Il caso Forti (prima parte)
Prima di tutto chi è Chico Forti? Recentemente il caso di Chico Forti, insieme al caso Parlanti, è balzato agli onori delle cronache, in quanto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha fatto cenno a questi due questioni emblematiche in risposta alle accuse di giustizia sommaria rivolte alla giustizia italiana per il caso Amanda Knox, condannata in primo grado poche settimane fa a 26 anni di reclusione. Da dieci anni Chico Forti, nato e vissuto fino alla maturità a Trento, è detenuto in un carcere americano di massima sicurezza nelle paludi delle Everglades, condannato alla pena dell’ergastolo.
Raccontiamo brevemente la vicenda: Chico Forti, dopo gli studi dell’Isef, intraprese la carriera di windsurfer e diventò presto insegnate di funboard.
Durante gli anni da professionista si procurò oltre 40 fratture, effettuando (uno dei pochi atleti al mondo) la manovra suicida di windsurf chiamata “Killer loop”. Sul finire della carriera da professionista, l’atleta trentino partecipò a Telemike, soprendendo persino Mike Bongiorno per l’eccezionale memoria. Alla trasmissione televisiva vinse ottanta milioni di vecchie lire. Proprio con questa somma, potè iniziare una nuova attività professionale negli Stati Uniti: iniziò a produrre documentari sugli sport estremi, divenne regista e conduttore di una rubrica specializzata per l’emittente americana ESPN, interamente dedicata allo sport . Iniziò anche a disegnare tavole da surf, accessori e orologi sportivi, ottenendo i diritti di produzione. Sono gli anni d’oro dell’attività imprenditoriale di Forti, un periodo in cui accumulò notevoli ricchezze, che furono poi investite nella gestione di un ristorante di South Beach e nell’acquisto dei diritti di una casa cosmetica. Si trasferì a Williams Island con la nuova famiglia (la moglie, una modella statunitense, e tre bambini) e intraprese la strada dell’intermediatore immobiliare, con compravendita di appartamenti.
Proprio a Williams Island avvenne l’incontro che gli cambiò la vita con l’albergatore Anthony Pike e il faccendiere tedesco Thomas Knott. Riportiamo alcuni punti del memorandum di autodifesa di Chico Forti:
Anthony Pike era il proprietario dell’Hotel Pikes di Ibiza, famoso anche per gli ospiti del Jet-set internazionale, soprattutto negli anni Ottanta. L’albergatore, però, proprio come il suo hotel, viveva negli anni Novanta un periodo molto sfortunato: nel 1993 gli era stata diagnosticata l’AIDS e conseguentemente era stato sottoposto a tutela dei beni per demenza causata dall’AIDS. Successivamente, comunque, le sue condizioni erano migliorate e per questo era rientrato in possesso della gestione dell’Hotel, che nel frattempo aveva perduto la sua fama e necessitava di ristrutturazioni.
Thomas Knott era, invece, un faccendiere tedesco, spesso ospite dell’hotel Pike, ed aveva coinvolto negli anni Novanta Pike in una truffa a causa del quale l’albergatore aveva perso centinaia di migliaia di dollari. Venne arrestato per frode, ma l’amicizia con Pike continuò e proprio quest’ultimo gli procurò falsi documenti per stabilirsi a Miami, caso del destino, proprio nel medesimo condominio dove risiedeva Chico Forti con la sua famiglia.
Knott e Forti si conobbero, frequentando il medesimo campo di tennis. Naturalmente Forti era completamente all’oscuro dei precenti di Knott. Conoscendo l’attività di film-maker di Forti, Knott gli fece un’offerta imperdibile. Erano i mesi delle indagini sull’omicidio di Gianni Versace. Del reato fu accusato Andrew Cunanan, che venne ritrovato qualche mese più tardi morto suicida su una house-boat. Knott si propose di intermediare per l’acquisto della house-boat, conoscendone il proprietario, per poter consentire a Forti un documentario esclusivo. Forti acquistò, quindi, la proprietà e iniziò a girare, con l’aiuto di Knott, la docu-inchiesta “il Sorriso della Medusa” che fu poi trasmesso in Italia e Francia. Nel film veniva messa in dubbio la ricostruzione della polizia di Miami sia sul suicidio di Cunanan che sul suo coinvolgimento nella morte di Versace.
