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Summit di Copenhagen

SUMMIT DI COPENHAGEN: FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA

6 domande e altrettante risposte per capirne di più sull’importante vertice Onu sul clima

1. Cos’è il Copenhagen climate change conference?

E’ la quindicesima riunione delle Nazioni Unite che si terrà a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre 2009  per parlare dei cambiamenti climatici e creare un nuovo protocollo con l’obiettivo di limitare i danni del riscaldamento globale. Quello di Copenhagen è l’ultimo e forse il più importante di una serie di summit che affondano le radici nel 1992 quando a Rio de Janeiro si tenne l’Earth Summit (il Vertice della Terra).

  1. 2. Quale sarà il principale motivo di discussione?

Durante il vertice si parlerà di emissioni di CO2 e dei tagli che saranno necessari per far fronte al riscaldamento globale. Tutti gli scienziati, infatti, sono concordi nell’affermare  che il mondo debba bloccare la crescita delle emissioni di gas serra e debba iniziare a farlo molto presto. Per poter mantenere il surriscaldamento sotto il pericoloso limite dei 2°C, sono necessari tagli del 25% – 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, che devono salire all’85% – 90% entro il 2050. Fino a questo momento, siamo molto al di sotto di questi obiettivi.

  1. 3. Chi dovrebbe tagliare le emissioni di CO2?

Questo è uno dei problemi più spinosi. I paesi industrializzati come Stati Uniti, Regno Unito e Giappone sono responsabili delle maggiori emissioni di gas serra perciò dovranno essere i primi a dare una risposta a ciò che gli scienziati chiedono. Ma anche le economie emergenti come quella cinese o indiana devono fare qualcosa, anche se la “carbon footprint” delle popolazioni di queste nazioni non influisce granché perché ci sono milioni di persone che vivono in condizioni di povertà profonda. Basti pensare che in India, 400 milioni di abitanti non hanno l’elettricità. Bilanciare le responsabilità dei tagli è l’elemento chiave dei negoziati.

  1. 4. Chi pagherà per i tagli delle emissioni di CO2?

Ecco la seconda questione difficile. Vista in prospettiva l’economia basata su basse emissioni di carbonio sarà più conveniente di quella basata sui combustibili fossili e rappresenterà un fantastico investimento. Ma di tempo non ce n’è abbastanza e bisogna fare presto. Tutti concordano sul fatto che le nazioni più povere abbiano urgentemente bisogno di aiuto. Gli abitanti di luoghi come Sudan o Bangladesh non contribuiscono all’inquinamento atmosferico però hanno una pessima condotta in fatto di inondazioni e siccità. Le nazioni più ricche dovranno pagare miliardi a cominciare da adesso e già qualcuno lo chiama “risarcimento per i danni al clima della Terra”. Costerà molto anche costruire le infrastrutture che permetteranno di fermare le emissioni di carbone. Per le economie emergenti, come quella indiana, l’ideale sarà saltare la fase del carbone e passare direttamente alla fase delle energie rinnovabili. Anche in questo caso le nazioni ricche saranno tenute a pagare il conto. Gordon Brown e l’Unione Europea hanno suggerito 100 miliardi di euro l’anno tra il 2013 e il 2020 per aiutare i paesi più poveri a combattere il cambiamento climatico.

  1. 5. Fermare la deforestazione è un modo per bloccare le emissioni di CO2?

Circa il 40% delle emissioni di carbonio legate ad attività umane viene dall’abbattimento delle foreste. Fermare la deforestazione è, in linea di principio, semplice e poco costoso, basta infatti  smettere di tagliare gli alberi. Ma poiché c’è gente pagata per tagliarli, il problema diventa complesso. Chi possiede veramente gli alberi? Sarebbero stati abbattuti in ogni caso? E come si può verificare cosa accade in realtà? Trovare una soluzione a questi problemi è una delle speranze più forti del vertice.

  1. 6. Cosa dobbiamo aspettarci dal summit di Copenhagen?

Durante i negoziati che si sono svolti a settembre a Barcellona non si è arrivati ad un accordo sull’entità dei finanziamenti per i paesi più a rischio né su quanto i paesi sviluppati debbano ridurre le emissioni. Di tutto ciò si parlerà a Copenhagen. Per il trionfo del summit sarebbe necessario un miracolo ma auguriamoci almeno di assistere ad un’incontro in cui tutte le parti si mettano in condizione di parlare e trovare un accordo. Un fallimento significherebbe buttare alle ortiche 20 anni di negoziati e soprattutto lasciare un mondo indifeso davanti ai danni del riscaldamento globale.

PER SAPERNE DI PIU’ visitare il sito clima di www.wwf.it

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