I resti di un dittatore
Polemiche sulla sorte delle spoglie di Francisco Franco(di Maria Bonillo Vidal)
Sono passati ormai 36 anni dalla morte del dittatore spagnolo Francisco Franco, ma sembra che la ferita lasciata dal regime e della Guerra Civile spagnola non sia ancora chiusa. Franco è morto nel suo letto, dopo una lunga malattia e piú di 35 anni di terrore.
I suoi resti riposano nel Valle de los Caídos (Valle dei Caduti), un edificio monumentale costruito dai repubblicani che avevano perso la Guerra Civile nel 1939: molti di loro persero la vita, per poter erigere questa abazia madrilena.
Piú di 33 mila persone sono sepolte lí, insieme al dittatore, repubblicani e franchisti. Questo monumento era stato pensato come un cimitero per tutte le vittime della Guerra Civile, di entrambi gli schieramenti ideologici. Tuttavia, oggi è il palcoscenico per il tributo al caudillo iberico, reso ogni anno sulla sua tomba dai nostalgici del suo regime.
Il monumento è “luogo di culto e cimitero pubblico”, secondo la Legge di Memoria Storica del 2007, voluta dal governo socialista di Rodriguez Zapatero. Una commissione del governo uscente ha chiesto ora la traslazione dei resti di Franco dal Valle dei Caduti: non essendo morto durante la Guerra Civile, le sue spoglie non possono rimanere in un edificio costruito proprio come ultima dimora per chi ha perso la vita in quel tragico periodo della storia spagnola.
Le associazioni delle vittime del franchismo e quelle a salvaguardia della Memoria Storica chiedono di trasferire le ossa del dittatore fuori dal Valle de los Caídos. “Non è normale che il boia stia nello stesso posto che le sue vittime”, reclamano. Dello stesso parere è anche il presidente della Associazione per il Recupero della Memoria Storica, Emilio Silva, che aggiunge:“Il fatto che esista ancora questo monumento attenta i princìpi della democrazia”.
La polemica è servita. I media più conservatori sostengono che il monumento, essendo una basilica, appartiene alla Chiesa Cattolica. Perciò, non può essere competente lo Stato spagnolo a decidere su questo punto. I giornali e i media di destra difendono inoltre la posizione dei familiari di Francisco Franco, per i quali i resti del caudillo devono rimanere dove sono.
Ci sono ancora forti sentimenti contrapposti, radicati nella società spagnola. Solo il nome del dittatore provoca discussioni e il contesto odierno non aiuta. In Spagna ora c’è il governo uscente di Zapatero, che ha cercato fin dal primo giorno di difendere la memoria delle vittime del franchismo.
Di idee completamente diverse Mariano Rajoy, futuro presidente del Paese: in diverse occasioni ha detto che non vuole “rimuovere il passato” e creare “divisioni nel Paese”. Bisogna anche aggiungere che questo lavoro di “pulizia storica” costa circa di 13 milioni di euro.
Se e in che modo si sbloccherà questa situazione, dipenderà dalla volontà dei politici spagnoli. Al momento il resto della società spagnola, che lotta ogni giorno contro la crisi economica, non rimane impassibile di fronte a questa polemica. Chissà quando la più grande fossa comune dell’epoca franchista troverà la propria dignità. Forse la fine di questa ricerca è vicina, sia per questioni ideologiche che economiche.

