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Il futuro dei dipendenti Telecom

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La crisi morde, colpisce anche i grandi gruppi, e a pagare sono sempre i lavoratori.
Abbiamo incontrato un dipendente dell’azienda che, malgrado i 2,2 miliardi di utili del 2008, sta iniziando a tagliare personale:

“Sui nostri contratti c’è scritto che “ogni comunicazione, verso fonti esterne, non autorizzata e lesiva dell’immagine dell’azienda comporta un immediato allontanamento dalla stessa” e per questo preferisco non rivelarvi il mio nome.”

Può dirmi almeno lo stabilimento in cui lavora?
Posso dirle solo che è a Roma. Niente di più. Rischio di perdere il posto di lavoro.”

Negli ultimi tempi si parla di 470 lavoratori che rischiano il posto. Lavorano al servizio 1254, all’Ade (che si occupa dei reclami dei clienti e della distribuzione degli elenchi) e ai centralini. Ora pare ci sia stato un accordo fra la Telecom e i sindacati di settore – Cgil, Cisl e Uil –  per evitare i licenziamenti. Cosa vi hanno detto?
“Le parti si sono accordate per un contratto di solidarietà della durata di due anni, dal 1 settembre scorso all’agosto 2011, che prevede una riduzione dell’orario di lavoro del 47%. Il salario che perdiamo sarà coperto per l’80% dall’Inps. Mai tra il contributo dell’Inps e la riduzione dell’orario già decisa alla fine prenderemo per due anni solo il 60% della precedente retribuzione.  Poi si è parlato del rischio di chiusura per 22 sedi territoriali. Telecom Italia e sindacati si sono accordati per impiegare il personale in attività diverse per cinque di queste sedi, mentre per le altre si cercheranno altre collocazioni, al fine di evitare il trasferimento di circa trecento lavoratori.”

I dipendenti lamentano tuttavia che in altri servizi dell’azienda, come l’attivazione dell’Adsl e l’assistenza tecnica esterna, il personale sia sovraccarico di lavoro e costretto allo straordinario, e che per questo ci siano  tanti ritardi nell’attivazione dei servizi e nella riparazione dei guasti. E’ veramente così?
“I tecnici hanno sempre molto lavoro. Eravamo circa 120.000 addetti, siamo poi passati a 58.000. Ora per fortuna stanno riassumendo. Il problema non è il numero dei lavoratori. Il dramma è legato alle condizioni contrattuali che il lavoratore possiede. Le aziende in questo momento vogliono lavoratori giovani e precari, con costi bassissimi, anche se non preparati. Non importa se il servizio offerto ne risente. Chi lavora all’interno dell’azienda con le vecchie tutele sindacali è un peso. Metterlo in esubero significa aprire la strada ad un abbassamento dei costi considerevole. Prossimamente ci sarà un notevole trasferimento di servizi di centralino verso paesi a bassissima manodopera, come quelli dell’ Est europeo. Non sono i 470 stipendi in meno il problema principale, quanto il fatto che questa situazione sia poi applicata a tutta l’azienda. Si parla dovunque di alleggerimenti ed esternalizzazioni, anche con l’ausilio statale, ed a pagare alla fine.” saremo noi.”

Cosa sta facendo il management? Sta cercando di salvare il personale in esubero o lo sta abbandonando?
La volontà di Telecom è di procedere a un grosso taglio del personale e a rischio sono i dipendenti in posizioni professionali più modeste. Il sindacato è debole e non riesce ad opporsi ai manager che, come sanno ormai tutti, sono fra i più pagati d’Italia.”

In un’intervista al Sole 24 Ore di fine luglio, Antonio Migliardi, direttore risorse umane e organizzative, sostenne la natura strutturale e non congiunturale degli esuberi del settore, dovuta a un deficit di scolarità e professionalità degli addetti che ne impedirebbe la riconversione professionale.
“Ai manager e ai quadri saranno concessi aumenti “ad personam” e premi extracontrattuali e questi bonus saranno distribuiti anche ai responsabili delle Risorse Umane che seguono la questione. Prendono abbastanza soldi per capire che basterebbe organizzare corsi di aggiornamento professionale e fare in modo che i dipendenti oggi considerati impreparati possano tornare utili all’azienda , senza perdere il posto di lavoro”.

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