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Il 2009 secondo Vergassola

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La crisi economica diventa materia di satira di uno dei migliori comici italiani.

Il 2009, l’anno horribilis dell’economia mondiale, diventa, in Un annetto buono – ma neanche tanto (Salani, 2009), materia di satira di uno dei comici più divertenti, irriverenti e poliedrici del panorama italiano: Dario Vergassola. Un Luttazzi meno spietato e nichilista ma comunque un cavallo di razza in quel tipo di comicità spietata che ha radici più anglosassone (americane soprattutto) che italiane; ma anche un giullare di corte che, con mezze parole, doppi sensi, riferimenti allargati si diverte in un gioco costantemente autoironico e referenziale.

Come le cronache del passato questo libro diventa un vero e proprio resoconto dell’anno che abbiamo appena salutato: mese per mese e giorno per giorno si riportano alla luce eventi, fatti di cronaca, dibattiti politici, polemiche, parole dette e non dette di onorevoli e senatori (e dei maggiori rappresentati partitici). Il comico di La Spezia ce ne ha per tutti: la sinistra radicale umiliata alle elezioni (Bertinotti avvistato come un fantasma…), i mille dubbi del Partito Democratico, le polemiche tra Fini e Berlusconi, le notti brave di Palazzo Grazioli.

Ad essere stigmatizzato più che l’anno appena trascorso è più che altro l’ultimo quindicennio, una seconda repubblica che sa già di vecchio e che non è mai riuscita a dare i risultati sperati. La crisi dei partiti, risolta in alleanze spesso offensive del buon senso, la mancanza di personaggi carismatici – se non finti oratori ricoperti dalle vestigia opulente e illusioniste della televisione – , la sterzata moralleggiante di un paese che proprio nella mancanza di morale ha perso le sue fondamenta, ci portano ad una Italia allo sbando, incapace di guardare avanti e di capire a fondo le molteplici possibilità che la nuova globalizzazione potrebbe offrire.

Un’Italia imbarbarita dai reality, dalla televisione spazzatura, dal bisogno di apparire esce fuori, in un turbinio vertiginoso e inverosimile, come una ridicola macchietta di se stessa.

Fa ridere, e molto, Vergassola ma nei suoi climax ascendenti – spesso forzati ma sempre convincenti – più che ridicolizzare questo o quel personaggio (che siano Berlusconi, Franceschini, Casini, Di Pietro, Bertinotti poco importa) mette, consapevolmente o inconsapevolmente, alla berlina un elettorato intero. Ma soprattutto sembra voler affermare, con il riso certo, la necessità immediata di voltare pagina: e non c’è momento migliore di un decennio che fine e di un altro che inizia.

Dario Vergassola è nato a La Spezia nel 1957. Si distingue ben presto per le sue doti di improvvisatore, di affabulatore e per le sue battute folgoranti. Dal 1994 è attore di teatro, autore di libri e di programmi televisivi; partecipa a trasmissioni di grandissimo ascolto come Maurizio Costanzo Show, Mai dire gol, Quelli che il calcio, Zelig (dove diventano celebri le sue “Interviste alle gnocche”: conversazioni molto poco serie con Simona Ventura, Alessia Merz, Michelle Hunzinger, Elenoire Casalegno, Ambra Angiolini, Asia Argento, Martina Colombari, e molte altre). Dal 2004 conduce su Rai3 insieme a Serena Dandini il talk show di culto Parla con me, arrivato oggi alla quinta edizione.

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