Il “downgrade” del carrello
Con redditi bassi e consumi in calo, la spesa si fa al discount
Più austerity di così non si può: redditi minimi e risparmi praticamente a zero. Se le strette fiscali correggono sempre in peggio le previsioni sulla crescita del Pil 2012, la stretta ai consumi è talmente stretta da non farci respirare: si parla di un 4% in meno della ricchezza prodotta nel paese e la cura Monti nell’immediato potrà ben poco.
La recessione parte dai cassonetti: rispetto al 2011, durante le feste di Natale e Capodanno, abbiamo prodotto un -8,5% di immondizia e diminuito i rifiuti “pesanti”, elettrodomestici e apparecchi vari, che di solito si rottamano all’acquisto di quelli nuovi: la marcia indietro ha riguardato anche loro, con picchi di -8% per tv e monitor, tra gli oggetti più acquistati prima della conferma della crisi, probabilmente un modo per esorcizzare la paura e convincersi che gli agi acquisiti finora non erano cambiati.
Insomma, finché la crisi non passa, ci teniamo il frigo, aggiustiamo il vecchio forno e rinviamo gli acquisti di tv e computer a un futuro non ben specificato. La sensazione è di essere tornati indietro di almeno una quindicina d’anni, quando ancora ci veniva ancora insegnato ad aggiustare anziché “comprare-comprare-comprare”. Si consuma di meno, perciò si butta di meno.
È stato il momento in cui sono scesi i consumi alimentari a far scattare l’allarme povertà, anche se i nostri carrelli della spesa non sono vuoti: diversamente dal passato, questa non è la “fame da dopoguerra”, semmai l’aumento di povertà da noi va di pari passo con l’aumento dell’obesità. I prodotti alimentari scadenti costano molto meno dei loro analoghi di qualità. La spesa si fa nel discount, non più nella grande distribuzione, la cattiva alimentazione, di conseguenza, cresce esponenzialmente.
Particolarmente colpite dalla crisi del carrello sono le famiglie, i ceti medio-bassi, i precari, gli operai e i commercianti, costretti a tagliare sulle spese essenziali. Meno colpiti, soltanto nelle le spese accessorie e superflue, il ceto medio e le famiglie senza figli, mentre non hanno rinunciato a nulla gli studenti che vivono con i genitori e gli appartenenti alle fasce di reddito più alte.
In questo scenario Internet è assurto a strumento che offre la possibilità di trovare gli stessi prodotti disponibili offline ma a un prezzo inferiore. Il risparmio sulla rete per far fronte alla crisi risulta essere sia indiretto che diretto: internet, infatti, è soprattutto un mezzo utile per reperire informazioni che permettono di non sbagliare acquisto e consente la comparazione dei prezzi alla ricerca del più vantaggioso. Allo stesso tempo, rende possibile un risparmio diretto grazie a sconti e promozioni riservate all’acquisto online e alle aste.
(fonte immagine: http://www.piazzaffari.info)
