Il fair play che fa notizia in Italia
Ascoli, stadio Cino e Lillo Del Duca, è una freddo pomeriggio del 5 dicembre, la squadra di casa e la Reggina si affrontano in un match molto importante in chiave salvezza. Al 15’del primo tempo il reggino Valdez rimane a terra dolorante dopo un contrasto a centrocampo, il gioco, come vogliono le regole più elementari del fair play, dovrebbe essere fermato e la palla buttata fuori dal campo, ma i giocatori bianconeri proseguono l’azione e passano in vantaggio con Antonucci. Il gol irregolare provoca la furibonda reazione dei giocatori amaranto e ne nasce una rissa che il direttore di gara fatica a sedare.
E’ in questo frangente che dalla panchina il tecnico ascolano Giuseppe Pillon, rendendosi conto dell’irregolarità della rete, ordina ai suoi ragazzi di far pareggiare la squadra ospite, fatto che avviene subito dopo quando l’undici bianconero non contrasta in alcun modo la discesa del reggino Pagano che va a segnare indisturbato. La squadra di casa perde 3-1 e i tifosi se la prendono con il tecnico insultandolo e chiedendo le sue dimissioni.
Il gesto di Pillon è stato amplificato dagli organi di stampa e ha acceso un vero e proprio dibattito nei bar, nelle piazze, che ha attraversato i confini nazionali ed è addirittura arrivato sulla porta di Montecitorio. Il dilemma sul quale ci si interroga è se Pillon abbia fatto bene oppure no a far segnare la squadra avversaria.
Molti sono stati gli attestati di stima che sono arrivati nella sede della squadra marchigiana, soprattutto dall’ estero o da italiani residenti all’estero che si sono sentiti fieri di appartenere a un Paese che finalmente è salito alla ribalta delle cronache mondiali per un gesto positivo.
Due autorevoli giornali esteri come il “El Pais” e il “New York Times” hanno addirittura proposto alla FiFa l’assegnazione del Premio Fair Play al club del presidente Benigni. Grandi riconoscimenti di lealtà sportiva sono arrivati dall’Associazione Italiana Calciatori e allenatori che per bocca del presidente Ulivieri ha elogiato pubblicamente l’allenatore dell’Ascoli come un esempio da seguire per tutti i suoi colleghi di ogni serie e categoria. Reazioni sono arrivate anche dalla politica, di solito molto restia a commentare episodi che riguardano il mondo del calcio, per bocca del ministro della Difesa Ignazio La Russa che ha parlato del gesto di Pillon come un fatto che dovrebbe essere la normalità e che, invece, è stato visto come eroico, perché amplificato dai media e dai tifosi.
E’ proprio dai tifosi è arrivata a forse la pagina più triste dei commenti e delle considerazioni su questo atto. I supporters bianconeri che hanno duramente contestato Pillon e la squadra a fine partita sono il segnale di una lealtà sportiva che nel nostro paese è ancora ben lungi dall’essere la normalità, schiacciata dai grandi interessi economici che gravitano intorno al mondo del calcio e dalla stessa mentalità dei tifosi, spesso aizzati da radio e trasmissioni sportive, che considerano i tifosi e la squadra avversaria come dei nemici da sconfiggere e non da rispettare. Ecco perché gli episodi di lealtà sportiva in Italia ancora non sono la normalità, come invece lo sono in molti paesi europei, Inghilterra in primis. Emblematico è il caso del match tra Nottingham Forest e Leicester nel quale i giocatori ospiti hanno permesso di segnare alla squadra di casa per rimediare all’infortunio subito da un giocatore locale a centrocampo dal quale avevano tratto giovamento gli stessi ospiti che si erano portati in vantaggio.
Parlando di episodi di fair play oltremanica non si può non menzionare la celebre azione fermata da Paolo di Canio con la maglia del West Ham dopo aver visto il portiere dell’Everton a terra. Ci sono poi tantissimi piccoli episodi di sana lealtà sportiva non menzionati, perché sono normali e non fanno così notizia come in Italia. Il celebre caso del gol segnato di mano da De Rossi in un Roma-Messina, poi annullato per esplicita richiesta del romanista, è solo una goccia di fair play in uno sterminato oceano di furbizia. Si spera che il gesto di Pillon possa smuovere le coscienze e far considerare l’Italia non più il “paese dei furbi” , ma magari “il paese della correttezza”, anche se di episodi simili ne servirebbero tanti altri.
