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Il Popolo della Libertà e i temi etici

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Pacs e testamento biologico: intervista ad Alfredo Mantovano e Chiara Moroni

Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni, promotore e sostenitore del comitato Scienza e Vita, cattolico, ex di Alleanza Nazionale, ha accettato  di confrontarsi per Ghigliottina.it in un’intervista “parallela” con Chiara Moroni, deputato del suo stesso schieramento di area liberal-socialista, ma spesso in controtendenza rispetto al PDL sui temi “etici”. Figlia del parlamentare socialista Sergio Moroni, che fu coinvolto nello scandalo di Tangentopoli e decise di suicidarsi, la Moroni è attualmente  in commissione bilancio.

Perché ogni volta che si parla di questioni etiche che attengono a scelte personali, come le unioni di fatto e il testamento biologico, il Parlamento, invece di legiferare, si trasforma in un campo di battaglia su cui si scontrano laici e cattolici dei rispettivi schieramenti, senza riuscire a trovare un accordo?

Mantovano: “Credo per la profonda frammentazione culturale che c’è in Italia. In ciascuno schieramento ci sono delle dominanze che determinano differenti linee di orientamento. Il Centrodestra è pro-life, il Centrosinistra mi pare non sia su questa linea. Il relativismo è anche questo, l’assenza di valori di riferimento in cui tutti si possano riconoscere. Questo dà origine agli scontri di cui parla lei.”

Moroni: “Il confronto è difficile. Il progresso, anche scientifico, ci pone degli interrogativi sempre più complessi su tematiche come il fine-vita o il riconoscimento delle unioni al di fuori del matrimonio. Sono questioni delicate sulle quali io stessa coltivo la cultura del dubbio. Credo che lo Stato debba legiferare il meno possibile e invadere il meno possibile la libera scelta delle persone, e che debba dare la possibilità alle persone di decidere per se stesse.

Nel resto d’Europa, però, le unioni di fatto già da tempo sono regolate da una legge: in Francia ci sono i Pacs, in Inghilterra Francia e Svizzera le Unioni Civili, in Spagna non solo sono riconosciute le unioni civili, ma una coppia di omosessuali può decidere di sposarsi. In Italia, invece, siamo passati dalla proposta suiDico” di Rosy Bindi e Barbara Pollastrini al progetto  dei “Didore”, presentato dai ministri Brunetta e Rotondi. Pensa che vedremo mai la discussione in aula?

Mantovano: “Penso che siano disegni di legge inutili. E’ meglio che il Parlamento si preoccupi prima di altri problemi. Se si analizza bene il diritto positivo, ci si rende conto che sono tantissime le posizioni individuali già tutelate dalla legge, quindi non legittimerei l’invenzione di un istituto a sé che verrebbe inevitabilmente individuato come una sorta di matrimonio alternativo, o di serie B. Poi, se esce fuori qualche lacuna, se qualche tutela resta fuori, si fa prima a riconoscere quello che è rimasto fuori”.

Moroni: “Sinceramente non lo so,  la discussione si rimanda ormai da troppo tempo. Il tema più delicato, comunque, è quello delle coppie omosessuali. Anche a loro bisogna garantire i diritti civili. Se lo si può fare anche attraverso contratti privati e non necessariamente per legge, va bene lo stesso. Credo semplicemente che i diritti vadano garantiti a tutti”.

Lo scorso maggio il  comune di Roma ha negato al Gay Pride l’accesso  a piazza S. Giovanni. La piazza  è di Dio o di Cesare?

Mantovano: “La piazza è del buon senso. Qui non si parla di discriminazione nei confronti degli omosessuali. Qui è in gioco il fatto che un certo modo di essere omo o transessuali viene ostentato in modo provocatorio e in genere ostile nei confronti dei sentimenti religiosi delle persone. Normalmente, poi, gli organizzatori del Gay Pride  individuano una ricorrenza religiosa e proprio in quella circostanza svolgono manifestazioni,con un evidente ed elevato tasso anticlericalismo. E’ successo durante il Giubileo a Roma e successivamente a Bari in occasione della festa di S. Nicola che è molto sentita da tutta la popolazione barese. Lo fanno per attirare l’attenzione e ottenere maggiore chiasso mediatico. La natura di queste scelte è in genere provocatoria e Alemanno ha fatto bene a non concedere la piazza.”

Moroni: “Io penso che le piazze siano di Cesare. Credo che le manifestazioni debbano essere garantite e che la concessione delle piazze  debba essere data in base a scelte di ordine pratico e non religioso”.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini sembra molto più laico e liberale di tanti esponenti del PdL. Secondo lei nel vostro elettorato quanti si sentono vicini al pensiero di Fini sui temi “sensibili”?

Mantovano: “Se si può dire che c’è una dominante pro-life e pro-famiglia nel PdL è proprio  perché tra gli elettori è ancora più consistente di quanto non lo sia tra noi. Diciamo che questa dominante – non per voler attribuire etichette politiche al Family Day – è più prossima a piazza S.Giovanni che non a Piazza Campo De’ Fiori”.

Moroni: “Il PdL è un grande partito che raccoglie circa il 40 per cento degli elettori italiani, è chiaro che al suo interno ci stanno posizioni e sensibilità diverse. Un grande partito deve saper rispondere a tutte le sensibilità di cui si compone”.

Quella di Fini, mettendo da parte gli ultimi scontri con il Presidente del Consiglio, è una strategia politica o un modo per rispondere a richieste diverse di rappresentanza di alcuni tra i vostri elettori?

Mantovano: “Io non sono abilitato a dare giudizi di questo genere. Ma mi pare ci sia una convinzione di fondo. Credo che la sua non sia una posizione strumentale.”

Moroni: “Credo proprio che non si tratti di calcolo politico. Ognuno di noi porta nella politica quello che è, la sua esperienza personale, culturale e di vita. E Fini, sì, risponde anche ad una parte di elettorato”.

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