I colori dell’Ara Pacis
Un pannello digitale restituisce all’altare i suoi colori originali.Fino al 25 aprile prossimo sarà possibile visitare la video installazione I colori dell’Ara Pacis presso il Museo dell’Ara Pacis di Roma. Grazie a dei pannelli digitali che consentono di modificare e modulare i profili e i colori in tempo reale, i fronti che raffigurano Enea sacrificante ai Penati e il Lupercale sul fronte occidentale, i pannelli della Tellus e della Dea Roma sul fronte orientale e il grande fregio vegetale su entrambi i fronti, saranno restituiti ai loro colori originali.
Nonostante gli oltre 1000 anni di permanenza nel sottosuolo del Campo Marzio abbiano cancellato dal monumento dell’Ara Pacis ogni traccia visibile di colore, non sussistono dubbi sul fatto che in origine l’altare fosse variopinto. E’ ormai assodato infatti che l’utilizzo dei colori per i monumenti fosse abituale e inoltre, nel corso del 2008-09 è stato effettuato un ciclo di analisi chimiche e spettroscopiche, eseguite dai Laboratori Scientifici dei Musei Vaticani per conto della Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, che hanno provato l’esistenza di colore sull’altare e su alcuni suoi frammenti mai restaurati in quanto non reinseriti nella ricostruzione del 1938.
La scelta delle singole tinte per I colori dell’Ara Pacis è stata operata sulla base di confronti con la pittura romana, specialmente quella di epoca pompeiana, da studi condotti su monumenti più tardi ma influenzati dall’Ara Pacis e da ricerche cromatiche svolte sulle architetture e sulla scultura greco-romana.
Una particolare attenzione è stata dedicata allo studio del grande fregio vegetale, capolavoro assoluto dell’arte decorativa romana, sul quale la cattedra di Botanica dell’Università degli Studi Roma 3 ha condotto un dettagliato riconoscimento delle specie rappresentate, individuandone oltre 70. La colorazione è stata quindi impostata rispettando i colori naturali delle piante raffigurate.
Sull’ipotesi della colorazione originaria dell’Ara Pacis ha lavorato in questi anni un gruppo che si formò in occasione dell’allestimento del nuovo Museo progettato da Richard Meier. In particolare fu approntato un modello tridimensionale dell’altare, inserito nell’apparato didattico permanente, su cui è stata applicata una restituzione del colore realizzata in base a criteri filologici e storico-stilistici. Proprio da questo modello è nata l’idea di proiettare direttamente sulle superfici dell’altare raggi di luce colorata, in modo tale da far rivivere, senza rischio per la conservazione del monumento, l’effetto totale e realistico della colorazione originaria.
Anche in questo caso si è inteso mantenere un approccio critico, con l’obiettivo di restituire all’Ara Pacis, anche se in via ipotetica, l’aspetto originale. A questo spirito critico si conforma anche la scelta di proiettare sulle superfici non solo il colore delle parti pervenute, ma anche completare le parti perdute a fronte di ipotesi condivise e acquisizioni consolidate.
Per visitare lo spettacolo de I colori dell’Ara Pacis bisogna approfittare dell’apertura straordinaria del Museo il 23, 24 e 25 aprile dalle ore 20.00 alle ore 23.00 (ultimo ingresso alle ore 22.00). Il biglietto d’ingresso al Museo consentirà di visitare anche “Fabrizio De André. La mostra”.
Per informazioni: www.arapacis.it
