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Il nuovo Vecchio Continente

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Decisioni, fatti e protagonisti del vertice che a Bruxelles ha ridisegnato le regole dell’Unione Europea

L’Eurozona ha deciso, l’unione fiscale s’ha da fare. Il Trattato mirato a svecchiare le politiche economiche del Vecchio Continente coinvolgerà 26 Paesi, lasciando sola al suo destino la Gran Bretagna, grande esclusa del vertice tenutosi a Bruxelles tra l’8 ed il 9 dicembre.

Già nella nottata del primo giorno di consultazioni, 23 Stati avevano sottoscritto un accordo salva-Euro da cui il primo ministro David Cameron si era tenuto fuori, rivendicando la sovranità politico-finanziaria anglosassone.

In realtà le tensioni tra il Premier inglese e Nicolas Sarkozy erano iniziate a farsi sentire già a poche ore dall’inizio del vertice, a seguito della richiesta di Cameron di ottenere un protocollo che esonerasse il Regno Unito da eventuali regolamenti sui servizi finanziari che il meeting avrebbe potuto partorire. Fin dal primo istante, Sarkozy aveva definito tali richieste “inaccettabili”, dato che molti dei problemi dell’Eurozona derivano proprio dalla carenza delle norme che il suo collega inglese avrebbe voluto rifuggire.

Nonostante lo strappo, Angela Merkel ha salutato con soddisfazione il raggiungimento dell’accordo: “Vent’anni dopo Maastricht facciamo un nuovo Trattato che eliminerà le debolezze del sistema diventando Trattato di stabilità per l’Euro”. La cancelliera tedesca ha, inoltre, auspicato una rapida messa in atto delle nuove regole fissate dal vertice che ora andremo ad illustrare nel dettaglio.

Punto primario è senza dubbio l’obbligo di pareggio di bilancio, norma secondo la quale il rapporto nazionale tra deficit e PIL non dovrà superare lo 0,5%. Viene così abbassata l’asticella dei 3 punti percentuali (con annesse deroghe in casi particolari) prevista dal Trattato di Maastricht. Questa direttiva dovrà altresì diventare parte integrante dell’impalcatura costituzionale dei singoli Paesi membri.

Potenziato il raggio d’azione della Commissione Europea. Essa svolgerà, infatti, il ruolo di supervisore rispetto gli Stati che dimostreranno incapacità nel raggiungimento del pareggio di bilancio. Tali economie saranno tenute a stabilire i propri piani di salvataggio in concertazione con la Commissione, la quale vigilerà sull’attuazione dei programmi ed avrà eventualmente il potere di sanzionare chiunque attui violazioni nei confronti dei parametri prefissati.

Altro fondamentale capitolo stilato durante la due giorni belga concerne l’instaurazione di politiche economiche condivise. In soldoni, attraverso tale omogeneizzazione, anche i Paesi periferici dell’Unione saranno tenuti ad adottare il modello economico vincente degli Stati membri del Nord Europa. Previste almeno due riunioni comuni l’anno per facilitare e garantire la messa in atto del progetto.

Il Fondo salva-Stati da provvisorio diviene permanente, grazie alla creazione dell’European Stability Mechanism, istituzione che dovrebbe venir alla luce nel luglio 2012. Per rimpinguare le casse del Fondo è già previsto lo stanziamento di 500 miliardi di Euro. Per procedere all’assegnazione dei finanziamenti d’emergenza non sarà più necessaria l’unanimità dei membri UE, basterà raggiungere la maggioranza dell’85% degli assensi, privando del diritto di veto gli Stati “minori”.

Stroncato invece il progetto che avrebbe visto rafforzato il ruolo della Banca Centrale Europea sul modello della Federal Reserve statunitense. La BCE non diverrà quindi possibile finanziatore per le economie in difficoltà. Per garantirlo, l’Unione Europea ha finanche pensato di concedere 200 miliardi al Fondo Monetario Internazionale, ente che potrebbe così divenire scialuppa di salvataggio per le Nazioni in affanno appartenenti al Vecchio Continente.

Per sveltire la fattiva attuazione del piano studiato, in un primo momento l’Europa pensa di puntare su accordi intergovernativi piuttosto che su un patto complessivo. La ratifica ufficiale dovrebbe, infatti, arrivare nel marzo 2012.

Herman van  Rompuy, presidente UE, ha così commentato il raggiungimento del patto che dovrebbe salvare da un destino avverso l’Eurozona: “Il nuovo trattato nascerà da un’ampia consultazione in Parlamento. Avremmo preferito una svolta a 27, ma non essendosi reso possibile abbiamo dovuto perseguire un’altra strada. La formula adottata ha certamente svantaggi, ma cercheremo di superarli”. Sulla falsa riga di van Rompuy, il commissario comunitario Barroso ha dichiarato che la scelta perseguita, pur non essendo la “soluzione perfetta”, ha comunque possibilità di “funzionare bene”.

Mentre le borse accolgono a suon di rialzi le decisioni di Bruxelles, anche l’Italia può tirare un sospiro di sollievo dopo il beneplacito europeo concesso durante il meeting alla neonata manovra di risanamento del governo tecnico.

Vanno così a profilarsi nuovi scenari, con una Gran Bretagna sempre più orientata verso un modello autarchico di thatcheriana memoria ed un Vecchio Continente rinnovato sotto il segno dell’unione fiscale “a due velocità” che, parola di Mario Monti, dovrebbe rendere più credibile l’intero sistema Euro.

(Fonte immagine:http://www.serracchiani.eu)

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