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I bimbi di nessuno

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L’assuefazione da sms: una nuova minaccia, un oblio che tutto distrugge e nulla cambia.Il 2010 con il terremoto di Haiti ha già registrato la sua calamità naturale, con morte e disperazione. Le fosse comuni, l’isola avvolta dalla polvere delle macerie, i sopravvissuti urlanti riversati  per le strade: sono immagini note. Ora resta la corsa contro il tempo per evitare che la già presente povertà inghiottisca del tutto un paese tra i più travagliati. I protagonisti di questa triste pagina sono, indiscutibilmente, i bambini: i veterani e le matricole dell’abbandono.

C’erano circa ventimila orfani nei quasi duecento orfanotrofi di Haiti prima della catastrofe e, dopo il sisma? Le diverse associazioni umanitarie, accorse sul posto, faticano a stabilirlo con certezza. Secondo l’Unicef, la metà della popolazione haitiana ha meno di 18 anni e, nel 2007, si contavano circa 380.000 orfani. Inevitabile il rischio di perderli nella criminalità organizzata, nel mercato delle adozioni illegali o nel traffico degli organi. A Port-au-Prince il pericolo coinvolge 3.000 bambini. Mossa da questi timori, l’emergenza è sempre più preoccupante.

Da tutto il mondo si sono moltiplicate le richieste di adozione. I governi si sono mobilitati per sveltire i processi già in atto. Le più importanti ONG, tra cui Unicef e Save the Children, e la stessa Commissione Europea frenano l’imprudenza. La situazione non ammette scorciatoie (nonostante la bontà dell’intento). Le norme internazionali (la Convenzione dell’Aja sottoscritta il 29 maggio 1993) si confermano fondamentali. Emergono disagi, persino, per le adozioni a distanza, a causa del rallentamento delle consuete attività (individuazione del bambino, invio foto, risposte dei bambini). In tali circostanze, è prioritario attendere il ristabilirsi della normalità per accertare l’effettivo stato di abbandono dei minori (le cui famiglie o parenti potrebbero essere solo temporaneamente dispersi). E’ unanime la preoccupazione per le forme improvvisate di adozioni e affidi fuori dal territorio nazionale.

La Commissione per le adozioni internazionali ha stanziato un milione di euro per un piano straordinario d’intervento, ha precisato il presidente, il sottosegretario Carlo Giovanardi. In Italia, da tempo, si ventilava la necessità di accelerare le procedure di adozione internazionale ostacolate dal colosso burocratico. Una famiglia multietnica nasce in sette mosse: si parte dalla semplice dichiarazione di disponibilità presso il Tribunale dei minori della propria regione sino alla convalida dell’adozione nei registri dello Stato civile. Il percorso è più lungo di quanto si pensi, inframmezzato da pile di documenti da presentare e indagini che accertano l’attendibilità della coppia, poi la ricerca (dopo un anno dal rilascio del decreto d’idoneità), i primi incontri, i momenti delicati della conoscenza e l’inizio definitivo di una nuova infanzia.

Il tempo medio dell’interminabile iter varia dai due ai quattro anni (con una spesa pari ai dieci/dodici mila euro), e i Paesi aperti all’adozione internazionale sono sempre più affollati. Intal senso si aspetta un forte cambiamento legislativo che sblocchi il lento meccanismo.

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