diego USA (“Modelli di giornalismo. Mass media e politica nelle democrazie occidentali,2006”) i quali ponendosi i nostri stessi quesiti, hanno tentato di individuare delle correlazioni tra i sistemi politici e i sistemi di comunicazione, sostenendo appunto che la situazione della stampa in ciascun Paese è tale perché ognuno ha una propria storia sociale, economica e politica. Ma visto che non tutto si può “giustificare” con la dipendenza dal passato, dimostrano anche come ormai sia anche il sistema dei mass media a influenzare i contesti sociali, economici e politici. E, il nostro Paese, almeno in questo, potrebbe essere nominato leader indiscusso.

Tre i modelli ideali “creati” in base all’analisi dei due professori: il modello liberale, prevalente in Gran Bretagna, Irlanda e Nord America, il democratico-corporativo, tipico dell’ Europa continentale, e il pluralista-polarizzato, presente nei paesi mediterranei dell’Europa meridionale (e quindi anche in Italia).

I leader della classifica recentemente pubblicata rientrano pertanto nel modello democratico-corporativo, un modello che presenta delle contraddizioni (quelle che i due autori chiamano appunto “compresenze”), in quanto caratterizzato dalla presenza di elementi tra loro contrapposti. Qui un forte parallelismo politico (inteso come corrispondenza stampa-partiti) convive infatti con una stampa a circolazione di massa molto consistente, un forte grado di professionalizzazione del giornalismo e un forte intervento statale nei mass media. Compresenze queste che in Italia sono del tutto inimmaginabili: alto grado di professionalizzazione del giornalismo in Italia dove i giornali ormai sono diventati le armi dei politici per combattere guerre che dovrebbero essere combattute in altre sedi? No, purtroppo in Italia il parallelismo politico c’è, ma convive con un basso grado di professionalizzazione, un intervento dello Stato nella regolazione dei mass media che purtroppo non è ispirato a criteri obiettivi e trasparenti, come nei Paesi del Nord Europa, e una scarsa circolazione della stampa.

Sì, perché anche nella classifica dei livelli di lettura e di diffusione dei quotidiani l’Italia non brilla affatto: solo 23esima con 193,8 copie per mille abitanti. E, a conferma di quanto detto prima, in questa classifica primeggia ancora una volta la Danimarca con 766,1 copie ogni mille abitanti seguita (a parte il secondo posto del Giappone) da Svezia, Norvegia e Finlandia (561 copie).

Commenti

Commenti (1)

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  1. Marco Patruno scrive:

    I problemi che riguardano l’informazione italiana sono tanti e molteplici. Uno di questi problemi riguarda
    la scarsa indipendenza dell’informazione italiana
    dalla politica, che la rende pertanto non completamente
    libera. Certo questo è un problema complessivo che tocca
    tanto l’informazione televisiva fino a quella della carta
    stampata. Un pò più di libertà si respira sul web, ma non saprei dire ancora per quanto.

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