E proprio durante questa inchiesta Forti fece un altro incontro, rivelatosi con il senno di poi deleterio: incontrò il comandante della squadra investigativa, incaricata delle indagini Versace/Cunanan, Gary Schiaffo. Quest’ultimo aveva fornito un referto medico nel quale la morte di Cunanan veniva fatta risalire ben 48 ore prima rispetto all’ora dell’irruzione della polizia nella house-boat, momento in cui Cunanan si sarebbe sparato alla tempia. Schiaffo, sempre su lauto compenso, aveva promesso delle foto in cui il volto di Cunanan appariva intatto, escludendo la causa della morte ufficiale, ovvero il colpo alla tempia. Le foto non furono prodotte e quindi il compenso da parte di Forti al suo informatore Schiaffo saltò. Nel dicembre 1996 Knott ospitò a Miami Anthony Pike, con cui condivise stupefacenti e alcolici, utilizzando le carte di credito di Pike e cercando di incassare numerosi assegni dal conto dello stesso. Fu proprio Knott a presentare Forti a Pike. Quest’ultimo affascinò subito Forti con i suoi avventurosi racconti di vita e i due strinsero amicizia. Pike confessò a Forti che era sua intenzione vendere l’hotel di Ibiza ad un prezzo conveniente in quanto avrebbe voluto iniziare un’attività imprenditoriale a Miami. Ed è proprio Pike che informò Forti che Knott era un truffatore, forse simulando. Allorchè Forti pregò Pike di tenere fuori Knott dalla vendita dell’hotel e offrì all’albergatore di trasferirsi in uno dei suoi appartamenti, lasciando l’appartamneto di Knott. L’accordo fu concluso e depositato dal notaio: Forti acquistò una quota azionaria e si impegnò a risanare i debiti dell’hotel, mentre Pike mantenne un ruolo manageriale con salario effettivo più provvigione sui profitti. A questo punto l’albergatore avvertì l’italiano di esser preoccupato per uno dei suoi figli, Dale Pike, residente in Malesia, perché aveva dovuto lasciare questo Paese precipitosamente, trovandosi nei guai e riparando in Australia. Dale Pike si trovava bloccato senza denaro a Sidney in attesa di raggiungere il padre Anthony, anche se i rapporti fra i due non erano idilliaci. Dale rimase ben tre giorni in aeroporto, in attesa di un voucher da parte di Knott, che era amico anche di Pike figlio. Il voucher non arrivava e allora Anthony pregò Forti di pagare il biglietto del figlio, data la sua indisponibilità economica. Forti acconsentì e pagò il biglietto da Sidney al Marocco di Dale, finanziò inoltre l’acquisto di nuovi mobili marocchini per l’hotel e di nuovo il biglietto aereo per padre e figlio verso Miami. Un piccolo cambio di programma e Anthony Pike avvertì che sarebbe arrivato a Miami in seguito. Chiese, però, a Chico Forti di andar a prender il figlio all’aeroporto, anche se i due non si erano mai visti né avevano avuto altri contatti, salvo un biglietto di ringraziamento per il biglietto aereo, inviato da Dale a Forti. L’arrivo previsto di Dale Pike il 15 febbraio 1998 era alle 15. Nel frattempo l’italiano aveva ricevuto l’offerta da parte di Knott di recarsi lui stesso a prender Dale, essendo al corrente dell’arrivo di quest’ultimo. Naturalmente Forti rifiutò (conoscendo l’avversione di Pike padre verso il tedesco), anche se alle 20.00 avrebbe dovuto recarsi all’aeroporto di Fort Lauderdale, distante 30 minuti da quello di Miami. L’aereo di Pike figlio era notevolmente in ritardo e solo alle 18.30 i due si incontrarono. In auto poi Dale chiese di fare una fermata presso una stazione di servizio dove effettuò una telefonata, dopo la quale comunicò a Forti che aveva chiamato Knott e che avrebbe dovuto lasciarlo presso un ristorante di Virginia Key dove avrebbe incontrato degli amici di Knott.
Forti acconsentì e dopo aver lasciato Dale verso le 19.00 nel luogo richiesto si diresse in tutta fretta a prender il suocero. Dale si avvicinò ad una Lexus bianca che lo attendeva.
Nel tardo pomeriggio del 16 novembre un surfista trovò sulla spiaggia un corpo nudo senza vita. Il corpo era quello di Dale Pike ucciso con un colpo di pistola.
Fin qui i fatti ricordati nel memorandum di Chico Forti, nel prossimo articolo tratteremo della fase processuale delle polemiche politiche e del perché si possa azzardare l’ipotesi di giustizia sommaria.

[...] dell’edizione precedente di cui vi riportiamo il link (www.ghigliottina.it/new/il-caso-forti-prima-parte/) abbiamo descritto gli avvenimenti antecedenti il processo di Enrico Forti come riportati nel [...]