I custodi della memoria
Il successo delle nuove forme di comunicazione non ha intaccato la funzione dei libri.
Un libro non ci lascia mai, quello della nostra vita che scriviamo ogni giorno, quelli che raccolgono gli anni della nostra scuola, quelli che ci sono stati regalati, quelli che non apriamo quasi più, ma una cosa è certa la fedeltà del libro non viene mai meno, quando ne abbiamo bisogno questo scrigno pieno delle nostre idealità é sempre là per confortarci e per confermarci ancora una volta nelle nostre idee oggi sempre più intaccate dalla velocità e dal relativismo culturale.
La fruizione del libro cartaceo è uno degli atti comunicativi più antichi ed una delle forme di comunicazione più importanti, perché essi hanno attraversato i secoli, sono come messaggi lanciati tra le generazioni, distillati di conoscenza che frenano l’uomo dalla sua tendenza alla barbarie e alla perdita del raziocinio, essi sono colonne solide e multiformi che ci permettono di ritrovare mondi perduti ed epoche perdute la cui eco è però grazie ad essi ancor viva ed utilizzabile.
I libri sono come ponti tra i secoli e le stirpi degli uomini, tra generazioni diverse che riscrivono giorno per giorno il sapere, i libri sono mani strette tra popolo diversi che scambiano e compenetrano le proprie culture in modo che esse possano meglio convivere e crescere insieme nella pace e nell’armonia, quanto sono importanti oggi quindi è ben comprensibile, in un frangente multiculturale quale quello che andiamo vivendo, e che modifica le nostre cognizioni e la nostra Weltanschauung.
L’avvento della digitalizzazione ha rigenerato questa funzione del libro, malgrado molti ne temessero l’estinzione, il libro cartaceo ha rilanciato le sue carte e sono ancora gli e-book e i nuovi palmari readers ad arrancare, forse anche per i costi elevati che questi dispositivi di nuova generazione hanno.
Sicché la realtà del libro in Italia, malgrado il costo elevato dei volumi specie quelli scolastici, che si sta cercando di digitalizzare per togliere alle famiglie almeno il problema della ricerca e la corsa al libro ad inizio anno scolastico, è quella che appare dalle molte fiere più o meno grandi che si svolgono nel nostro paese, riservate a grandi o specificatamente a piccoli medi editori, che riscuotono ogni anno grande successo presso il pubblico.
Segno che gli editori sopratutto quelli minori malgrado le crisi reali o presunte, stanno seminando e investendo bene. E malgrado anche quel che se ne dica, e i dati sono impietosi, nel nostro paese c’e’ da sempre voglia di conoscenza, di storia, di scienza e divulgazione, e sopratutto comunicazione in tutte le sue forme.
La massa di libri oggi è molto consistente forse non si sono mai stampati tanti libri come oggi, ma nessuno di essi è superfluo ogni libro nel suo piccolo, nella sua nicchia di lettori alimenta un flusso comunicativo imprescindibile, che consegna alle persone esperienze di arricchimento e apertura. Non vi sono libri inutili o brutti ci sono modi di accogliere un libro qualunque tema esso contenga, un libro lo si può solo guardare perché da piacere una bella copertina o la rilegatura, o si può avere l’innato gusto per foderarlo, il libro resta un oggetto inseparabile dalla nostra vita, è la sua forma che ormai è nel nostro Dna e non lo si può immaginare diversamente.
Le pagine hanno le ali dell’aria, i profumi degli alberi, molti libri fanno bene all’ambiente e stimolano l’attività culturale di piccole comunità, sono strumenti di persuasione e divulgazione nonviolenti, sono persino forme d’arte. I libri vengono “addobbati” e tematizzati con varie applicazioni tanto da diventare cosiddetti “libri d’arte”.
Essi contengono lo spirito di molte nazioni, e danno all’uomo una sola patria, quella della conoscenza, e danno all’uomo un solo punto di incontro l’amore per la curiosità. Sono un monito perché non si cada nella sfiducia, perché forse è vero che “tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”, ma un libro è l’amico più grande e fedele che si possa avere. I libri, alcuni ci cercano, in alcuni cerchiamo le cose che parlano di noi per consolarci e riviverci di sogno, sono come una vita di scorta.
“I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro” dice Carlos Ruiz Zafón, ne “L’ombra del vento”. E ancora Citati: “Se vogliamo conoscere il senso dell’esistenza, dobbiamo aprire un libro: là in fondo, nell’angolo più oscuro del capitolo, c’è una frase scritta apposta per noi”. I migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo senza chiedere nulla. I libri alimentano la giovinezza e danno gioia alla vecchiaia, scriveva Cicerone.
“Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro”. Questo sono i libri per Machiavelli porte d’umanità e comunicazione d’uomini di tempi diversi, cosa che francamente tutti dovremmo riscoprire per lasciare indietro, noi figli della tecnologia, non i “vecchi” padri della nostra cultura, ma la materialità e la nostra paura della morte che ci rende ciechi ai panorami delle pagine.
