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Il “No Berlusconi day”

Il motto dell’iniziativa nata su facebook è: “In viola contro chi vìola”.

C’è una voce che vuole farsi sentire, che non riesce più ad essere soffocata, che ha bisogno di uscire alla luce del sole. E’ la voce di centinaia di ragazzi, uomini e donne che hanno scelto di partecipare al NO BERLUSCONI DAY. Il 5 dicembre a Piazza della Repubblica a Roma, alle ore 14.00, il “popolo del web” manifesterà per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri. Non saranno sventolate le bandiere dei partiti d’opposizione, ma spiccherà un solo colore, il viola, perché come recita il motto dell’iniziativa i partecipanti saranno “in viola contro chi vìola”. Il messaggio che si vuole portare a tutta l’Italia non ha carattere politico, piuttosto è una speranza di ritorno alla legalità, una richiesta di onestà e chiarezza da parte di chi governa questo Paese. L’idea da cui nasce la manifestazione è stata lanciata come una scommessa su Facebook, il social network di cui spesso sentiamo parlare in termini negativi, ma che offre  grandi possibilità di confronto, di dibattito quotidiano. Proprio per questo motivo, le adesioni si sono subito moltiplicate, includendo la partecipazione di Italia dei valori, Beppe Grillo, parte del Partito Democratico, giornalisti  e personaggi in primo piano della cultura e dello spettacolo. L’evento ha assunto dimensioni nazionali e internazionali: da Alessandria a Palermo, decine di piazze italiane ospiteranno un evento analogo, ma non solo, la solidarietà agli italiani sarà espressa anche nelle piazze di Londra, Budapest, Buenos Aires, San Francisco, Washington DC, solo per citarne alcune.

Molti affermano di non riuscire  a riconoscersi in alcun partito politico presente oggi in Parlamento e sono stanchi di attendere invano da anni provvedimenti  fantasma e prese di posizione nette da parte di opposizioni inesistenti. La centralità del popolo nello stato democratico è spesso sottovalutata e il governo emana leggi che nella sostanza sono formulate in modo tale da risolvere i problemi giudiziari di Silvio Berlusconi. Le così dette  leggi ad personam, i vari lodi bocciati e ripresentati puntualmente con un nome diverso, la necessità di fare luce sui rapporti di Berlusconi con il boss mafioso Mangano, con Totò Riina, con la loggia P2, con il suo stesso braccio destro Marcello Dell’Utri, già condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, sono alcune delle motivazioni principali per cui si richiedono le dimissioni del Presidente del Consiglio.

A questo si aggiunga anche il fatto che intorno al Cavaliere ruota una condizione di conflitto di interesse unica al mondo, un problema di cui si discute dal 1994, anno della discesa in campo nella politica di Berlusconi, e che neanche la sinistra quando era al potere è riuscita a risolvere. Solo nei paesi che hanno forme di governo di tipo non democratico è possibile trovare capi di stato o di governo che godono di una condizione di controllo sui mezzi d’informazione simile a quella di Berlusconi: le televisioni, i giornali, le riviste patinate, le case editrici, il paniere del mercato pubblicitario, l’educazione e l’intrattenimento. Dichiarare apertamente di godere e sfruttare secondo i propri interessi questo primato del controllo fuori da ogni definizione di democrazia, sarebbe meno utile di quanto lo è convincere buona parte degli italiani che questa è la libertà di un uomo che ha voluto realizzare i suoi sogni e che come tale va difesa.

Non stupiamoci se nella classifica sulla libertà d’informazione di “Reporter senza Frontiere” del 2009   l’Italia viene messa nella sezione “paesi semiliberi”, unico caso in Europa. La rete è il solo mezzo rimasto dove le voci fuori dal coro hanno spazio: in televisione troppe notizie vengono ammorbidite, censurate o addirittura stravolte in notiziari imbottiti di servizi su animali,cibi e gossip. I quotidiani sono costretti ad omettere e tagliare per paura di essere trascinati in tribunale con il rischio di dover pagare al Presidente milioni di euro che li porterebbero inevitabilmente sul lastrico costringendoli talvolta alla chiusura.

All’estero si guarda con attenzione particolare alla situazione italiana e spesso i giornali tentano di denunciare i fatti in un modo inconcepibile per il “sistema” italiano, ma Berlusconi parla di un complotto alle sue spalle, addirittura di dimensioni mondiali. Gli attacchi sferrati al Cavaliere sono ormai interni al suo stesso partito, dalle affermazioni spesso divergenti di Gianfranco Fini alla pressione esercitata dalla Lega Nord che rivendica a ogni buona occasione la sua fetta di torta. Ci sono italiani che non credono alle bugie, che sono stanchi di assistere passivi davanti al decadimento della nostra società, e di vedere idolatrato chi delinque sapendo di restare impunito. Si chiede solo ha chi ha la responsabilità di governare uno stato, sia di esso di destra o di sinistra, di essere esempio di umiltà per i cittadini e rispettoso delle leggi della nostra Costituzione.

Per saperne di più:

http://www.youtube.com/user/FedericaPezzoli video della conferenza stampa degli organizzatori

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